Il Presidente Buzek riceve il
Premio Internazionale Bonifacio VIII

Il Presidente del Parlamento Europeo, professor Jerzy Karol Buzek, ha ricevuto il 3 febbraio 2010, il Premio Internazionale Bonifacio VIII e la Delegazione dell'Accademia Bonifaciana presieduta dal Cavalier Sante De Angelis e formata da S.E. Monsignor Edward Nowak, Presidente del Comitato Scientifico, dal dottor Giovanni De Santis, dal dottor Valerio Antonetti e da Alessandro Del Proposto del Comitato Organizzativo del Premio. L'evento si è svolto presso l'ufficio del Presidente Buzek a Bruxelles, alla presenza della stampa e delle televisioni accreditate. Dopo i saluti di rito e la presentazione della delegazione, il Presidente De Angelis, ha tenuto il suo saluto ufficiale, che tra l'altro ha detto: "Onorevole Signor Presidente, essere ricevuti in questo luogo, e dal Suo massimo rappresentante é un grandissimo onore, non solo per l'Accademia Bonifaciana, ma per la Città di Anagni e per l'intera nazione Italiana... Questa visita al Parlamento Europeo, non farà altro che aumentare il nostro prestigio. Non posso non essere grato a Lei - ha continuato De Angelis - che, impossibilitato a venire in Italia a ritirare il "Bonifacio VIII" ha voluto fortemente questo incontro ufficiale e spero che la collaborazione tra la nostra Accademia e la Sua Persona, continui negli anni avvenire, anche e soprattutto attraverso iniziative culturali e sociali di spessore, che mettano in risalto le giovani generazioni e la memoria delle nostre tradizioni civili, culturali e religiose". Poi De Angelis, ha voluto rimarcare i forti e sinceri legami che legano Anagni, l'Accademia Bonifaciana e la terra d'origine dell'Onorevole Buzek, la Polonia, da tanti anni gemellata con la città di Gniezno ed il conferimento della cittadinanza onoraria il 31 agosto 1986, ad un suo grande connazionale, papa Giovanni Paolo II, che il 1° ottobre 2003, ricevette per primo il Premio Internazionale Bonifacio VIII, pregevole opera bronzea del maestro Egidio Ambrosetti, così come per altri eminenti personaggi della Polonia: Andrzej Maria Deskur, Zenon Grocholewski, Edward Nowak ed Hanna Suchocka. Anche il Presidente Buzek, ha voluto ringraziare gli ospiti italiani: "L'Accademia Bonifaciana - ha detto il Presidente del Parlamento Europeo - diffonde e valorizza l'insegnamento di Papa Bonifacio VIII, grazie al grande impegno profuso dal Presidente Cavalier De Angelis e dei suoi collaboratori ed espelta, inoltre, un'attività umanitaria e benefica in Italia e all'estero. La dimensione europea, il contributo al dialogo interculturale e l'impegno a diffondere la pace e salvaguardare la libertà, sono priorità essenziali anche della nostra Istituzione, quindi, sono ideali e legami che abbiamo in comune con l'Accademia Bonifaciana. Vi ringrazio della vostra presenza qui a Bruxelles e soprattutto per aver scelto me quale destinatario del Premio Internazionale Bonifacio VIII. Sono onorato di essere stato insignito dello stesso riconoscimento, che ha ricevuto, tra gli altri, l'amico Karol Wojtyla". Ricordiamo che il professor Buzek, è stato premier polacco dal 1997 al 2001, artefice dell'entrata della Polonia nella Nato e in Europa, i principali traguardi del suo governo furono tre riforme politiche ed economiche: i nuovi governi locali e la nuova suddivisione amministrativa della Polonia, la riforma delle pensioni e quella del sistema sanitario, poi nel 2004 fu eletto membro del Parlamento Europeo, senza aver mai stampato un manifesto elettorale, ma basando la propria elezione solo sulla popolarità del suo nome e sul contatto diretto con gli elettori, ricevendo il numero più elevato di voti in tutta la Polonia: 173.389. E’ il primo politico proveniente dal blocco dell'Europa centro-orientale a rivestire un incarico presidenziale a livello europeo. L'incontro di Bruxelles, si è concluso con lo scambio dei doni, preceduto dalla firma da parte di De Angelis e Nowak nel registro dei visitatori illustri in visita alla massima istituzione del Parlamento europeo. Il Presidente De Angelis, ha poi consegnato al Presidente Buzek, un dvd sulla città di Anagni, alcune riviste dell'Accademia Bonifaciana e la pergamena di motivazione del "Bonifacio VIII" mentre il rappresentante dell'Assise Europea, ha consegnato agli ospiti italiani il volume sul cinquantenario del Parlamento.
L'Ambasciatore Suchocka in visita ad Anagni,
ospite della Bonifaciana

L'Ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta, la signora Hanna Suchocka, a metà gennaio 2010 ha fatto visita ad Anagni, ospite del presidente dell'Accademia Bonifaciana Sante De Angelis. L'occasione della visita della nota Diplomatica, è stata quella di voler mostrare le bellezze della città ad un suo amico, professore dell'Università di Gniezno,venuto con i suoi due figli. La Suchocka, lo ricordiamo, proprio nell'ultima edizione del Bonifacio VIII, ha ricevuto il riconoscimento internazionale, mentre in quella del 2008, venne ad accompagnare con altri 17 colleghi, il Decano del Corpo Diplomatico Alejandro Emilio Valladeres Lanza, per lo stesso motivo e dopo un mese presenziò come relatrice alla presentazione del libro "Papa Wojtyla ad Anagni". "Ho ricevuto con grande piacere Sua Eccellenza l' Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede ad Anagni - ci ha detto il presidente De Angelis - che ha voluto mostrare ai suoi amici, la nostra città ed in particolare la cattedrale con la cripta ed il palazzo papale. In questa circostanza, ho consegnato all'Onorevole Suchocka, la lettera di nomina a membro del Comitato Scientifico del Premio Bonifacio VIII e lei ha accettato di buon grado questa collaborazione con la nostra Accademia". Ambasciatore dal 2001, è anche membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali in Vaticano, politica polacca, ha ricoperto la carica di Primo Ministro sotto la presidenza di Lech Walesa e quella di Ministro della Giustizia con il Governo Buzek. Fino ad ora, è stata l'unica donna ad avere ricoperto questo ruolo. E' specialista di Diritto Costituzionale ed è membro del Consiglio Mondiale delle donne leader, una rete internazionale di attuali ed ex donne presidente e primo ministro, la cui missione è di mobilitare le donne leader a più alto livello per l'azione collettivasu argomenti di importanza critica per le donne e per lo sviluppo sostenibile. "E' per me un grande onore - ha proseguito il presidente De Angelis - godere della sua stima e della sua amicizia, infatti, sono frequenti gli inviti anche da parte della Suchocka stessa a partecipare agli eventi che si svolgono nella sua Ambasciata. Averla come nostra accademica e come membro del Comitato Scientifico, presieduto dall'arcivescovo Edward Nowak, è davvero un privilegio". Oltre alle bellezze storiche di Anagni: la Cattedrale con la Cripta ed il Tesoro, il Palazzo Bonifacio sede dell'Accademia Bonifaciana, l'Ambasciatore, ha visitato anche la Sala della Ragione e la mostra d'arte delle Tarsie del maestro Turri. Un eccellente servizio d'ordine è stato effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Anagni, agli ordini del capitano Aldo Iorio, coadiuvato dal maresciallo Ugo Verrillo, mentre per la viabilità è stata gestita dalla Polizia Municipale con il tenente Giuseppe Fubelli ed il maresciallo Domenico Olevano. "Anagni è davvero una splendida città -ci ha dichiarato l'Ambasciatore polacco - sono grata all'amico De Angelis, per l'ospitalità e per avermi ionserita nel Comitato Scientifico del Premio Bonifacio. Quando posso torno sempre davvero volentieri a vedere le bellezze storiche della città che ha dato i natali a quattro papi... sono innamorata della Cripta, che a buon diritto è stata soprannominata la Sistina del medievo". La giornata si è conclusa con un pranzo alla presenza delle predette Autorità, a cui si è aggiunto il segretario vicario della Bonifaciana Luca Dell'Uomo ed il Tenente dei Carabinieri Marcello Savastano.
Cerimonia di chiusura della VII Edizione
Premio Internazionele Bonifacio
Anagni, 28 novembre 2009

"Il Premio Bonifacio VIII
intende promuovere una cultura della pace e del perdono"
Intervento di S.E. il Cardinale William Levada
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
in occasione del conferimento del
PREMIO BONIFACIO VIII
Anagni, 28 novembre 2009
Eccellenze, Autorità, Illustrissimi Signori e Signore,
Alcune settimane fa, insieme ai collaboratori della Congregazione per la Dottrina della Fede abbiamo visitato Anagni, non solo per interrompere una volta all’anno il ritmo delle giornate di lavoro, ma anche per conoscere da vicino la storia di questa città e quella di un suo figlio, il più famoso, Papa Bonifacio VIII, cui vita e pontificato sono strettamente legati a questo luogo. Oltre alla squisita accoglienza ricevuta, abbiamo visto una città e una diocesi fortemente segnate dalla storia di un grande Papa del Medioevo, nello specchio della grandezza e dei limiti di quel tempo. Tale visita è stata per me un preliminare all’atto solenne odierno durante il quale ho l’onore di ricevere il Premio Bonifacio VIII.
Saluto cordialmente il Vescovo di Anagni-Alatri, Sua Eccellenza Mons. Lorenzo Loppa, e i parroci della città. Rivolgo un saluto particolare di riconoscenza e stima al Presidente dell’ Accademia Bonifaciana, il Dott. Sante De Angelis, e a quanti compongono l’Accademia, uniti nel proposito di preservare l’eredità storica e culturale di Papa Bonifacio VIII. Saluto il Signor Sindaco di Anagni e le autorità civili e politiche che mi onorano con la loro presenza a questo atto. Il mio saluto cordiale si rivolge anche ai cittadini di Anagni e dei dintorni.
Il premio che si riferisce alla persona e al pontificato di Papa Bonifacio VIII non è solo una reminiscenza storica di un grande personaggio proveniente dalla vostra città, ma ricorda anche l’istituzione dell’Anno Santo che questo Pontefice, per la prima volta, proclamò nel 1300, disponendo un Anno Giubilare nella Chiesa. Il Premio Bonifacio VIII intende quindi promuovere, sulla scia dei valori del Grande Giubileo, una cultura della pace e del perdono.
Siamo tutti a conoscenza che la proclamazione del primo Anno Santo fu la risposta del Pontefice all’afflusso spontaneo di tanti pellegrini nella Città Eterna nel Natale del 1299. Istituendo l’Anno Santo che poi doveva essere celebrato ogni 100 anni, Bonifacio VIII si ispirò alla “Perdonanza” proclamata da suo predecessore Papa Celestino V nel 1294, nella Basilia aquilana di Collemaggio. In tutta l'Europa, percorsa da un bisogno di tregua e di pace, si andava spargendo la voce che a Roma si otteneva l'indulgenza plenaria.
Abbiamo anche noi visto l’afflusso enorme di pellegrini a Roma nell’Anno del Grande Giubileo 2000 – 700 anni dopo quel primo Anno Santo della storia. Papa Giovanni Paolo II invitò con insistenza a far pace con Dio, ad accogliere il dono del suo perdono. Abbiamo visto un Pontefice fare un gesto di “purificazione della memoria” durante l’Anno Giubilare chiedendo perdono per i peccati dei figli della Chiesa vissuti lungo i due millenni. Questo gesto nasceva dalla convinzione che solo la verità porterà alla pace. Questa relazione tra verità e pace fu sottolineata, infatti, sia da Papa Giovanni Paolo II, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1980, sia dall’attuale Pontefice Benedetto XVI, nel suo primo messaggio per la stessa circostanza nel 1° gennaio 2006 cui ha voluto dare il titolo “Nella verità, la pace”.
Egli scrive: “Il tema di riflessione di quest’anno – “Nella verità, la pace” – esprime la convinzione che, dove e quando l’uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace.” (Benedetto XVI, 1° gennaio 2006, n. 3)
Nella verità, la pace: Nella nostra società che si ispira in linea di principio al pluralismo, questa frase non viene facilmente accettata. La pace sì: Chi desidera fare la pace, è ben accetto. E a ragione, perché la pace è un bene preziosissimo. Ma oggi non è così evidente che la pace si raggiunga tramite il richiamo alla verità.
Non sarebbe più favorevole alla ricerca della pace di non pretendere la conoscenza di una verità oggettiva? C’è la paura che l’intento di cercare, individuare e formulare una verità oggettiva, valida per tutti e indipendentemente dalle loro convinzioni, porti con sé il pericolo imminente di servirsi di tale verità per soggiogare gli altri, per disciplinarli nel nome di un’“astratta” verità. Non era proprio la convinzione di “possedere” la verità che ha portato al disprezzo degli “altri” e perfino ai conflitti armati? Guerre di religione, purtroppo, non sono un affare del passato ma sembra che vedano nei nostri giorni un’infelice resurrezione.
Dobbiamo assentire sull’esistenza di un fanatismo religioso che minaccia la pace tra uomini e nazioni di diverse convinzioni. Giovanni Paolo II scrisse: “Pretendere di imporre ad altri con la violenza quella che si ritiene essere la verità, significa violare la dignità dell’essere umano e, in definitiva, fare oltraggio a Dio, di cui egli è immagine.” (Giovanni Paolo II, 1° gennaio 2002, n. 6)
Partendo dal rifiuto di un tale fanatismo aggressore, tanti rifiutano oggi ciò che si è solito chiamare “verità”. Il pluralismo - “dogma” contemporaneo - riconosce che ognuno possiede la “sua verità” e la libertà di vivere a modo suo. Sentiamo qui la lontana eco della famosa parabola dei tre anelli, sorta nel pieno illuminismo. L’uguaglianza del valore di ogni Credo che il Lessing chiedeva ai suoi contemporanei, la vediamo oggi considerata fino in fondo. “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, spiega il Santo Padre Benedetto XVI, viene spesso etichettata come fondamentalismo.” (Card. J. Ratzinger, Omelia nella S. Messa “pro eligendo Romano Pontefice”, 18.04.2005) La fede, si dice, deve essere per forza un affare privato perché ogni professione pubblica di fede è propensa a disturbare la pace tra gli uomini di diverso Credo.
Eccolo, il relativismo radicale di cui il Papa ci parla dall’inizio del suo pontificato. Su questo punto si gioca la sostanza della vita umana: “Il relativismo … appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.” (l.c.)
Ma se non esiste niente di definitivo, nessuna verità oggettiva, lo sconfitto sarà l’uomo stesso. Senza sistema di riferimento, senza ordine innato nella natura dell’uomo, tutto è uguale ma allo stesso tempo e nella stessa misura anche disponibile, discutibile, modificabile e, alla fine indifferente.
Qual’è allora la misura giusta per l’uomo, se non lo è il proprio io?
Torniamo alle affermazioni di Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace.
“…Occorre tener ben presente che la pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, ma va compresa come «il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore», un ordine «che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta».” (n. 3). La pace, quindi, si costruisce nel “conformare – nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore – la storia umana all’ordine divino.” E Papa Benedetto XVI aggiunge: “Sant’Agostino ha descritto la pace come «tranquillitas ordinis», la tranquillità dell’ordine, vale a dire quella situazione che permette, in definitiva, di rispettare e realizzare appieno la verità dell’uomo.” (n. 4)
Anche nella sua recente enciclica “Caritas in veritate”, Benedetto XVI conferma questa convinzione della Chiesa, scrivendo: “La costruzione della pace esige la costante tessitura di contatti diplomatici, di scambi economici e tecnologici, di incontri culturali, di accordi su progetti comuni, come anche l’assunzione di impegni condivisi per arginare le minacce di tipo bellico e scalzare alla radice le ricorrenti tentazioni terroristiche. Tuttavia, perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi, è necessario che si appoggino su valori radicati nella verità della vita.” (Caritas in veritate, n. 72) L’orientamento alla verità oggettiva serve da criterio di discernimento circa il contributo delle religioni e delle culture, dice il Papa in un altro contesto. “La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità.” (Caritas in veritate, n. 55)
Il riferimento alla verità non sopprime il dialogo con le culture ed altre religioni. Come da un filo rosso, il pontificato di Benedetto XVI è pervaso dalla preoccupazione di giustificare e favorire il dialogo tra la religione e la ragione, e ciò a nome della verità. Nella “Caritas in veritate”, il Santo Padre ribadisce: “La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede… A sua volta, la religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano.” (n. 56) In questo punto di convergenza si situa la costante ricerca della pace: “Nella verità, la pace.”
In questo grande contesto si deve vedere anche il contributo di quel Dicastero della Curia Romana che ho l’onore e l’onere di presiedere, servendo così il Romano Pontefice nel suo ministero Petrino di garante della verità della Fede. La fede in Gesù Cristo non rappresenta un sistema di affermazioni che non hanno niente a che fare con la realtà e le sorti dell’uomo. Perché, come proclamò il Concilio Vaticano II nella Costituzione Apostolica “Gaudium et spes”: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.” (GS, 22) In questa luce si capisce l’insistenza del Magistero della Chiesa nel denunciare logiche e pratiche contrarie alla verità dell’uomo.
Con le sue molteplici attività, la Congregazione per la Dottrina della Fede cerca di indicare di volta in volta quei metodi e contenuti di proposte teologiche non consone con la verità della fede e, quindi, non adeguate alle esigenze di annuncio e di comprensione del Vangelo per l’umanità del nostro tempo, incoraggiando allo stesso tempo gli aspetti originali e le tendenze teologiche innovative in armonia con la fede della Chiesa.
Accogliendo una plurisecolare tradizione, la Congregazione per la Dottrina della Fede svolge questo lavoro di discernimento, in campo sia dottrinale che disciplinare, mediante una ben ponderata procedura di consultazione e di dialogo con specialisti di tutto il mondo, esperti nei vari campi della filosofia, della teologia, del diritto e delle scienze umane. Il parere meditato degli esperti e dei consultori costituisce la base per gli orientamenti ufficiali, che vengono poi formulati dai Cardinali e Vescovi membri della Congregazione e avallati in ultima istanza dal Santo Padre. Tali decisioni, sempre sostenute dal loro essenziale riferimento alla verità evangelica, sono caratterizzate da un atteggiamento di prudenza, di rispetto e di comprensione nei confronti di persone e opinioni.
In tale modo la Congregazione per la Dottrina della Fede assolve a un triplice compito: promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e i costumi in tutto l'orbe cattolico; favorire gli studi volti a far crescere l'intelligenza della fede e a dare risposta ai nuovi problemi scaturiti dal progresso delle scienze o dall'evolversi della società; aiutare i Vescovi nell'esercizio del loro compito di maestri autentici della fede, tenuti a custodire e a favorire l'integrità della medesima fede.
“Nella verità, la pace.”
San Tommaso d’Aquino, nel suo commento all’opera di un Padre della Chiesa del VI secolo (Dionisio Areopagíta) afferma che uno dei nomi di Dio è “Pace” (cfr. De divinis nominibus, c. XI, n. 923). La pace quindi, non viene garantita escludendo Dio o ogni espressione di fede dalle nostre società. Creati “a sua immagine”, dobbiamo aprirci alla verità e, ricevendo la pace di Dio, dobbiamo farla crescere in noi e nelle nostre relazioni finché anche il nostro nome sia “pace”.
Cerimonia di apertura della VII Edizione
Premio Nazionale ed Internazionale Bonifacio VIII
Anagni, 25 ottobre 2009
Una grande, partecipata e suggestiva cerimonia inaugurale, quella organizzata dalla Accademia Bonifaciana per la VII edizione del Premio Nazionale ed Internazionale Bonifacio VIII, che si è svolta domenica 25 ottobre 2009 presso la splendida cornice di Palazzo Iacopo da Iseo, gremita in ogni ordine di posti. Ospite d’onore della serata il Cardinale Julian Herranz Casado, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi e Presidente della Commissione Disciplinare della Curia Romana. Presentata con la solita professionalità e simpatia dal prof. Gaetano D’Onofrio, la manifestazione è stata aperta dal saluto del Sindaco dottor Carlo Noto, a cui sono seguiti quelli del Presidente Vicario del Comitato Scientifico Col. Erminio Corbo e del Presidente dell’Accademia Bonifaciana Sante De Angelis. Molto attesa la “Lectio magistralis” del Porporato spagnolo dell’Opus Dei, Cardinale Herranz, pubblicata integralmente, tra l’altro, in anteprima dall’Osservatore Romano. L’Istituzione anagnina, ha accolto anche altre e ben note personalità Ecclesiastiche, Militari, Civili e Politiche che impegnandosi “per una cultura della Pace”, hanno ricevuto nei diversi campi il conferimento bonifaciano. Per il settore ecclesiale: il maestro e mons. Marco Frisina, notissimo compositore, Cappellano di Sua Santità, direttore dell'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, Maestro Direttore della Pontificia Cappella Musicale Lateranense; Mons. Sergio Maurizio Soldini, prelato d’Onore di Sua Santità, artista e promotore delle arti, Accademico Virtuoso Ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon. Per le Istituzioni: il Generale Luigi Francesco De Leverano, Vice Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa; il Generale Mario De Carlo, Capo del I Reparto della Direzione Generale del Personale Militare; il Gruppo Sportivo dell’Esercito Italiano con il Comandante Col. Paolo Pavano; il Col. Tommaso Petroni già Chief G4 Plans presso il “NATO Rapid Deployable Corps Spain” in Valencia (Spagna) ed attuale Comandante del 4° Reggimento di sostegno AVES “Scorpione” in Viterbo e l’Onorevole Giovanni Battista Giorni, Presidente dell’Astral. Per quanto concerne, invece, per i Premi Nazionale, si sono alternati a ritirare l’ormai ambita scultura del maestro Egidio Ambrosetti: per il sociale il prof. Antonio Lerario, che dal 1997 ha avviato l’associazione italiana Familiari e vittime della strada (oggi conta più di 180 sedi locali) per far diminuire la strage stradale, per sostegno psicologico, morale e materiale alle vittime e ai familiari delle vittime; il prof. Franco Pannuti, fondatore dell’Associazione Nazionale Tumori, promotore e direttore del “Progetto Eubiosia” per l’ospedalizzazione domiciliare gratuita dei sofferenti di tumore in fase avanzata ed avanzatissima in Italia ed in Albania. Ed ancora la Juonior Chamber Italiana alla presenza del Presidente Chiara Milani, il dottor Fabio Tortora, noto imprenditore, già Presidente dell’Italian Association of Credit Reference, a cui si sono aggiunti l’imprenditore Mario Pennacchia ed il Presidente Aci Achille Pagliuca Per le Istituzioni il Col. Gianfranco Fedele, Comandante dell’8 Reggimento Lancieri di Montebello, di stanza a Roma, il Cap. Aldo Iannaccone, del 7° Reggimento Alpini in Belluno, per le sue numerose attività umanitarie, il Maresciallo Bruno Iacobini, attuale Capo della sezione segreteria e personale del Comando Reparto Carabinieri della Presidenza della Repubblica. E per finire nel campo culturale il famoso pittore di via Margutta il Maestro Paolo Veneziani. Per la VII edizione del premio Bonifacio, che si concluderà il 28 novembre p.v., il Presidente della Repubblica sen. Giorgio Napolitano, ha inviato un suo messaggio ed una Targa in Argento. Anche i Patrocini, sono stati tutti riconfermati: il Parlamento Europeo – Ufficio per l’Italia, il Nato, il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, il Pontificio Consiglio della Cultura, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, la Regione Lazio, l’ Amministrazione Provinciale di Frosinone, la Prefettura di Frosinone, la diocesi di Anagni-Alatri, il Comune di Roma ed Comune di Anagni. Molto apprezzata la partecipazione del Gruppo Sbandieratori di Cori che ha reso gli onori iniziali ed ha annunciato l’evento con una sfilata per le vie cittadine, si è esibita, inoltre, la Corale di Tivoli con il maestro Alessio Salvati che ha diretto anche il concerto finale dell’Orchestra “Kysucka Cadca” della Repubblica di Slovacchia. Nel corso della serata sono stati conferiti, oltre ai premi Nazionali ed Internazionali Bonifacio VIII, il titolo di Accademico Bonifaciano Onorario ed Ordinario.
CRISI DELLA GIUSTIZIA O CRISI DELLA DEMOCRAZIA
(Lectio magistralis del Card. Julian Herranz
in occasione del Conferimento del Premio Internazionale Bonifacio VIII)
Ringrazio di cuore l’illustre Presidente dell’Accademia Bonifaciana, Dott. Sante De Angelis e tutti i Membri del Consiglio Direttivo e del Comitato Scientifico per l’immeritato conferimento che avete voluto fare alla mia persona del Premio Internazionale “Bonifacio VIII — Città di Anagni”. Questa mia gratitudine è motivata certamente dalla gentilezza e dalla benevolenza che così avete voluto dimostrarmi, ma anche perché — da ecclesiastico e da uomo di diritto — sono stato sempre interessato alla nobile figura del Pontefice Benedetto Cajetani, noto sì per aver celebrato il grande Giubileo del 1300, primo Anno Santo di conversione e di rinnovamento morale, ma notissimo anche nell’ambito dei rapporti tra Stato e Chiesa, tra ordine temporale e ordine spirituale, per la sua famosissima bolla Unam Sanctam del 18 novembre 1302.
Permettetemi che prenda spunto da questo atto di governo bonifaciano, che secondo il parere di molti storici segna l’apice della teologia politica medievale, per riferirmi ad un problema che in certo modo lambisce la teologia politica ed è molto attuale oggi in Italia e in altre Nazioni: la crisi della giustizia nell’ordinamento giuridico civile in rapporto all’ordine dei valori spirituali. Si tratta di una crisi che sembra stia avvenendo non solo a causa dei frequenti conflitti di competenza ed invasioni di campo tra i tre poteri legislativo, giudiziale ed esecutivo, ma anche e forse primariamente per il divorzio che si è instaurato progressivamente tra la morale e il diritto positivo, tra la etica e l’attività legislativa e conseguentemente giurisprudenziale ed esecutiva di governo.
Alla radice della crisi
Non c’è alcun dubbio che il fenomeno più positivo della moderna scienza giuridica e delle legislazioni democratiche — specie nelle Costituzioni elaborate dopo i regimi totalitari del secolo scorso — è stato lo sviluppo dottrinale e normativo sui diritti fondamentali dell’uomo, ciò che ha contribuito a mettere al centro della realtà giuridica il suo vero protagonista, che non è lo Stato ma la persona umana, con la sua inalienabile dignità e libertà. Questo progresso normativo — evidenziato nella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” del 1947 — ha rappresentato un notevole progresso giuridico, che peraltro si riallaccia alla grande tradizione del Diritto classico.
È un fatto paradossale però che, dalla seconda metà del secolo scorso, stia prevalendo nelle leggi ordinarie di non pochi ordinamenti civili il principio giuridico-positivo, frutto del relativismo morale, secondo cui in una società democratica la razionalità delle leggi dipenderebbe soltanto ed unicamente da quello che la maggioranza dei voti decida che venga stabilito, permesso o proibito. Siamo così di fronte a quella che è stata giustamente chiamata una deriva “totalitaria” della Democrazia. Sono sistemi democratici in cui –come ai tempi dell’assolutismo monarchico- si pretende di attribuire al Legislatore, cioè al “Popolo sovrano” rappresentato nei parlamenti, un potere illimitato, assoluto: una potestà capace sia di limitare i diritti innati ed inalienabili enunciati nella citata “Dichiarazione” dell’ONU, sia di inventarsi i cosiddetti “nuovi diritti”, propugnati da confuse ideologie libertarie. Si tratta di ideologie e di presunti diritti contrari al bene comune della società, che le leggi devono sempre tutelare, e — come nel caso della “ideologia del genere” che propugna una assoluta uguaglianza tra l’uomo e la donna — di teorie che negano la normale e differenziata realtà biologica e caratteriale della persona-uomo e della persona-donna, nonché il grande valore sociale ed educativo del matrimonio e della famiglia come istituzioni naturali.
A ragione, parlando al mondo accademico di una nazione appena uscita dalla dittatura comunista, avvertiva Giovanni Paolo II che «Il rischio dei regimi democratici è di risolversi in un sistema di regole non sufficientemente radicate in quei valori irrinunciabili, perché fondati sull’essenza dell’uomo, che debbono essere alla base di ogni convivenza, e che nessuna maggioranza può rinnegare senza provocare funeste conseguenze per l’uomo e per la società (...). Totalitarismi di opposto segno e democrazie malate hanno sconvolto la storia del nostro secolo». Purtroppo è un fatto che in ambedue i casi — totalitarismi del passato e democrazie ammalate del presente — la razionalità delle leggi non è stata più vincolata alla corrispondenza della norma con la natura umana, con la verità oggettiva sulla dignità dell’uomo, con i valori morali oggettivi e permanenti che invece il Diritto dovrebbe difendere e tutelare, per poter ordinare rettamente i comportamenti sociali, proteggere istituzioni basilari ed evitare il progressivo sviluppo di una società selvaggia.
Ma, illustri e cari amici, non possiamo avere una visione negativa o pessimista del futuro. È necessario reagire facendo ricorso alla ragione e alla fede. Direi che è l’ora delle intelligenze libere e serene, soprattutto nel campo della sociologia e dell’antropologia giuridica, oltre che della religione e della spiritualità.
È infatti un dato storico — basta leggere senza pregiudizi perfino il Contratto sociale di Rousseau — che la società democratica è nata da una filosofia sociale che, nonostante tutti i suoi limiti e debolezze, non metteva affatto in dubbio l’esistenza di una verità oggettiva sulla persona umana e di universali valori morali da rispettare. Democrazia era il modo di eleggere i governanti, di dettare leggi e di decidere — entro determinati limiti — i loro contenuti, di distinguere i tre poteri — legislativo, esecutivo e giudiziario — e garantirne l’ indipendenza, di controllare l’esercizio della funzione pubblica di governo ed assicurarne la legalità. Ma era fuori questione che questi parlamenti, questi governanti e questi giudici dovevano rispettare quel patrimonio di civiltà, di verità e di valori morali oggettivi, che era radicato o comunque si presumeva che doveva esserlo nelle coscienze dei cittadini, cristiani o non cristiani. Anzi, il Diritto, le leggi e conseguentemente la giurisprudenza e gli atti di governo avevano anche in questo un altissimo valore pedagogico per il popolo.
Purtroppo, le ideologie libertarie cui accennavamo prima, fondate sul relativismo morale, nel togliere alla democrazia il suo fondamento di principi e di valori oggettivi, hanno sfumato pericolosamente i limiti della razionalità e della legittimità delle leggi. Ciò ha indebolito profondamente l’ordinamento giuridico democratico di fronte alla tentazione di una libertà denaturalizzata: di una libertà, cioè, senza i limiti veramente liberatori della verità oggettiva sulla dignità e i diritti inalienabili dell’uomo e della donna.
La democrazia — disse Giovanni Paolo II — « non implica che tutto si possa votare, che il sistema giuridico dipenda soltanto dalla volontà della maggioranza e che non si possa pretendere la verità nella politica. Al contrario bisogna rifiutare con fermezza la tesi secondo la quale il relativismo e l’agnosticismo sarebbero la migliore base filosofica per una democrazia, visto che quest’ultima per funzionare esigerebbe da parte dei cittadini l’ammettere che sono incapaci di comprendere la verità (...) Una tale democrazia rischierebbe di trasformarsi nella peggiore delle tirannie ». E Benedetto XVI ha chiaramente denunciato nella recente enciclica Caritas in veritate: « Si assiste oggi a una pesante contraddizione. Mentre, per un verso, si rivendicano presunti diritti, di carattere arbitrario e voluttuario, con la pretesa di vederli riconosciuti e promossi dalle strutture pubbliche, per l'altro verso, vi sono diritti elementari e fondamentali disconosciuti e violati nei confronti di tanta parte dell'umanità ».
UN COMPITO URGENTE
Sono cosciente che a questo punto del nostro discorso qualcuno potrebbe obiettare, valutando le precedenti affermazioni in chiave moralista o clericale: ma non ci si accorge che parlando così si confondono pericolosamente la Morale e il Diritto? Non ci si accorge che il precetto morale si appella alla coscienza, mentre la norma giuridica riguarda invece i rapporti esterni, la condotta sociale dell’uomo? Non ci si accorge che in tutto questo ragionamento, oltre a detta commistione concettuale, traspare una certa nostalgia della cristianità medievale e del sistema politico giuridico dello Stato confessionale o teocratico, come propugnato sette secoli fa anche nella bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII?
Facciamo notare subito, a scanso di equivoci, un fatto solitamente tralasciato dai sostenitori dell’agnosticismo e del relativismo morale nel Diritto dello Stato aconfessionale: ad opporsi alla legislazione permissiva dell’aborto, alle leggi che liberalizzano la droga, che facilitano il dilagare della pornografia, che indeboliscono la famiglia come istituzione naturale, che permettono l’eutanasia, la manipolazione eugenetica dei geni e degli embrioni ed altri attentati contro la dignità dell’essere umano, non è soltanto il magistero della Chiesa Cattolica, ma lo sono anche le dichiarazioni più o meno formali di altre confessioni cristiane e di altre religioni (dall’Islam all’Ebraismo e non solo queste). Anzi vi si oppongono anche, apertamente oppure con timidezza per il timore di essere subito etichettati come di destra, non pochi rappresentanti di quella parte del mondo intellettuale che si dichiara religiosamente indifferente, ma culturalmente umanista. Agiscono così perché sanno benissimo che a opporsi a tali leggi amorali non è soltanto la ragione illuminata dalla fede, ma prima ancora quella che già i classici chiamavano la retta ragione, espressione del senso morale originale, capace di distinguere il bene del male, la verità dell’errore.
Dicano quel che dicano coloro che la negano, è pure un fatto che la legge nat urale — scolpita da Dio nel cuore degli uomini — è rimasta nei suoi principi sostanzialmente inalterata attraverso la storia, anzi è stata un fattore decisivo nello sviluppo civile dei popoli e delle culture. Questa legge — a cui ci si è appellati nei processi contro i crimini nazisti e contro i crimini nell’ex-Iugoslavia — non è stata inventata dal Cristianesimo né da nessun’altra religione. La Chiesa Cattolica si limita a ricordare che « nei suoi precetti principali essa è stata esposta nel Decalogo » e che costuisce « il fondamento necessario alla legge civile, la quale ad essa si riallaccia sia con una riflessione che trae le conseguenze dai principi della legge naturale, sia con aggiunte di natura positiva e giuridica ».
Comunque, non sembra consistente l’eventuale obiezione di commistione concettuale tra Morale e Diritto. Infatti, è vero che la Morale e il Diritto sono due scienze diverse, che riguardano l’uomo da prospettive e con finalità differenti. La Morale si occupa primariamente del perfezionamento della persona umana: riguarda cioè l’insieme delle esigenze emananti dalla struttura ontologica dell’uomo, in quanto essere creato e dotato di una particolare natura, dignità e finalità. Il Diritto, invece, si occupa primariamente dell’ordine sociale: riguarda cioè l’insieme di strutture che ordinano la comunità civile,la società. Ma se il fatto più rilevante e positivo del progresso della scienza del Diritto dopo le catastrofi socio-politiche del secolo XX è stato proprio quello di mettere al centro della realtà giuridica il suo vero protagonista, la persona, fondamento e fine della società, è ovvio che il Diritto di una sana democrazia deve tenere conto di quale sia la struttura ontologica della persona umana: la sua natura di essere non soltanto animale e istintivo ma intelligente, libero e con una dimensione trascendente e religiosa dello spirito che non può essere ignorata, né mortificata. Altrimenti il Diritto — anche se lo si volesse chiamare progressista — sarebbe antinaturale, essenzialmente immorale, strumento di un ordinamento sociale totalitario, nonostante lo si voglia chiamare democratico. Qui non c’è spazio — in pura onestà scientifica — per il relativismo etico (negare cioè l’esistenza di una verità oggettiva, metafisica ma anche biologica sull’uomo), come non c’è spazio (se si vuole evitare l’abbrutimento della società) per difendere la legittimità di un Diritto positivo divorziato dalla Morale.
Noi, cittadini del Terzo Millennio, ci domandiamo oggi qui, nella patria di Bonifacio VIII, il grande e sofferto Pontefice della riconciliazione e della pace: che cosa fare per evitare questo suicidio giuridico — concetto simile a quello dell’aborto legale — della democrazia? È ovvio che questa domanda riguarda non soltanto i politici o i giudici, ma anche i sociologi, gli antropologi, i filosofi del diritto, anzi tutte quelle intelligenze libere e oneste che guardano non senza inquietudine il futuro dell’umanità.
Penso che la risposta non può essere che questa: bisogna recuperare l’autentico concetto di libertà personale, che non può essere separato dalla verità oggettiva (non soggettiva e relativistica) sulla persona umana; bisogna riallacciare la giustizia alla verità: alla verità sull’uomo e sulla donna; alla verità sull’inizio ed il valore della vita umana; alla verità sull’unico e possibile concetto di tolleranza e di ordine; alla verità infine sullo stesso concetto di legge, che deve sempre tutelare il bene comune della società e non “presunti diritti” personali o di gruppo di “carattere arbitrario o voluttuario”. In una parola, alla verità sulla indisponibile dignità della persona umana e sui diritti fondamentali e istituzioni naturali che da questa dignità scaturiscono, che sono preesistenti al concetto stesso di democrazia e precedono la logica di qualsiasi ordinamento giuridico positivo e di qualsiasi potere politico costituito.
Illustrissimi e cari amici: riflettendo su tutto ciò, mi permetterei di dire che l’interesse di questo Premio che benevolmente mi avete voluto conferire, come pure dell’intera attività della vostra benemerita Accademia Bonifaciana, non è soltanto di ordine sociologico e culturale — e questo è già molto! —, ma ha anche una particolare dimensione spirituale. Anzi, per noi cristiani, offre una grande possibilità di incisività intellettuale e dottrinale nella nuova Evangelizzazione di cui il mondo — più ancora di sette secoli fa — ha tanto bisogno.
Perciò, non posso che concludere ringraziandovi nuovamente e chiedendo al Signore che benedica generosamente il vostro prezioso impegno culturale e il vostro lavoro.
Anagni, 25 ottobre 2009
Card. Julián Herranz
PER UNA CULTURA DELLA PACE

La nascita dell’Associazione Culturale Onlus denominata “Accademia Bonifaciana”, che ha sede presso il Palazzo Papale di Bonifacio VIII, per gentile concessione della Congregazione delle Suore Cistercensi della Carità, che in quella sede hanno la Casa Generalizia ed il Premio Nazionale ed Internazionale “Bonifacio VIII” coincidono con il settecentesimo anniversario del famoso episodio, passato alla storia, come “Lo schiaffo di Anagni”, (7 settembre 1303) aventi come protagonisti il Pontefice anagnino Bonifacio VIII, ideatore del Primo Anno Santo della storia della Chiesa (1300) e della morte dello stesso Papa (11ottobre 1303).
Gli eventi del lontano 1303, dallo “schiaffo di Anagni” alla morte del Pontefice Anagnino verificatasi l’11 ottobre di quell’anno, sono divenuti l’occasione a distanza di sette secoli, per realizzare un progetto unico nel suo genere.
Il Premio Bonifacio VIII, ha come scopo fondamentale quello di promuovere i valori della pace e della convivenza tra i popoli, secondo l’esempio della perdonanza bonifaciana e in considerazione del fatto che Papa Bonifacio VIII ha donato all’umanità, con il primo Giubileo del 1300, un’occasione straordinaria di riflessione spirituale e di conciliazione.
È su questi fondamenti che l’Accademia, fondata e presieduta dal Cav Dott. Sante De Angelis, Postulatore delle Cause dei Santi in Vaticano e Giornalista nativo e residente ad Anagni, cuore della Ciociaria, ha ritenuto importante riconoscere e premiare l’impegno ed il valore assoluto di quelle figure che hanno tracciato la storia dei nostri tempi.
Il premio assegnato nel 2003 al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, di felice memoria, in qualità di artefice ed araldo della pace nel mondo, ne è un altissimo esempio. Come auspicato dal Santo Padre, in occasione della consegna del Premio, l’obiettivo dell’Accademia Bonifaciana è quello di: “contribuire con ogni utile iniziativa alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno, nella promozione degli autentici valori umani e cristiani, affinché il “Bonifacio” diventi il segno nel mondo di una vera cultura della pace ed un momento insostituibile e di grande prestigio di promozione del nostro territorio”. “L’Accademia, ha ideato questo Premio unico nel suo genere - ci ha spiegato il Presidente De Angelis - perché tiene in considerazione la perdonanza bonifaciana e l’attuale periodo che stiamo vivendo, dove la Pace in alcuni punti del mondo è ancora un’utopia. Per questo ci sentiamo di dare rilievo e valore ad una cultura che sia sempre rivolta alla Pace, tanto è vero che il 1° ottobre 2003, il primo riconoscimento fu consegnato, dal sottoscritto, accompagnato dall’Autore della scultura, il maestro Egidio Ambrosetti, sopra tutti al nostro Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, artefice e araldo della Pace nel mondo, nonché tra l’altro, cittadino Onorario di Anagni dal 31 agosto 1986”.
L’ Istituzione Bonifaciana - Onlus, opera in due settori specifici: cultura e spiritualità, è nata per diffondere e valorizzare l’insegnamento di Papa Bonifacio VIII, l’Accademia non persegue fini di lucro e si propone con i seguenti scopi: promuovere la conservazione, la valorizzazione e il recupero dei beni religiosi, culturali, architettonici, artistici, storici della Città di Anagni e istituire annualmente il Premio Internazionale Bonifacio VIII, – Anagni, da consegnarsi a personaggi autorevoli nazionali ed internazionali, che si siano distinti nei loro rispettivi campi per professionalità, impegno e promozione della dignità della persona umana.
Da ricordare, inoltre, che è impegnata in numerose attività con scopi prettamente sociali tra cui le adozioni complete e scolastiche a distanza ed organizza corsi di aggiornamento per laici impegnati, dibattiti su temi di “vita”: la famiglia, la salute, la situazione internazionale, la solidarietà, lo sport, ecc; l’Accademia, cura anche l’edizione della rivista “Il Bonifacio”, il mensile che si propone di far conoscere a tutti la personalità e la spiritualità di Papa Bonifacio VIII, nonché le varie iniziative che nel corso dell’anno vengono realizzate. La Bonifaciana, espleta anche un’attività umanitaria e benefica in Italia e all’Estero e collabora per il reperimento dei medicinali con la Missione Multinazionale Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) presenti in Libano.
Tutte le manifestazioni indette dall’Accademia Bonifaciana ed in particolare la cerimonia del Conferimento del “Bonifacio”, hanno goduto sempre dei Patrocini delle più alte Istituzioni: Targa in Argento conferita dal Presidente della Repubblica, Parlamento Europeo – Ufficio per l’Italia, Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, Pontificio Consiglio della Cultura, Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Pontificio Consiglio della Giustizia e la Pace, Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, Pontificia Accademia per la Vita, Congregazione per l’Educazione Cattolica, Congregazione delle Cause dei Santi, Archivio e Biblioteca Apostolica Vaticana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Lazio, Consiglio Regionale del Lazio, Prefettura di Frosinone, Amministrazione Provinciale di Frosinone, Azienda Provinciale del Turismo di Frosinone, Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Frosinone, XII Comunità Montana “Monti Ernici”, Comune di Anagni e di Fiuggi. L’attuale Comitato Scientifico è presieduto da S. Em. il Card. Paul Poupard, il Segretario dell’Accademia Bonifaciana e del Premio è il sig. Mauro Camicia, il Presiedente Onorario è S.E. mons. Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni-Alatri, Consulente Morale ed Ecclesiastico Mons. Valentino Miserachs Grau, Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, il Presidente della Giuria è don Santino Spartà ed il Direttore Artistico è il prof. Cesare Marinacci, Autore tra l’altro dell’Inno dell’Accademia “Fede Scienza e Virtù”, ispirato ad alcuni versi del poeta Giuseppe Cerasaro. 
Tra gli insigniti delle Edizioni precedenti, (oltre al grande Papa Giovanni Paolo II, già citato) celebrate a Fiuggi e ad Anagni hanno visto alternarsi a ritirare il premio Eminenti personaggi della Chiesa, tra cui possiamo ricordare gli Eminentissimi Cardinali Josè Saraiva Martins, Jorge Mejia, Andrzej Maria Deskur, Jean-Louis Tauran, Zenon Grocholewski, Renato Raffaele Martino, Javier Lozano Barragan, Paul Poupard, Achille Silvestrini, Jorge Medina Estevez, Crescenzio Sepe, Angelo Comastri, Angelo Scola, Walter Kasper, Ersilio Tonini, Giovanni Lajolo, l’Esarca don Pierino Gelmini, i presuli Mons. Elio Sgreccia, Luigi Belloli, Lino Fumagalli, John Magee, fra John Corriveau; della società civile, politica, militare e scientifica (tra cui i Presidenti emeriti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini ed il Senatore Giulio Andreotti, il Senatore Nicola Mancino, l’Europarlamentare On. Antonio Tajani, l’On. Irene Pivetti, l’On. Gianni Letta, il Senatore Mario Baccini, l’Ambasciatore Micheal Tabung Kima, il dott. Guido Bertolaso, il dott. Giovanni Micali, l’astronauta Umberto Guidoni, il Gen. Div. Giovanni Marizza, l’Ammiraglio Guido Venturosi, il Comando Onu Unifil, il Gen. Div. Claudio Graziano), della cultura (l’Università La Sapienza di Roma, l’Università Regina Apostolorum ed Europea di Roma, il prof. dott. Renato Guarini, il dott. Paolo Gambescia, ecc…), dello spettacolo e così via. Privilegio assoluto dell’Accademia è la concessione annuale per l’esposizione speciale della Bulla Indulgentiarum di Bonifacio VIII ed il Corteo Storico che ne evoca le complicazioni civili e religiose, che sono ormai l’atteso appuntamento per la popolazione anagnina e non solo. Il Presidente Sante De Angelis, così presenta l’iniziativa: “L’esposizione della Bulla ed il Corteo storico servono per rivivere eventi lontani da rapportare al nostro presente perché siano vivi ed operanti quei valori di concordia, di pace e di affiato umano e religiosi insiti nel prezioso documento che, per antica convenzione, è conservato nell’Archivio della Diocesi dei Marsi e che costituisce una delle sincrone concessioni papali del I Giubileo esistente nell’area della cattolicità. Per gentile concessione dell’Eccellentissimo Vescovo della Diocesi di Avezzano mons. Pietro Santoro e delle Autorità Religiose e Civili del Comune di Cerchio, questo documento storico, potrà essere ammirato ogni anno nella Città dei Papi, luogo natale di Papa Bonifacio VIII. La corale partecipazione alla rievocazione di un evento eccezionale e particolarmente significativo, è l’occasione per prendere coscienza della condizione dell’uomo del nostro tempo e per correlare il diffuso sentimento di pace, di tolleranza, di armonia tra nazioni e popoli, al messaggio della reciproca comprensione e della indulgenza che la Bulla di Bonifacio VIII indicava con alta solennità”. Con il Conferimento del “Bonifacio VIII” e con tutte le altre iniziative connesse, l’Accademia Bonifaciana, continua con l’impegno culturale e sociale che da sempre la contraddistingue, pur tra le difficoltà che incontrano le attività di questo tipo nel panorama odierno e persegue costantemente l´idea che attraverso l´arte e la cultura il sentimento estetico si trasformi in coscienza etica ed in definitiva che il promuovere la cultura, nelle sue forme più alte e riconosciute, si trasformi sempre in un contributo alla crescita civile. Grazie a questi eventi, Anagni si propone di volta in volta come centro di pace e si riscopre città animata dalla voglia di rappresentare con orgoglio la propria storia, forte di un presente ricco di significato culturale.

Sante De Angelis’ greeting, Anagni’ Boniface’Academy’s President
The idea of founding Boniface Academy in Anagni, as a fulcrum of interest for spreading and cultural development, rises and nourishes in my mind since 1995, when I illustrated this project to master Tommaso Gismondi, lamented by the town for his sad disappearence. At the time, as I was his ceremonialist and a print employed and as I nourished a very deep respect toward the master, I purposed of asking him some advices about my cultural project, obtaining so successfully a deep incitation to continue with this purpose, with no hesitation or delay. The spur and the strenght transmitted by Gismondi, the famous master, have guided me for all of these years to the various attempts generally met during the achievement of the project, up to fight for its actual putting in action. Being obstructed again and again in the achievement of the same, he has fought so hardly in order that the project already suggested in different occasions to local institutions, may become an actuality rather suggestible for for our townsmen, eager for new spaces where they can compare one each other in cultural terms. Prompted by a large attention I may define rather “scrupulous” towards our territory, either local or national, showing variegated representative shapes of the culture in general, since at once I realized how culture’s improvement into the same necessarily must be characterized of a wide programme aiming at the convergence among several interactions of different cultural impulses and of famous characters capable to offer a direct witness of one’s own engagement in social field, by urging people on an active mobilization in the participation of cultural initiatives provided with the revalorization of important evalues for the entire modern civilization. Several years are passed and my interest for such project’s widely increased, passion for art and culture haven’t abandoned me in the incessant research of a support to achieve it. I consider it necessary to thank master Egidio Ambrosetti and diocesan bishop, Lorenzo Loppa, for the help they have lent in this enterprise. With reference to “Boniface VIII’s Award”, the decision which’s been engaged in dedicating inside the Academy a prestigious Award, connected with Anagni’Supreme Pontiff’s name, rises from the exigence of remembering him as the important author of the First Holy Year of Church’s history in 1303. The occasion to officialize the Award has been that one related to seven hundredth anniversary of the famous episode, considered as the historic “Anagni’s slap”. The activities embarked on the Academy almost aim to promote artistic and cultural value of our earth, by assuming a worthy importance to the only establishment of its own patronizing bodies: among the most representative it’s possible to remember the President of the Republic Carlo Azeglio Ciampi, European Parliament, Ministers’Council’s Premiership, the Senate of the Republic, the Chamber of Deputies and Lazio’s Region. Boniface’s Academy has invented this Award as unique in its kind, as it takes into account Boniface forgiveness and the present period we’re living where, in some points of the world, peace still seems to be an utopia. For this reason with the followers members of the Academy we feel up to giving emphasis and value to a culture capable to turn ever to Peace. In virtue of these values, on the 10th of October, 2003, Boniface’Award, consisting of a bronze statue of Master E. Ambrosetti, was handed to Supreme Pontiff Giovanni Paolo II, author and herald of the peace in the world, as well as Anagni’s honorary citizen by 31th of August, 1986. Supreme Pontiff’s thanks and encouragement weren’t lacked and through Archbishop Sandri, the Substitute to the Secretariat of State, the Pontiff wrote:
“...on the occasion of XXV anniversary of Supreme Pontiff’s Election to Peter’s Residence, It,
also on behalf of this Cultural Association, gently has made him come bronze sculpture, representing Boniface VIII’s International Award, as a symbol of reverence and gratefulness for His Mastership. Supreme Pontiff thanks for the noble deed and for feelings have accompanied him and, while he wishes this Association will contribute with every useful initiative to the construction of a more right and brotherly world, by promoting some authentic human and christian values, he entrusts every man to Virgin Mary’s heavenly protection and he gives to Her and to the Members of the Society a special Apostolic Blessing, by extending it to Anagni’s Authority and citizens”. With great pleasure I can assert that criticism has so positively answered the event by showing it’s important the call of famous personages in the wide cultural and social outline. During the preparation of Prize’s first edition it occurred a run of very important appointments, directed to put in evidence the effectiveness of cultural content, suggested by the Academy. By the meeting with the Pontiff Giovanni Paolo II, to Giustiniani’s Palace with Senator Giulio Andreotti and Rita Levi Montalcini, a senator for life, in the centre of Noble Prize’s foundation. The demonstration took place on the 8th November, 2003, at Fiuggi’s Fountain’Theatre, and fashinating Paola Perego, ceremony’s patroness, professed honoured as she had been the first testimonial of a Prize, which had been consecrated to a Pape by a historic importance as Boniface VIII’s that one. The engagement that’s required by Academy doesn’t demand a remarkable efforce with reference to time and energies’employment, on the contrary research and public involvement’s work is rather fluent, but I don’t think it may exist some immobility in accomplishing it, as it may subsist in various exigences of cultural roots to deepen and to analyze. While the aim Academy intends to reach is what the Holy Father directly has auspicated to us directly, that to say that Association may contribute with every useful initiative to the construction of a more right and brotherly world, by encouraging authentic human and christian values, and that “Boniface Award” may become in the world the sign of a real peaceful culture and an unchangeable and prestiogious moment to promote our earth. |