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La "lectio" del Card. Castrillon Hoyos che ritira il “Bonifacio VIII" Internazionale PDF Stampa E-mail
 

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Saluto S.E. Mons. Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni, i Sacerdoti, il Dott. Carlo Noto, Sindaco di questa insigne città, il Cav. Sante De Angelis, Presidente dell’Accademia Bonifaciana che ringrazio per l’invito e l’immeritata decisione di assegnarmi tale ambito riconoscimento, le autorità, i numerosi giovani e tutti i presenti.

 

Con gioia e commozione ammiro il magnifico monumento di arte e di storia che ci accoglie nella solenne circostanza odierna. Ritengo che non si possa venire ad Anagni senza fare memoria del suo glorioso passato; perfino le solide pietre scolpite che abbelliscono chiese e palazzi ne sono testimoni eloquenti, e l’evento che stiamo celebrando nel nome del grande Pontefice Bonifacio VIII  costituisce esso stesso un potente richiamo alla riflessione.
L’Accademia Bonifaciana, traendo ispirazione dal messaggio di pace del Papa del primo Giubileo cristiano, persegue indubbiamente un obiettivo perennemente attuale  per il bene dell’umanità, coniugando la promozione culturale con i valori dello spirito, senza tralasciare un significativo impegno sociale a favore di diverse situazioni di disagio e di indigenza. L’esperienza umana e pastorale del vostro illustre concittadino, Papa Bonifacio VIII, ci offre un esempio importante per affrontare saggiamente le ardue sfide che in ogni epoca si frappongono all’annuncio evangelico e alle scelte di vita ad esso conformi.
Il celebre episodio dello “schiaffo di Anagni”, al di là delle sue effettive modalità di attuazione, benché in ogni caso non siano affatto trascurabili, ha costituito indubbiamente un grave oltraggio al Vicario di Cristo e alla totalità della Chiesa, suo Corpo mistico.
Un tale attacco frontale alla Respublica Christiana ha generato, inoltre, una deviante prospettiva conflittuale nella vita delle istituzioni e dei popoli europei, aprendo la strada a quella prepotente strategia di intransigente secolarizzazione che oggi riappare sotto un abusato alibi di libertà di pensiero e di autonomia della coscienza.
Ma proprio libertà e coscienza sono le due categorie concettuali che soffrono violenza a causa di un’intollerante egemonia di logiche relativistiche ad oltranza.
Nonostante le false detrazioni di certa storiografia manipolata, la grande personalità spirituale di Bonifacio VIII emerge chiaramente dall’intento di difendere la libertà e i diritti della Chiesa e del popolo cristiano, compendiati nell’istituzione dell’anno giubilare e nella promulgazione della bolla “Unam Sanctam”.
Il rispetto reciproco tra Chiesa e società civile non può prescindere  dall’inalienabilità del diritto – dovere della prima nel tutelare il deposito della fede, esercitando senza condizionamenti il proprio mandato missionario.
Né può pretendersi che la Chiesa, in nome di una erronea concezione della laicità, rinneghi la sua stessa natura e finalità, diventando matrigna con l’omettere l’obbligo primario di trasmettere la Verità oggettiva.
Il relativismo etico dominante sta alla base di perniciose interpretazioni della civile convivenza, assegnando spesso un ruolo egemonico a orientamenti ideologici liberticidi nei confronti di chi si mostra dissenziente rispetto ad essi.
Il Venerabile Giovanni Paolo II, a proposito della democrazia, afferma che “il suo carattere non è automatico, ma dipende dalla conformità alla legge morale a cui, come ogni altro comportamento umano, deve sottostare: dipende cioè dalla moralità dei fini che persegue e dei mezzi di cui si serve” (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, n.70).
Analogamente il Dottore Angelico nella Summa Teologica sconfessa la legittimità della legge umana qualora si ponga in contrasto con la legge eterna e la retta ragione: “in tal caso … cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza”. E ancora, citando S. Agostino, “se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge bensì corruzione della legge” (cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, n.72).
Cari giovani,
mi rivolgo specialmente a voi, cui è affidato il futuro della società, con le parole del Venerabile Giovanni Paolo II:
“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! … Non abbiate paura! Cristo sa . Solo lui lo sa!” (Giovanni Paolo II, Omelia per l’inizio del Pontificato, 22.10.1978)
Pensate davvero che l’autentico esercizio della libertà possa estrinsecarsi in qualsiasi scelta, benché arbitraria, purché soddisfi il singolo, o non piuttosto che si tratti di una sua mistificazione?
Parimenti deleteria e fuorviante è l’ipotesi delle cosiddette forme di “pensiero debole” che si arrogano di essere depositarie e garanti della libertà altrui. Sono le stesse teorie che impongono i loro prefissati criteri di giudizio sull’uomo, sul mondo e sulla storia, e bollano come infamante qualsiasi opinione contraria.
I registi di questo modo di agire non hanno scrupoli nel tradurre i loro postulati teoretici in dettati normativi, giungendo al punto da voler capziosamente giustificare finanche aberranti pratiche di morte.
“… la prima e più immediata applicazione di questa dottrina riguarda la legge umana che misconosce il diritto fondamentale e fontale alla vita … Così le leggi che, come l’aborto e l’eutanasia, legittimano la soppressione di esseri umani innocenti sono in totale e insanabile contraddizione con il diritto inviolabile alla vita proprio di tutti gli uomini e negano … l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge”  (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, n.72).
L’Europa di San Benedetto e dei santi Cirillo e Metodio, ancora sfolgorante nelle sue cattedrali, radicata “geneticamente” nel sigillo dello spirito cristiano, ci viene presentata come una indistinta massa geografica che dovrebbe farsi risalire a non si sa quale indefinito processo di sviluppo antropologico.
A questo artificioso ragionamento è riconducibile la negazione delle radici cristiane dell’Europa decretata dai moderni soloni e imposta a milioni di uomini di cui si è cinicamente ignorata la più sacra appartenenza identitaria come singoli e come nazioni.
La lotta al Crocifisso e a ogni altro simbolo della fede cristiana sotto il pretesto di un ingannevole rispetto della laicità o di un diverso sentire religioso è diretta propaggine di una siffatta cultura generatrice di odio e di divisione.
Quella stessa cultura che vorrebbe privare voi, cari ragazzi, dell’eredità più grande che vi sia mai stata donata, la libertà dello spirito nel segno della grazia: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32).
San Tommaso d’Aquino, nel suo commento al Vangelo di S. Giovanni, asserisce che “la verità ci renderà liberi da tre cose: dall’errore, dal peccato, dalla morte”.
Voi giovani siete nel presente quell’olio rigenerante che scorre dall’olivo robusto della civiltà cristiana sulla quale è innestato il rigoglioso sviluppo di questo antico continente. Diffondete il profumo di Cristo con la vostra vita.
Il Venerabile Giovanni Paolo II affermando ripetutamente la necessità “che la fede diventi cultura” ha dato un insegnamento illuminante sull’impegno dei cristiani nel mondo. Traiamo spunto da questo messaggio per imparare a dare testimonianza della nostra identità spirituale, nel pieno rispetto di chi non la condivide, ma senza temere di portarne fino in fondo il peso e la responsabilità: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” ( Mt 11, 28).
Mentre l’occidente si lascia travolgere dalle più eccentriche ed esasperate mode edonistiche, irretito in un turbinio di materialismo e consumismo, ci si dimentica come in molte parti del mondo la Chiesa è fatta oggetto di violente persecuzioni.
Solo pochi giorni or sono nella martoriata terra irachena cinquanta nostri fratelli nella fede, vittime inermi e pacifiche - tra questi anche sette bambini e un giovane sacerdote - sono stati barbaramente trucidati all’interno di una chiesa; purtroppo non è la prima volta che ciò accade.
“Innanzitutto è certo che la radice profonda e ultima dei mali che deploriamo nella società moderna sta nella negazione e nel rifiuto di una norma di moralità universale, sia della vita individuale, sia della vita sociale e delle relazioni internazionali; il misconoscimento cioè, così diffuso ai nostri tempi, e l'oblio della stessa legge naturale”, così il Venerabile Pio XII nella sua prima Enciclica, Summi Pontificatus.
L’appellativo onomatopeico di questa magnifica “Sala della Ragione” all’interno dello storico Palazzo Civico di Anagni ci induce a considerare come “la luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio …; perciò non possono contraddirsi tra loro”. Il dramma della separazione tra fede e ragione ha condotto alla elaborazione di quelle forme di pensiero che, tra l’altro, nell’ambito della ricerca scientifica hanno fatto sì che “certi scienziati, privi di ogni riferimento etico, rischiano di non avere più al centro del loro interesse la persona e la globalità della sua vita” (cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, nn.43, 45 - 46).
Il Santo Padre Benedetto XVI ci esorta alla fiducia in Gesù Salvatore, a riporre in lui, nel suo amore personale e unico per tutti e per ciascuno singolarmente inteso, le attese della vita per un mondo più giusto, per un percorso esistenziale che sia il riflesso della sua volontà liberante e salvifica:
“Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi. Con fiducia, chiedetegli: . Siate certi che vi risponderà. Non abbiate paura della sua risposta! (1Gv 3,20)!” (Benedetto XVI, Messaggio per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù, 28.3.2010).
Affidiamo noi stessi, le nostre famiglie, questa bella città di Anagni, i governi delle nazioni, il mondo e l’intera umanità con le sue inquietudini e le sue speranze, alla Misericordia di Colui che ci ha creati e redenti. Compiamo questo atto d’amore e di fede per l’intercessione della SS.ma Vergine Auxilium Christianorum.
Dario Card. Castrillón Hoyos  “I principi e il senso cristiano della vita nella società e nella gioventù d’oggi”

Saluto S.E. Mons. Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni, i Sacerdoti, il Dott. Carlo Noto, Sindaco di questa insigne città, il Cav. Sante De Angelis, Presidente dell’Accademia Bonifaciana che ringrazio per l’invito e l’immeritata decisione di assegnarmi tale ambito riconoscimento, le autorità, i numerosi giovani e tutti i presenti.

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IL PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE GIORGIO LATTANZI AD ANAGNI PER RICEVERE IL PREMIO INTERNAZIONALE BONIFACIO VIII

“Ritornando dopo parecchi anni ad Anagni, l’ho trovata sempre più bella ed interessante per i ricordi di Bonifacio VIII e poi naturalmente per i suoi monumenti… Inutile dire che ritornerò presto!”. Così, il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi, lasciò scritto nell’albo d’oro dei visitatori della Accademia Bonifaciana di Anagni, lo scorso 14 settembre, quando, in forma privata, accolto dal Rettore Presidente Sante De Angelis, visitò la sede in Via Leone XIII, la Basilica Cattedrale e il Palazzo Papale.

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Comitato Scientifico 

Presidente
Cav. Dott. Sante De Angelis

Presidente Onorario
S. E. Mons. Lorenzo Loppa

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Josè Saraiva Martins

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Paul Poupard

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S.Em. Card. Elio Sgreccia

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S. E. Mons Edward Nowak

Presidente del Comitato Scientifico
S. E. Re.ma Mons. Franco Croci


Presidente della Giuria
Cons. Dott.ssa Ilva Sapora

Presidente Vicario del Comitato Scientifico
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Vice Presidente del Comitato Scientifico
Dott. Riccardo Giachin

Vice Presidente del Comitato
Scientifico
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L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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