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S.E.Mons. Alessandro D'Errico

Premio Internazionale Bonifacio VIII

IX Edizione 2011

 

Biografia:


S.E. Mons. Alessandro D'Errico, nasce a Frattamaggiore il 18 novembre 1950. Viene ordinato sacerdote per la diocesi di Aversa il 24 marzo 1974. Il 14 novembre 1998 dal Beato Giovanni Poalo II, viene nominato arcivescovo titolare di Carini e nunzio apostolico in Pakistan. Il 6 gennaio 1999 riceve la consacrazione episcopale. Il 21 novembre 2005 da Papa Benedetto XVI, viene nominato nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina. Dal 17 febbraio 2010 ricopre anche l'ufficio di nunzio apostolico in Montenegro.

Discorso:

"L' importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il contributo alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni in Bosnia ed Erzegovina"

(Anagni, 9 dicembre 2011)

 
Eminenza,

Eccellenze,

Caro Presidente e cari Accademici,

Distinte Autorità,

Signore e Signori
 
         Sono grato all’Accademia Bonifaciana per aver voluto pensare anche a me come persona meritevole dell’importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il modesto contributo che ho potuto dare in Bosnia ed Erzegovina alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni. Un ringraziamento particolare sento il dovere di esprimere al Presidente, Cav. Dott. Sante De Angelis; al Presidente del Comitato Scientifico, l’Ecc.mo e venerato Mons. Franco Croci, che oggi con noi ricorda il 50mo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale; al Presidente della Giuria, Dott.ssa Ilva Sapora; e a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione  di questa nona edizione del Premio. Saluto rispettosamente il Vescovo, Mons. Lorenzo Loppa; il Sindaco, Dott. Carlo Noto; le Autorità civili e militari presenti; tutti voi, cari amici, che con la vostra partecipazione rendete ancora più significativa questa cerimonia.

       Come sempre mi succede in simili circostanze, alla notizia che mi si voleva conferire quest’ambito riconoscimento, sono rimasto un po’ sorpreso e un po’ imbarazzato. Alla fine, mi sono detto che non avevo altra scelta, e che dovevo accettare, perché penso che questo riconoscimento non sia dato tanto alla mia persona, ma alla missione che la Nunziatura Apostolica cerca di svolgere in BiH, a nome della Santa Sede.

Com’è stato ricordato oggi, sono a Sarajevo dal mese di febbraio 2006. L’annuncio del mio trasferimento dal Pakistan avvenne il 21 novembre 2005; e cioè, nel giorno del decimo anniversario della firma dell’Accordo di Dayton, che nel 1995 aveva finalmente chiuso la pagina drammatica della guerra fratricida tra serbi, bosgnacchi e croati. Sin dal mio arrivo in Bosnia ed Erzegovina, ho potuto costatare  che in questi anni è stato fatto molto, in termini di ricostruzione materiale e morale. Tuttavia, mi rendo conto ogni giorno di più che, sotto la cenere, il fuoco è ancora vivo: nel senso che le ferite della guerra recente non sono completamente rimarginate, e molte questioni sono ancora aperte, con gravi interrogativi per il futuro del Paese.
     Tradizionalmente la BiH è un singolare punto d’incontro di popoli, civiltà e religioni. Da ciò che ho potuto sperimentare negli anni scorsi, sono convinto che questo incontro di civiltà porti a ricchezza di tradizioni, di cultura e di storia; ma può portare anche a notevoli tensioni. Come in epoca recente, quando gli eventi della guerra causarono tanta distruzione e grandi sofferenze. O come in questi mesi, per la complessa situazione politica che si è creata dopo le elezioni del mese di ottobre dello scorso anno.
         A mio parere, l’Accordo di Dayton ha avuto il merito di fermare la guerra. Ma questo era solo un punto d’inizio. Ora, nel contesto delle tensioni che ancora persistono, mi sforzo di ripetere che sarebbe ormai tempo di pensare seriamente a come costruire la pace. O meglio, a come costruire una pace giusta: una pace che garantisca, ai cittadini e ai popoli costitutivi, di vivere in armonia sociale, e di avere un ruolo nel Paese al meglio delle loro possibilità.
         Ebbene, per giungere a tale auspicata meta, sono convinto che, oggi soprattutto, in BiH ci sia bisogno di dialogo, e non di soluzioni imposte con la legge del più forte. C’è bisogno soprattutto di un dialogo che privilegi ciò che c’è in comune, anziché ciò che divide. Un dialogo che manifesti il sincero desiderio di lavorare insieme, e camminare insieme, con tutte le persone di buona volontà, in un’atmosfera di fiducia reciproca e di comune impegno per il futuro del Paese.         

         Mi rendo conto che questo non è facile, perché gli eventi del recente passato - quelli della guerra - sono ancora vivi nella memoria dei singoli e delle comunità. Questa è la grande sfida. Perciò, insieme al Card. Vinko Puljic e ai Vescovi della Conferenza Episcopale, cerchiamo di richiamare l’attenzione di tutti  sul fatto che bisogna anzitutto “purificare la memoria”. Bisognerebbe avere il coraggio e la determinazione di chiudere con il passato della guerra, e di mettere da parte i pregiudizi e i sospetti, che ancora persistono nelle relazioni tra i singoli e i popoli costitutivi.
         Personalmente ho fiducia in questo Paese, e ho fiducia nella gente di questo Paese. Anzi mi dispiace quando talvolta sento che qualcuno vorrebbe di nuovo mettere in discussione l’unità della Bosnia ed Erzegovina. A mio avviso, sarebbe assai meglio se tutti si mettessero all’opera con spirito nuovo e con sincerità d’intenzioni, per trovare le giuste soluzioni alle questioni che bisogna affrontare, anziché restare ancora divisi con barriere e steccati ereditati dal passato.


Distinte Autorità, Signore e Signori,
 
         In questo premio che oggi mi è conferito dall’Accademia Bonifaciana, e nel vostro interessamento per la BiH, trovo la conferma di un personale convincimento. E cioè: se durante gli anni scorsi la Nunziatura Apostolica ha potuto vedere anche qualche frutto del suo lavoro - tra l’altro,  due Accordi tra la Santa Sede e la BiH, e un altro con il Montenegro - ciò è stato possibile perché abbiamo trovato accoglienza cordiale e prezioso sostegno presso tante persone di buona volontà, oltre che sincera disponibilità a parecchi livelli. Questo ci sostiene e ci incoraggia ad andare avanti con lo stesso impegno e con lo stesso entusiasmo, nonostante i momenti di prova che talvolta si presentano. Il mio augurio, la mia speranza, la mia preghiera, è che - con il contributo di tutti - in BiH di nuovo possano finalmente prevalere il dialogo e l’armonia sociale; e che magari l’Accademia Bonifaciana  possa intraprendere opportune iniziative sociali ed umanitarie anche in questo travagliato Paese dei Balcani, come ha fatto in Libano, in Kosovo e in Albania.

Grazie!

 





(Anagni, 9 dicembre 2011)

 

Eminenza,

Eccellenze,

Caro Presidente e cari Accademici,

Distinte Autorità,

Signore e Signori!

 

         Sono grato all’Accademia Bonifaciana per aver voluto pensare anche a me come persona meritevole dell’importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il modesto contributo che ho potuto dare in Bosnia ed Erzegovina alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni. Un ringraziamento particolare sento il dovere di esprimere al Presidente, Cav. Dott. Sante De Angelis; al Presidente del Comitato Scientifico, l’Ecc.mo e venerato Mons. Franco Croci, che oggi con noi ricorda il 50mo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale; al Presidente della Giuria, Dott.ssa Ilva Sapora; e a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione  di questa nona edizione del Premio. Saluto rispettosamente il Vescovo, Mons. Lorenzo Loppa; il Sindaco, Dott. Carlo Noto; le Autorità civili e militari presenti; tutti voi, cari amici, che con la vostra partecipazione rendete ancora più significativa questa cerimonia.

       Come sempre mi succede in simili circostanze, alla notizia che mi si voleva conferire quest’ambito riconoscimento, sono rimasto un po’ sorpreso e un po’ imbarazzato. Alla fine, mi sono detto che non avevo altra scelta, e che dovevo accettare, perché penso che questo riconoscimento non sia dato tanto alla mia persona, ma alla missione che la Nunziatura Apostolica cerca di svolgere in BiH, a nome della Santa Sede.

Com’è stato ricordato oggi, sono a Sarajevo dal mese di febbraio 2006. L’annuncio del mio trasferimento dal Pakistan avvenne il 21 novembre 2005; e cioè, nel giorno del decimo anniversario della firma dell’Accordo di Dayton, che nel 1995 aveva finalmente chiuso la pagina drammatica della guerra fratricida tra serbi, bosgnacchi e croati. Sin dal mio arrivo in Bosnia ed Erzegovina, ho potuto costatare  che in questi anni è stato fatto molto, in termini di ricostruzione materiale e morale. Tuttavia, mi rendo conto ogni giorno di più che, sotto la cenere, il fuoco è ancora vivo: nel senso che le ferite della guerra recente non sono completamente rimarginate, e molte questioni sono ancora aperte, con gravi interrogativi per il futuro del Paese.

     Tradizionalmente la BiH è un singolare punto d’incontro di popoli, civiltà e religioni. Da ciò che ho potuto sperimentare negli anni scorsi, sono convinto che questo incontro di civiltà porti a ricchezza di tradizioni, di cultura e di storia; ma può portare anche a notevoli tensioni. Come in epoca recente, quando gli eventi della guerra causarono tanta distruzione e grandi sofferenze. O come in questi mesi, per la complessa situazione politica che si è creata dopo le elezioni del mese di ottobre dello scorso anno.

         A mio parere, l’Accordo di Dayton ha avuto il merito di fermare la guerra. Ma questo era solo un punto d’inizio. Ora, nel contesto delle tensioni che ancora persistono, mi sforzo di ripetere che sarebbe ormai tempo di pensare seriamente a come costruire la pace. O meglio, a come costruire una pace giusta: una pace che garantisca, ai cittadini e ai popoli costitutivi, di vivere in armonia sociale, e di avere un ruolo nel Paese al meglio delle loro possibilità.

         Ebbene, per giungere a tale auspicata meta, sono convinto che, oggi soprattutto, in BiH ci sia bisogno di dialogo, e non di soluzioni imposte con la legge del più forte. C’è bisogno soprattutto di un dialogo che privilegi ciò che c’è in comune, anziché ciò che divide. Un dialogo che manifesti il sincero desiderio di lavorare insieme, e camminare insieme, con tutte le persone di buona volontà, in un’atmosfera di fiducia reciproca e di comune impegno per il futuro del Paese. 

        

         Mi rendo conto che questo non è facile, perché gli eventi del recente passato - quelli della guerra - sono ancora vivi nella memoria dei singoli e delle comunità. Questa è la grande sfida. Perciò, insieme al Card. Vinko Puljic e ai Vescovi della Conferenza Episcopale, cerchiamo di richiamare l’attenzione di tutti  sul fatto che bisogna anzitutto “purificare la memoria”. Bisognerebbe avere il coraggio e la determinazione di chiudere con il passato della guerra, e di mettere da parte i pregiudizi e i sospetti, che ancora persistono nelle relazioni tra i singoli e i popoli costitutivi.

         Personalmente ho fiducia in questo Paese, e ho fiducia nella gente di questo Paese. Anzi mi dispiace quando talvolta sento che qualcuno vorrebbe di nuovo mettere in discussione l’unità della Bosnia ed Erzegovina. A mio avviso, sarebbe assai meglio se tutti si mettessero all’opera con spirito nuovo e con sincerità d’intenzioni, per trovare le giuste soluzioni alle questioni che bisogna affrontare, anziché restare ancora divisi con barriere e steccati ereditati dal passato.


Distinte Autorità, Signore e Signori,

 

         In questo premio che oggi mi è conferito dall’Accademia Bonifaciana, e nel vostro interessamento per la BiH, trovo la conferma di un personale convincimento. E cioè: se durante gli anni scorsi la Nunziatura Apostolica ha potuto vedere anche qualche frutto del suo lavoro - tra l’altro,  due Accordi tra la Santa Sede e la BiH, e un altro con il Montenegro - ciò è stato possibile perché abbiamo trovato accoglienza cordiale e prezioso sostegno presso tante persone di buona volontà, oltre che sincera disponibilità a parecchi livelli. Questo ci sostiene e ci incoraggia ad andare avanti con lo stesso impegno e con lo stesso entusiasmo, nonostante i momenti di prova che talvolta si presentano. Il mio augurio, la mia speranza, la mia preghiera, è che - con il contributo di tutti - in BiH di nuovo possano finalmente prevalere il dialogo e l’armonia sociale; e che magari l’Accademia Bonifaciana  possa intraprendere opportune iniziative sociali ed umanitarie anche in questo travagliato Paese dei Balcani, come ha fatto in Libano, in Kosovo e in Albania.

     Grazie!

 

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Vita Accademica

L’Accademia Bonifaciana ha presentato “Jubilate Deo”, concerto con la “Bulgarian Chamber Orchestra Orpheus”, per l’apertura dell’Anno Santo della Misericordia al “Principe di Piemonte” di Anagni

 

In occasione dell'apertura dell’ Anno Santo della Misericordia l’Accademia Bonifaciana ha presentato “Jubilate Deo” Concerto tenuto dalla prestigiosa Bulgarian Chamber Orchestra "Orpheus", che si è svolto nella splendida cornice della Chiesa di San Pietro in Vineis  del Convitto Principe di Piemonte di Anagni messo gentilmente a disposizione dalla Dirigenza Inps, lo scorso mercoledì, 9 dicembre 2015.
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Comitato Scientifico 

Presidente
Cav. Dott. Sante De Angelis

Presidente Onorario
S. E. Mons. Lorenzo Loppa

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Josè Saraiva Martins

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Paul Poupard

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S.Em. Card. Elio Sgreccia

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S. E. Mons Edward Nowak

Presidente del Comitato Scientifico
S. E. Re.ma Mons. Franco Croci


Presidente della Giuria
Cons. Dott.ssa Ilva Sapora

Presidente Vicario del Comitato Scientifico
Gen.C.A. Dott. Rocco Panunzi

Vice Presidente del Comitato Scientifico
Dott. Riccardo Giachin

Vice Presidente del Comitato
Scientifico
Dott. Paolo Patrizi

Direttore Artistico
Maestro Prof. Dott. Cesare Marinacci

Segretario dell'Accademia e del Premio
Sig. Mauro Camicia

 Consulente Morale
Mons. Sergio Maurizio Soldini

Consulente Ecclesiastico
Mons. Valentino Miserachs Grau

Responsabile Relazioni Esterne
S. E. Dott. Cesare Castelli

Responsabile dell'Immagine
Dott. Paolo Maggi

Segretario Vicario del Premio
Dott. Luca Dell'Uomo

Segretario aggiunto del Premio
Sig. Matteo Ambrosetti

la Nostra Sede

L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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