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LUCIANI, PAPA GIOVANNI PAOLO I PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII (alla memoria)

I Edizione 2003


Ricorre quest'anno il 29mo anniversario dalla morte del Servo di Dio Giovanni Paolo I
Benedetto XVI: “Papa Luciani
fu Maestro di verità e catecheta appassionato”
di Sante De Angelis*

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Il Papa è una persona singolare: succede a Pietro nella Sua cattedra. Una cattedra che non è un regno, neppure un trono. E' la cattedra del servizio, del sacrificio, del martirio. E' pure però la cattedra del magistero, della fede e della certezza, della carità e del governo pastorale. Si può credere al Vangelo come non lo si può accettare nelle sue conseguenze storiche, ma è indubbio che quella cattedra esercita nel mondo un ruolo determinante. La ragione sta nella perfetta coincidenza tra Vangelo e cattedra. Non è una cattedra inventata dagli uomini. Gli uomini ne hanno inventate tante di cattedra, dalle quali hanno tratto indubbi benefici per progredire. Ma nessuna cattedra può stare alla pari con quella di Pietro. Sì, la cattedra del Papa è appunto la cattedra di Pietro - lo si sa bene - era un apostolo, un apostolo chiamato da Gesù al suo seguito. In mezzo agli altri apostoli Pietro ebbe il privilegio, il carisma di Capo del collegio della Chiesa. A lui Cristo conferì il primato di giurisdizione. La sua "cattedra" ha questo privilegio: d'essere cioè il luogo, lo strumento tramite il quale le persone che gli succedono, elette dallo Spirito, nel governo della Chiesa universale, esercitano i medesimi poteri di Pietro. E siccome Pietro è morto, crocifisso a Roma, egli ha stabilito a Roma la sua sede, la sua cattedra. Come dallo Spirito è garantita la successione apostolica (il collegio dei Vescovi succede al collegio degli Apostoli), così dallo stesso Spirito è garantita la successione del "primato" apostolico. E il primato è di Pietro. In virtù dello Spirito si trasmette ai suoi successori nella sua cattedra, nella sua sede. Gli uomini, nel caso specifico i Cardinali - Vescovi, sono cooperatori dello Spirito. Una volta eletto, secondo la disciplina canonica, e accettata l'elezione, automaticamente l'eletto succede a Pietro nella sua cattedra: cattedra - giova ribadirlo - di magistero e di governo Pastorale che abbraccia tutta la Chiesa. II Papa ha la testimonianza di Pietro: testimonianza, suggellata con il sangue, di fedeltà al Vangelo, di adesione a Cristo, di apostolo a capo della Chiesa. Ma non solo di Pietro: l'albo dei Papi enumera santi e martiri. Il papato perciò è un'istituzione cui lo Spirito ha profuso, in abbondanza, oltre i carismi dell'autorità suprema, i carismi della santità, del martirio. I Papi, dal canto loro, hanno reso testimonianza allo Spirito, alla verità, al Vangelo. Hanno, in una parola, il più degnamente possibile, rappresentato Cristo, promulgandone la missione e il messaggio. Nell'avvicendarsi della storia gli uomini hanno sempre guardato al Papa e alla cattedra del Vescovo di Roma con interesse costante e acuto. Sapevano che da quella cattedra, dalla persona che l'occupava, provenivano fasci di luce, insieme di certezza e di speranza. Nei momenti foschi, di doloroso smarrimento, quella cattedra, la persona che l'occupava erano punti obbligati di riferimento sia per i credenti sia per i non credenti. I vantaggi che l'umanità ne ha tratto sono enormi, incalcolabili. Il cammino verso la verità, verso una più ampia giustizia, verso una pace più stabile lo si deve in gran parte a quella cattedra. Anche oggi l'umanità guarda alla cattedra del successore di Pietro. Guarda a Benedetto XVI, che vive in comunità e compie la Sua missione apostolica in tutto il mondo, ma anche ai suoi immediati predecessori Giovanni Paolo II e Giovanni Paolo I che raccolsero l'eredità del Vaticano II, di Giovanni XXIII e, ancora, di Paolo VI. La simpatia di cui fu immediatamente circondato, il primo Giovanni Paolo, nell’estate del 1978, l’interesse universale con cui fu seguita la sua rapidissima elezione, l’incredulità della sua improvvisa morte – avvenuta esattamente 29 anni fa - dopo soli 33 giorni di pontificato e l’incanto esercitato con il suo calore su una moltitudine di persone ed infine la profonda devozione che ancora oggi i fedeli di tutti il mondo provano nei confronti di Papa Albino Luciani, dimostrano che quella Cattedra e la persona che l'occupa costituiscono un polo d'attrazione sorprendente, esercitano un fascino che penetra intelligenze e cuori. Per questo noi diciamo che amiamo il Papa. Lo amiamo perché è il successore di S. Pietro, perché è stato scelto dallo Spirito a reggere la Chiesa di Cristo. Perché egli è la "bocca" della verità, l'apostolo della pace, dell'amore, della giustizia, della fraternità, della libertà. Papa Benedetto XVI, nel rievocare la figura del Suo predecessore Papa Giovanni Paolo I, al termine della proiezione del Film “Papa Luciani: il sorriso di Dio”, l’8 ottobre del 2006, nel Palazzo di San Carlo in Vaticano, così si espresse: “Una figura dolce e mite, un Pontefice forte nella fede, fermo nei principi, ma sempre disponibile all’accoglienza e al sorriso. Fedele alla tradizione e aperto al rinnovamento, il Servo di Dio Albino Luciani, da Sacerdote, da Vescovo e da Papa, fu instancabile nell’attività pastorale, stimolando costantemente clero e laicato a perseguire, nei vari campi dell’apostolato, l’unico e comune ideale della santità. Maestro di verità e catecheta appassionato, a tutti i credenti ricordava, con l’affascinante semplicità che gli era solita, l’impegno e la gioia dell’evangelizzazione, sottolineando la bellezza dell’amore cristiano, unica forza in grado di sconfiggere la violenza e costruire un’umanità più fraterna. Mi piace infine richiamare la devozione che egli nutriva verso la Madonna. Quando era Patriarca di Venezia ebbe a scrivere: "È impossibile concepire la nostra vita, la vita della Chiesa, senza il rosario, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna". E’ bello accogliere questo suo invito e trovare, come egli fece, nell’umile affidamento a Maria il segreto di una quotidiana serenità e di un fattivo impegno per la pace nel mondo”. Luciani e Ratzinger. Ratzinger e Luciani.Ma cosa hanno in comune? Due anime umili, miti, cordiali, dal sorriso facile e la battuta pronta, dalla fede forte e il cuore appassionato per il bene della Chiesa, inconsapevoli del destino comune che gli attendeva, si sono incontrate per la prima volta un bel giorno del 1977. Per il primo “appena è cominciato il pericolo” l’anno successivo. Per il secondo “si avvicinava la ghigliottina” quasi 28 anni dopo. Questi due Servi dei Servi di Dio, hanno in comune anche la dolcezza. Abbiamo un dolcissimo Papa. Si chiama Benedetto XVI. Ce l'ha donato lo Spirito Santo. La fumata bianca incerta (come quella di Papa Luciani). L'elezione avvenuta dopo quattro votazioni (come quella di Luciani). La prima apparizione alla folla dal famoso balcone della Basilica di San Pietro. Già, il balcone... Ho l'impressione che lo Spirito Santo attende lì l'apparizione del nuovo Papa per mostrarlo al mondo e vedere se la gente l'accoglie o no. Mi sembra che lo Spirito Santo non resta deluso perché ogni Papa che si affaccia, almeno gli ultimi di cui ho memoria, sono stati accolti. In questo caso, Papa Ratzinger è stato "bersaglio" degli applausi e delle grida di esultanza della gente… come successe quel 26 agosto 1978 per “don” Albino, che mai avrebbe “immaginato quello che stava per succedere”. Devo dire che essere testimone lì, in Piazza San Pietro, dell'elezione di un Papa, deve essere uno, e mi si permetta il termine, degli spettacoli più grandi possa capitare di vivere ad un persona nella sua vita. Per me è la prima volta che vivevo con ansia l'elezione di un Papa, anche se ricordo benissimo, benché allora piccolo di età – avevo sei anni - quella del primo e del secondo Giovanni Paolo. Quel giorno, il 19 aprile 2005, avevo gli occhi attaccati alla Tv... La fumata bianca che non era molto bianca... ma l'ora insolita in cui era spuntata diceva che il Papa era fatto! Si vedeva la gente di corsa che arrivava in Piazza... L'attesa sembrava lunghissima... Finalmente le campane di San Pietro a confermare il lieto evento. Poi l'uscita del caro amico e  Cardinale Protodiacono, Jorge Medina Estévez. Lui ha detto, il famoso "Habemus Papam" e tutta la formula in latino, sempre facendosi desiderare, scandita con dei silenzi interminabili tanto da far impazzire i più pazienti: "Josephum" e dopo: "Ratzinger". Cosa ho fatto allora? Qual'è stato il mio atteggiamento? Ho applaudito anch'io e ricevuto in ginocchio la sua prima Benedizione Apostolica. Ma torniamo al famoso balcone di San Pietro. La prova di fuoco. Le prime parole del nuovo Pontefice (ricordiamo che a Papa Luciani, anche se lui voleva parlare lo stesso giorno della sua elezione, non gliel'hanno, diciamo così, "consentito, non si usava", ma soltanto il giorno dopo nel suo primo indimenticabile Angelus di domenica 27 agosto “Ieri mattina, io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente… i due colleghi, che mi erano vicino, mi hanno sussurrato parole di coraggio… se il Signore da un peso, ci darà anche l’aiuto per portarlo…devo cercare di servire la Chiesa, spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”. Anche Papa Benedetto XVI, si è presentato in modo simile: "Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i Signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere, nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del Suo aiuto permanente. Andiamo avanti, il Signore ci aiuterà, e Maria, Sua Santissima Madre, sta dalla nostra parte”. Certamente, dopo aver sentito quelle parole, ho provato un sentimento di tenerezza. Conoscevo il Card. Ratzinger e l'ammiravo per il suo lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Avevo letto in precedenza un paio di libri suoi: "Rapporto sulla fede" e "La mia vita". Ho avuto la fortuna nel 1998 di accompagnarlo a visitare il palazzo dei papi in Anagni, dove vivo al termine di un Convegno teologico al Pontificio Collegio Leoniano e di ricevere la Comunione dalle Sue mani nella Basilica di San Pietro durante la Messa dell’Epifania del 2006… Mi è bastata una mezz’oretta di quel 14 marzo 1998, per conoscere la sua umanità e la sua affascinante personalità. Sono bastati pochi gesti per avere un panorama completo... Lui, il custode della fede. Si è presentato con una maglia nera sotto la veste papale. Primo salto al protocollo! Una vera svista per gli addetti all'abbigliamento pontificio. Strano, ma vero. Per noi, profani, va bene così. Anzi, benissimo! La veste bianca. C'è un episodio che mi ha raccontato Edoardo, il fratello di Papa Luciani, in visita ad Anagni, nella mia casa, il 14 dicembre 1989, in cui ebbi l’occasione anche di intervistarlo e nell’estate successiva di essere suo ospite a Canale d’Agordo, per la stesura del mio libro sul fratello Albino “Papa suo malgrado, ma convinto”: Edoardo era in Vaticano, dove aveva trascorso una notte prima della sua partenza per l'Australia. Era l'ora del congedo. Tra gente di montagna non si usava manifestare i propri sentimenti, invece Papa Luciani abbracciò il fratello. Ed Edoardo, sorpreso, chiese: "Fai questo per via della veste bianca?" Non si sa se questo abbraccio è stato dato perché Giovanni Paolo I sapeva che era l'ultima volta che si vedevano oppure era diventato più sentimentale. Non si sa, perché il Papa non gli ha risposto. Probabilmente, in un certo senso, la veste bianca opera una trasformazione nella persona che l'indossa come sembra sia successo pure con Benedetto XVI... che è stato testimone di quel fiume in piena che era il cuore di Luciani, della povertà fatta carne nonostante la porpora cardinalizia. Questa testimonianza di Ratzinger, di alcuni anni fa, si può dire che svela un po’ un altro segreto del Conclave dell’agosto del 1978: "Incontrai, la prima volta, il cardinale Luciani nell'agosto del 1977 al seminario di Bressanone. Il 25 maggio ero stato ordinato vescovo e, il giorno consacrato a Pietro e Paolo, ero entrato a far parte del collegio cardinalizio. A quell'epoca trascorrevo una parte della villeggiatura con i miei familiari nell'antica sede vescovile sulle sponde dell'Isarco, come mi era accaduto di fare già alcuni anni indietro. In gioventù, il cardinale Luciani si era recato spesso con la madre in pellegrinaggio a Pietralba, per questo conosceva bene quella regione. Non so come, gli era giunta all'orecchio la notizia che il nuovo arcivescovo di Monaco si trovava al seminario di Bressanone; fu così che si accinse a farmi visita. Questo nobile gesto mi colpì profondamente, ma, ancor più di esso, mi colsero la cordialità spontanea e la grande bontà umana che trasparivano da lui. Lo vedo ancora seduto di fronte a me, vestito del suo semplice abito talare nero e con le scarpe alquanto consumate, raccontarmi della sua giovinezza e aprirmi completamente il suo cuore. Allorché, un anno dopo, lo rividi in conclave, mi venne spontaneo il pensiero che un uomo che possedeva tali doti di cuore e una mente illuminata dal cuore, doveva per forza essere un buon Papa, e fui contento di poter notare che molti altri la pensavano come me… La sua bontà di cuore mi ha fatto grande impressione. Una bontà e un’umiltà, però, che non volevano dire debolezza. Luciani era un uomo di grande fede, di grande cultura. Il suo libro “Illustrissimi” dimostra quanto ha letto, quanto ha riflettuto. Luciani ha avuto anche una buona cultura teologica; la sua tesi di laurea l’ha fatta su Rosmini. Parlando con lui, si percepiva quant’era un uomo essenziale. Che andava sul semplice, ma non era affatto un semplicista. Aveva una forte cultura e una fermezza dottrinale. Per tutti questi motivi Luciani è una figura che ho molto amato”.

*Postulatore delle Cause dei Santi, Presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni, Giornalista e biografo di Papa Giovanni Paolo I.



SANTE DE ANGELIS SU PAPA LUCIANI

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“Tutti lo hanno definito il Papa del sorriso, ma io, direi che potrei dichiararlo: Papa suo malgrado, ma convinto”. Così Edoardo Luciani, definì suo fratello Giovanni Paolo I, nel corso di un nostro cordialissimo incontro, avvenuto ad Anagni, il 14 dicembre 1989. Allora il maestro Berto, come tutti lo chiamano, ricopriva la carica di Presidente della Camera di Commercio di Belluno. Recatosi a Roma, per motivi di lavoro, successivamente volle concedere una visita a me e alla mia famiglia. Grandi furono la sorpresa, la gioia e la commozione per questa improvvisa, quanto gradita venuta. Insieme conversammo con ovvio interesse sulla figura indimenticata del fratello Giovanni Paolo. Il signor Luciani, commosso da tanta venerazione mostrata per il defunto fratello Papa, prima di congedarsi dalla mia famiglia, volle farmi oggetto di regalo due pubblicazioni, una riguardante le Dolomiti e l’altra una biografia del santo giovane Aldo Marcozzi con la firma del fratello Pontefice. Insieme visitammo il monastero delle Clarisse ed i principale monumenti di Anagni, che sono in gran parte collegati alle vicende della Chiesa di Roma. Nell’estate successiva, dal 29 giugno all’8 luglio 1990, fui, benché indegnamente ospite della famiglia Luciani nella casa natale del Papa, anzi ebbi l’altissimo onore di dormire nella stanza che il cardinale Luciani usava, quando veniva in famiglia. Grazie alla squisita gentilezza e affabilità dei signori Edoardo ed Antonietta mi sentii come tra i miei. In quei giorni realizzai un mio vivissimo desiderio, visitare i luoghi tanto cari a Giovanni Paolo I: Canale d’Agordo, Belluno, Santa Giustina con il Centro a lui intitolato e Venezia. Sono ricordi indelebili e cari che rimarranno sempre nel mio cuore... Proprio in questi giorni ricorre il venticinquesimo  anniversario, (26 agosto 1978), dell’elezione a  Papa, del patriarca di Venezia cardinale Albino Luciani, che assunse il nome di Giovanni Paolo I, la cui diocesi di origine, Belluno-Feltre, ha iniziato da poco tempo le pratiche per introdurre la causa di beatificazione.  Egli, nacque il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale (dal 1964 Canale d’Agordo), villaggio montano presso Belluno. Proveniva da una povera famiglia della classe operaia: suo padre andava spesso a lavorare in Svizzera e la sua famiglia era nota come apertamente socialista. Dopo aver studiato nei seminari locali e aver prestato servizio militare, Luciani fu ordinato sacerdote il 7 luglio 1935. Compiuti gli studi conseguendo il dottorato nell’università Gregoriana, fu dapprima curato nella sua parrocchia natale e nell’autunno del 1937 divenne vice-rettore del seminario di Belluno. Per dieci anni insegnò le materie più importanti, ricoprendo anche la carica di vicario generale del vescovo di Belluno. Nel 1949 fu incaricato delle questioni catechistiche in occasione del congresso eucaristico di Belluno e descrisse le sue esperienze in un libro intitolato Catechetica in briciole. Nel dicembre del 1958 Giovanni XXIII lo nominò vescovo di Vittorio Veneto, dove esercitò un ministero decisamente improntato a uno spirito pastorale adatto all’ambiente rurale. Rimasto in secondo piano durante il Concilio Vaticano II (1962-1965), svolse poi una notevole attività nella commissione dottrinale della conferenza episcopale italiana. Il 15 dicembre 1969, per espresso desiderio della chiesa locale, venne nominato da Paolo VI patriarca di Venezia. Durante i nove anni trascorsi in quella città ospitò cinque conferenze ecumeniche, compreso il raduno della Commissione internazionale tra anglicani e cattolici che nel 1976 concordò una dichiarazione riguardante l’autorità; in campo politico spostandosi con discrezione verso destra dichiarò pubblicamente (nelle elezioni del giugno 1975) che il comunismo era incompatibile con il cristianesimo. Pubblicò inoltre Illustrissimi, una serie di lettere umoristiche e argute a autori e personaggi della storia o della narrativa (Pinocchio, Figaro etc.) che rivelavano fra l’altro la sua passione per Dickens e per Mister Pickwick; una volta pare abbia confessato che, se non si fosse fatto prete, avrebbe potuto senz’altro intraprendere la carriera giornalistica. Dal 1972 al 1975 fu Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana e il 5 marzo 1973 ricevette il cappello cardinalizio. In campo teologico può essere considerato un conservatore, avendo preso energicamente le difese dell’Humanae vitae - ma anche della libertà di coscienza -. In campo disciplinare era un riformista: trovava infatti inutile la pompa ecclesiastica; incoraggiò i parroci a vendere i vasi sacri e altri oggetti preziosi della chiesa a beneficio dei poveri. Nel 1971 poi propose che le chiese ricche dell’Occidente dessero l’uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del terzo mondo. Pur essendo praticamente sconosciuto all’estero, fu eletto nel terzo scrutinio del primo giorno del conclave riunitosi nell’agosto del 1978, dopo la morte di Paolo VI. La sua candidatura si impose quando divenne evidente che la maggioranza dei Porporati voleva un papa dallo stile completamente nuovo, senza relazioni con l’ambiente curiale; dopo l’elezione lo stato d’animo che prevalse fra gli elettori fu una gioia incontenibile; l’uomo che avevano scelto era «il candidato di Dio». Si disse che l’avere scelto il nome di Giovanni Paolo esprimeva il desiderio di combinare le qualità progressiste e quelle tradizionali di Giovanni XXIII e di Paolo VI; il 27 agosto egli annunciò ai Cardinali la sua intenzione di continuare a mettere in atto le deliberazioni del Concilio Vaticano II, conservando intatta allo stesso tempo «la grande disciplina della Chiesa nella vita dei sacerdoti e dei fedeli». Un atto genuinamente spontaneo fu quello di tenere una conferenza stampa durante la quale affascinò i mille giornalisti presenti. Sempre insofferente della pompa e delle manifestazioni puramente esteriori, e inoltre veramente umile, fece a meno della tradizionale incoronazione e nel giorno in cui entrò in carica (3 settembre, in Piazza S. Pietro) fu semplicemente investito del pallio, simbolo del suo ufficio pastorale. Tre settimane più tardi, intorno alle undici di sera di giovedì 28 settembre, morì per un attacco cardiaco mentre era a letto intento a leggere delle carte contenenti appunti personali. La luce era ancora accesa quando fu trovato morto il giorno dopo, intorno alle cinque e mezza del mattino. Fu il primo papa di cui si può dimostrare che ebbe origine dalla classe operaia: un uomo dotato di buon senso pratico che attirava la gente con il suo sorriso cordiale; è impossibile indovinare che tipo di politica avrebbe seguito se fosse vissuto. Trentatré giorni dopo che il mondo si rallegrava della scelta inaspettata dell' allora Cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, come nuovo Papa, è rimasto stupito dalla subita morte di Papa Giovanni Paolo I. La speranza era finita e gli uomini si chiedevano perché Dio voleva che il suo Servo stesse con Lui così presto. "Il Papa del sorriso", come è stato chiamato, non ha avuto l' opportunità di scrivere encicliche né di viaggiare o fare cambiamenti strutturali, ma lui, ha dato alla Chiesa un' apparenza diversa, più umana. "Humilitas" (umiltà) è stato il suo motto. Lui non ha voluto indossare la tiara e non ha mai parlato con il "Noi" ma con l' "io". Non voleva essere portato sulla sedia gestatoria, ma voleva essere più vicino alla gente. E' come se Dio stesso desse il Suo sorriso al mondo per mezzo di questo Papa. Come Patriarca di Venezia, ha scritto lettere finte a gente famosa e queste sono state pubblicate nel 1976 in un libro. Oggigiorno, queste lettere sono diventate il suo "testamento spirituale", perché da esse si svelano la sua personalità ed il suo messaggio in modo molto vivace e chiaro. A questo Papa dal breve Conclave, che fino al giorno dell’Elezione era quasi ignoto al mondo, è bastato un soffio per conquistarsi il cuore degli uomini. I sapienti rimasero stupiti. I semplici ne goderono. Da dove gli veniva questo fascino intimo e spiritualissimo? Quando parlava non pescava le parole dai molti libri che aveva studiato o che aveva letto, le prendeva calde e chiare dal cuore e le lanciava ai cuori. Dall’origine quelle parole non sbagliavano il bersaglio. Ma questo non basta a spiegare tutta la carica di simpatia che emanava dalla sua persona, dai suoi occhi lucenti, dal suo viso su cui splendeva un sorriso che sembrava birichino e invece era di timidità che implorava aiuto, che implorava affetto, che implorava  preghiere. Mi sembra che il fascino di questa augusta e mite persona veniva dal morso della povertà. Papa Giovanni Paolo I è vivo per mezzo della speranza della gente, che mostra qualcosa dell' amore di Dio dal "sorriso di Dio".

Sante De Angelis

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