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Il Palazzo Papale di Bonifacio VIII PDF Stampa E-mail

Il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II. Infatti l'imperatore, dopo la pace di S. Germano (28 agosto 1230), entrato con l'esercito nello Stato papale, pose i suoi accampamenti nella piana di Anagni presso la Sala e la domenica 1 settembre fu accolto fe­stosamente in Anagni dal papa al palazzo, dove dimorò fino al 4 settembre, giorno in cui fece ritorno al campo per rientrare l'indomani a S. Germano. A partire dal 1295 il palazzo passò ai Caetani con la vendita fatta dai   Conti a Pietro Caetani, nipote di Bonifacio Vili. Qui nella notte tra il 7   e l'8 settembre 1303 avvenne l'insulto di Anagni reso celebre daDante nel XX canto del Purgatorio « Veggio in Alagna ìntrar lo fiordaliso». I congiurati guidati da Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret penetrarono nella città, grazie anche alla complicità di Nicolo Conti Podestà e Adinolfo Conti Capitano del popolo, ed attraverso la cattedrale, di cui bruciarono la porta «Matrona», si avanzarono per il passaggio coperto fino ad arrivare al palazzo.

Il papa intuì la gravita dell'aggressione, non ebbe alcuna spe­ranza di salvezza e si preparò a morire come papa. Si avvolse nel manto pontificio con la tiara sul capo e in una mano le chia­vi e nell'altra la croce, sedette sul trono, ed attese che gli venis­sero innanzi i traditori e congiurati. Certamente è falso che Nogaret lo schiaffeggiasse e gli per­cuotesse contro la guancia la manopola di ferro della sua armatura. Bonifacio prigioniero per tre giorni aspettò che venisse decisa la sua sorte e rifiutò il cibo. Al tempo di Innocenzo IV fu residenza pontificia e vi ven­nero ricevute varie ambascerie. Di particolare menzione quella inviata da Manfredi, reg­gente del regno di Sicilia, tutore e zio di Corradino, il quale, al fine di ingraziarsi il pontefice, inviava ad Anagni suo zio Galva­no Lancia con alcuni baroni perché facesse omaggio del regno al papa. Innocenzo con bolla del 27-IX-1254 accettò l'omaggio del regno e r omino Manfredi Vicario del regno di Sicilia conce­dendo inoltre allo stesso e ai suoi eredi, in feudo perpetuo, il principato di Taranto, la contea di Gravina e quella di Tricarico ed «inpalatio domini Mattiae» in pubblico e solenne concistoro, alla presenza di cardinali, prelati e nobili anagnini, consegnò a Galvano le lettere di nomina stabilendo inoltre che i siciliani prestando giuramento a Manfredi facessero salvi i diritti di Corradino alla corona.

 

Anagni 1303 – 2003
700 anni dello “Schiaffo” e della morte di Papa Bonifacio VIII



Nel 2003 la Città dei Papi, ha festeggiato un anniversario davvero memorabile, quello del settecentesimo anniversario dal famoso episodio passato alla storia come “lo Schiaffo di Anagni” e quello della morte del suo Papa più noto, Bonifacio VIII. Questi in sintesi i fatti. Benedetto Cajetani, anagnino da parte materna, parente dei tre Pontefici concittadini, Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV. Studiò a Todi presso lo zio Vescovo Pietro, e a Spoleto, in seguito a Parigi. Fu Avvocato Concistoriale e Cardinale con Martino V. Aveva grande fama di esperienza negli affari di stato. Condusse una vita incorruttibile. Fu eletto Pontefice a Napoli, dopo il rifiuto di Celestino V. Revocò subito le facili concessioni carpite al suo predecessore. Soggiornò in Anagni dai primi giorni di gennaio 1295 e ne partì il 23 per essere incoronato Papa in Vaticano. Il 9 giugno tornò ad Anagni e vi restò fino al 28 ottobre 1295. Nel 1295 annunciò la pace avvenuta tra Giacomo Re di Aragona, Carlo Re di Napoli e Carlo Martello Re di Ungheria. Dalla fine di aprile deI 1300 Bonifacio VIII venne ad Anagni e vi rimase fino al 13 ottobre. Tornò l’anno successivo e vi restò per sei mesi, in questo periodo si occupò in particolare degli affari della Sicilia. Nel 1302, sempre in Anagni, promulgò sessanta bolle. Prese parte decisa per i Guelfi e lottò duramente contro i Colonna, ai quali confiscò i beni e rase al suolo la loro fortezza di Palestrina. Ebbe subito un altro conflitto con la Francia avendo proibito ai chierici, sotto pena di scomunica, di pagare i tributi ai laici senza il permesso del Papa. Dopo la promulgazione della famosa bolla “Unam Sanctam”, nella quale riaffermava la supremazia politica del Papato, il conflitto scoppiò più aspro quando Filippo il Bello imprigionò il Nunzio che il Papa gli aveva mandato. Alla intimazione di presentarsi a Roma, non aveva neppure risposto. Volendo Filippo vendicarsi di Bonifacio VIII mandò ad Anagni, dove il Pontefice risiedeva, un manipolo di sgherri che assaltò il palazzo Papale. Si introdusse nella sala, ove l’ottuagenario Pontefice si fece trovare in abiti Pontificali, con il triregno in testa e, dopo averlo vilipeso gli sgherri lo dichiararono prigioniero. L’insulto avvenne la mattina del 7 settembre 1303. Un episodio che lo stesso Dante, pur essendo in contrasto con il Pontefice, bollò a fuoco nella sua Divina Commedia. Tre giorni dopo, Bonifacio VIII, liberato dal popolo di Anagni, tornò a Roma dove il 12 ottobre, appena un mese dopo l’oltraggio e le angustie subite, moriva in seguito ad una intossicazione urenica. Nel 1605 quando fu aperto il sepolcro, il suo cadavere fu trovato intatto. Va ricordato che Bonifacio VIII promulgò il primo Giubileo solenne nel 1300 e fu fondatore dello Studium Urbis cioè l’Università di Roma che ebbe ufficialmente inizio con la bolla scritta in Anagni il 20 aprile 1303 dal titolo “In supremae praeminentia dignitatis”. Successivamente venne eletto a Perugia il nuovo Papa Benedetto XI, che scomunicò la Città di Anagni, il cui Podestà aveva aperto facilmente le porte ai francesi in occasione dell’oltraggio a Papa Bonifacio VIII. Seguì un periodo buio e la Città che per due Secoli fu residenza Papale con circa 56.000 abitanti, vide sfiorire il suo prestigio e la sua popolazione si ridusse drasticamente. Dopo 125 anni Papa Martino V tornò ad Anagni per baciare la terra dei suoi avi e tolse la scomunica.

 


L'ISTITUTO delle SUORE CISTERCENSI della CARITÀ e la FONDATRICE Serva di Dio Suor CLAUDIA DE ANGELIS

Al Palazzo dei Papi è unito l'Istituto delle Suore Cistercensi della Carità. L'edificio claudiano si erge improvviso dinanzi allo smarrito forestiero in cerca dell'antico palazzo di Bonifacio Vili, nella parte più alta del corso Vittorio Emanuele. Tracce di archi a sesto acuto, o tratti di muro antico, fanno intuire la loro storia. Dalla conformazione esterna dell'edificio e maggiormente da quella interna appare chiaro che la realizzazione non è sorta da una visione unitaria. Fin dalla giovinezza Claudia ha desiderato l'istituzione di una opera pia, per aiutare nell'educazione e nell'istruzione le fanciulle povere della città. Il Signore ha dato segno di gradire l'Opera e ha ispirato altri collaboratori ad impegnarsi di persona affinchè essa trovasse solida base, coesistenza e forma: Giovanni Marangoni, Marc'Antonio Boldetti e Carlo Testé. Questi tre sacerdoti, pur nella diversità di azione, lavorarono in unità d'intenti per dare alla scuola una particolare armonia, rispettando lo spirito e il fine voluti dalla fondatrice. Nel 1712 la santa Sede concesse in enfiteusi perpetua la chiesa dei SS. Cosma e Damiano con il vecchio cimitero, e così si potè dare inizio (30 maggio 1713) alla costruzione di una parte dell'attuale casa che verrà benedetta con grande solennità l'8 dicembre del 1713 dal vescovo G. Battista Bassi. In questa stessa data Clemente XI concesse l'approvazione pontificia e fece affiggere sulla facciata del nuovo edificio il suo stemma che si può vedere tutt'ora dal lato dell'attuale piazza Bonifacio VIII. Il progettista dell'edificio fu l'abate Gregorio Lauri, esperto disegnatore. Claudia stessa, contro il parere del Lauri, volle che le mura avessero uno spessore considerevole, ed ebbe ragione, poiché in seguito, non potendosi realizzare l'ampiezza dell'edificio, prevista nel disegno, si dovette aggiungere il 3° ed il 4° piano. Volle altresì, benché il Lauri la pensasse diversamente, che le stanze fossero ampie. Dopo la morte di Claudia, il Marangoni divenne il principale promotore dell'Opera. Egli infatti, attingendo con fedeltà nel testamento della Serva di Dio, ha dato forma giuridica alle regole e ne ha sollecitata l'approvazione. Ottenne nel 1728 l'aggregazione all'Ordine Cistercense, con la partecipazione ai beni spirituali, ai privilegi e indulti concessi allo stesso Ordine. L'Istituto delle Suore Cistercensi della Carità, eretto in congregazione di diritto pontificio fin dalla sua origine, svolge ancora l'attività voluta dalla Fondatrice, dedicandosi alla formazione culturale e religiosa delle bambine e delle giovani e offrendo accoglienza a gruppi per ritiri spirituali e culturali. Inoltre, seguendo il desiderio di Claudia di portare il vangelo sino ai confini del mondo, la Congregazione ha volto lo sguardo alla missione in terra brasiliana, aprendo una casa nella diocesi di Claraval (Minas Gerais). Per l'opera morale e civile, in Anagni, il Palazzo dei papi e l'Istillilo delle Suore Cistercensi della Carità si sono congiunti per realizzare la storia della carità.

La Serva di Dio Claudia De Angelis nacque in Anagni il 5 aprile 1675. Quello stesso giorno i suoi genitori, Alessandro ed Elisabetta Spinelli, la portarono al fonte battesimale della parrocchia di S. Giovanni De Duce. Per tutta la sua vita fu provata da sofferenze fisiche e morali insieme ad incomprensioni e calunnie di ogni genere. Fu arricchita da Dio di grazie e doni soprannaturali con una intensa vita di comunione con Lui, accompagnata da una pro fonda esperienza mistica. Ebbe come maestra e guida spirituale S. Caterina da Siena, dalla quale imparò "l'arte e la scienza" dell'amore-sofferenza quali mezzi specifici per dar gloria a Dio. Da questa sua vita intcriore scaturì in lei un vivo zelo per la salvaguardia morale e l'educazione della gioventù femminile, specialmente povera. Superando difficoltà di ogni genere, fondò in Anagni un pia opera che volle intitolare "SCUOLA PIA DELLA CARITÀ" e che ebbe inizio il 25 maggio 1709. Fu approvata dall'ordinario del luogo Mons. G. Battista Bassi nel 1712 e fu messa sotto la protezione pontificia nel 1713 da papa Clemente XI. Claudia, per vari motivi, nel maggio del 1714 si trovò a Roma e qui, dopo tante sofferenze, morì il 29 giugno del 1715 in fama di santità e per suo desiderio venne sepolta nella Basilica di S. Sabina. Il 16 marzo 1952 i suoi resti mortali sono stati riportati ad Anagni nella casa della Congregazione da lei fondata. Mantenendosi costante la fama di santità della Serva di Dio, nel 1807 fu iniziato in Anagni il processo per la causa di beatificazione. Ultimato il processo nel 1820 fu portato a Roma e consegnato alla Sacra Congregazione dei Riti. Nel 1915 fu eseguito un processo addizionale mai conclusosi. Dal 1986 sono ripresi i lavori e il 29 giugno del 1990 si è potuto chiudere solennemente il terzo processo addizionale e tutta la documentazione è stilla depositata presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Attualmente esperti a Roma e ad Anagni stanno lavorando sulla documentazione esistente per rilevare le virtù praticate dalla Serva di Dio, guidati nel periodo che va dal 2006 al 2011 dal Postulatore della Causa nella persona del Cav. Dott. Sante De Angelis, Rettore Presidente dell'Accademia Bonifaciana.




 

Il Presidente dell'Accademia Bonifaciana e Postulatore delle Cause dei Santi Cav. Dott. Sante De Angelis, in colloquio con il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e Presidente Onorario dell'Accademia Bonifaciana Sua Em.za Rev.ma il Card. Josè Saraiva Martins.

 

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Vita Accademica

Il Presidente della Bonifaciana, Cav. De Angelis: “Salvaguardare la famiglia fondata sul matrimonio”

In una nota, l' Accademia Bonifaciana esprime il proprio sostegno al Family Day e a tutte le iniziative in favore della famiglia. Anche l' Accademia Bonifaciana esprime il suo appoggio e incoraggiamento al Family Day del prossimo 30 gennaio, al Circo Massimo, e a “tutte quelle iniziative che intendono offrire un contributo sereno e costruttivo al bene comune del nostro Paese”.

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XII Corteo. Bulla a Cerchio (AQ)


Nel Comune marsicano di Cerchio, in provincia di L’Aquila, si è svolto nei giorni scorsi, il XII Corteo Storico che ha rievocato la “Bulla Indulgentiarum” di Bonifacio VIII (1300). Sono stati presenti all’evento – organizzata con precisione dall’Amministrazione Comunale cerchiese – i due Vice Presidenti del Consiglio della Regione Abruzzo,  il Presidente della Provincia aquilana Stefania Pezzopane, il Vicario Generale della Diocesi dei Marsi mons. Domenico Ramelli ed oltre trenta delegazioni di Comuni con rispettivi Gonfaloni. Tra gli interventi previsti ed attesi, quello del Presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni Cav. Sante De Angelis, che ha partecipato all’evento, insieme al Gonfalone della Città dei Papi, con la Polizia Municipale ed il Vice Commissario Prefettizio dr Marcello Zottola.
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