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S.E.Mons. CARLO LIBERATI PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII
IX Edizione 2011

Biografia:


L’Arcivescovo MONS. CARLO LIBERATI è nato a Matelica (Macerata) il 6 novembre 1937 da famiglia di cattolici praticanti. Già da piccolo sente la vocazione al sacerdozio e nel 1950, dopo le scuole primarie a Matelica, fa ingresso nel Seminario diocesano di Fabriano-Matelica, dove vi resterà fino al compimento degli studi ginnasiali. Continua gli studi al Pontificio Seminario Regionale di Fano, dove conseguirà il Baccellierato in Teologia nel giugno del 1962. Sempre nel 1962, il 29 luglio, viene ordinato sacerdote nella Cattedrale di Matelica, di cui diventa vicario cooperatore alcuni mesi dopo. Attento alla formazione religiosa e morale dei giovani, in Diocesi ricopre anche le funzioni di professore di lettere presso il Seminario e di Assistente dell’Azione Cattolica Giovanile (GIAC) e di redattore del settimanale diocesano L’Azione.

Prosegue gli studi, iscrivendosi al biennio di Teologia Pastorale nella Pontificia Università Lateranense, conseguendo, nel 1969, la laurea. Sei anni dopo, nella stessa università, si laurea in Diritto Canonico con il massimo dei voti e durante gli studi universitari viene chiamato nella Cancelleria del Tribunale dell’allora Sacra Rota. Insegna religione al Liceo Tasso di Roma con l’intento di far crescere l’istruzione religiosa e l’educazione cristiana dei giovani. Continua il suo lavoro rotale e contemporaneamente frequenta i corsi della Pontificia Accademia Ecclesiastica a Piazza Minerva durante l’anno 1972.

Dal primo gennaio 1980 è chiamato a far parte della Congregazione delle Cause dei Santi in qualità di aiutante di studio e divenendo Segretario dei Cardinali Pietro Palazzini (per dieci anni), Angelo Felici (per altri dieci anni) entrambi Prefetti della medesima Congregazione e del Card. Alberto Bovone. In questa Congregazione percorre tutto l’iter di servizio ecclesiale, fino al 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo nomina Delegato dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Per circa 22 anni svolge presso quel Dicastero della Curia Romana il ruolo di docente nello Studium, notaio dei Congressi, redattore dei fogli di Udienza per i decreti sulle virtù, il martirio, la Beatificazione e la Canonizzazione delle Cause dei Santi.

Nel 1990 aveva inoltre contribuito in modo determinante al consolidamento, restauro, ristrutturazione di San Salvatore in Lauro, appartenente al Pio Sodalizio dei Piceni di cui è stato Presidente, e nell’A.P.S.A., si impegnò affinché fosse impresso un ritmo più consono e rapido ai lavori di manutenzione degli edifici sede dei Dicasteri pontifici contribuendo a dotare uffici più funzionali e degni per i dipendenti vaticani.

Il 5 novembre 2003 viene nominato Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei. Viene consacrato Vescovo dal Cardinale Angelo Sodano  il 10 gennaio 2004 nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Fa il suo ingresso nella città mariana di Pompei il 24 gennaio 2004. Il Santo Padre Benedetto XVI lo eleva alla dignità di Arcivescovo il 7 luglio 2007 e il 19 ottobre 2008 il medesimo Santo Padre visita il Santuario e la Città di Pompei rendendo omaggio e devozione alla Vergine SS.ma del S. Rosario onorata in uno dei Santuari mariani più importanti del mondo. In tal modo il Santo Padre sottolinea le Opere di Carità che rendono celebre il medesimo Santuario soprattutto per l’educazione, l’accoglienza e l’elevazione umana dell’infanzia abbandonata.

Nel suo episcopato S. E. Mons. Carlo Liberati ha dato nuovo slancio ed impulso all’accoglienza dei pellegrini che accorrono sempre più numerosi e vengono salutati dal Prelato con una catechesi attenta alla vita concreta e che invita alla recita e alla meditazione del S. Rosario. Entrando in Basilica i fedeli sono sorpresi dalle imponenti impalcature per i lavori di Restauro integrale degli affreschi e dei mosaici che sono tornati al loro antico splendore. I nuovi banchi del Santuario, prima opera di rinnovamento dell’Arcivescovo, danno un senso di tranquillità ai devoti che possono pregare e meditare con maggiore comodità.

Nel Piazzale Giovanni XXIII i pellegrini usufruiscono delle Sale “Marianna De Fusco”, “Luisa Trapani” ed “Aurelio Signora” per i convegni e di un “Centro Giovanile” per l’accoglienza, debitamente preparati, organizzati e forniti di tutte le attrezzature necessarie dal medesimo Arcivescovo.

Anche le Opere di Carità vivono una nuova primavera con la ricostituzione della “Casa Famiglia” e dei “Centri Educativi” e le recenti istituzioni: la “Comunità Incontro” per il recupero dei giovani tossicodipendenti e degli alcolizzati recuperando una “vaccheria” abbandonata, l’“Ambulatorio ginecologico con gli studi medici, materno-infantile e pediatrico”, il “Consultorio Familiare di Ispirazione Cristiana”, la “Mensa dei Poveri” nella recuperata e rinnovata “Casa del Pellegrino”.

La Visita Pastorale in atto consente all’Arcivescovo di incontrare il Popolo di Dio che gli è stato affidato: fanciulli, adolescenti, giovani, fidanzati, famiglie e soprattutto gli anziani e gli ammalati visitati personalmente e i tanti fedeli incontrati nel Sacramento della Riconciliazione.

Discorso:

Bonifacio VIII "magnanimus pontifex"

SALUTO DELL’ARCIVESCOVO E DELEGATO PONTIFICIO

DEL SANTUARIO DELLA B. V. MARIA DEL S. ROSARIO DI POMPEI

IN OCCASIONE DEL CONFERIMENTO

DEL PREMIO INTERNAZIONALE

“Bonifacio VIII”

(Anagni, 9 dicembre 2011)

Eminenza Reverendissima Card. Salvatore De Giorgi,

Eccellenza Reverendissima Mons. Alessandro D’Errico,

Eccellenza Reverendissima Mons. Franco Croci,

Cav. Sante De Angelis,

Autorità Religiose, Civili e Militari,

Presenti tutti:

Sono lieto e un po’ commosso per questo Premio “Bonifacio VIII” che avete voluto conferirmi. Nel mio discorso vorrei approfondire con Voi la figura di Bonifacio VIII, la sua vita e le sue Opere e soprattutto il messaggio che continua a trasmettere alla Chiesa e alla Società del nostro tempo.


Bonifacio VIII papa

La vita e le Opere

Bonifacio VIII papa. - Benedetto Caetani (Anagni 1235 circa - Roma 1303); dopo varie missioni diplomatiche in Inghilterra e in Francia fu creato cardinale nel 1281. Dopo l'abdicazione di Celestino V, ch'egli poi confinò nel castello di Fumone temendo che l'ex papa potesse diventare strumento dei suoi nemici, fu eletto papa il 24 dic. 1294 in Castelnuovo di Napoli. Riportata, nonostante le pressioni di Carlo II d'Angiò, la Curia da Napoli a Roma, tentò subito di risolvere il problema della Sicilia, ribelle alla Chiesa, ottenendo la rinuncia al regno di Giacomo II d'Aragona, nominato gonfaloniere della Chiesa e investito della Corsica e della Sardegna. Ma il fratello di questo, Federico, aveva accettato (25 marzo 1296) la corona di Sicilia; l'aveva difesa quindi validamente, concludendo alla fine (31 ag. 1302) con Carlo di Valois, mandatogli contro dal papa, la pace di compromesso di Caltabellotta. Sull'insuccesso siciliano ebbero certo peso anche i rapporti con Filippo il Bello, turbati dal gesto di Bonifacio VIII, che con la bolla Clericis laicos (24 febbr. 1296) aveva proibito al clero di versare somme, a titolo di tasse o sovvenzioni, a qualsiasi autorità laica senza l'espresso consenso della S. Sede. La reazione di Filippo portò a una breve tregua, nel 1301, di fronte all'intransigenza del re, Bonifacio VIII formulò compiutamente la dottrina della supremazia della Chiesa sui regni della terra (bolla Unam sanctam del 18 nov. 1302), manifesto della teocrazia medievale.

Intanto i cardinali Colonna, che in concorrenza alla rivale famiglia Caetani avevano costituito una vasta signoria nella Campagna e Marittima, avevano accusato BonifacioVIII di frode e di simonia, aderendo al movimento degli spirituali osteggiati dal pontefice, il quale rispose scomunicandoli e, distrutta la loro roccaforte, Palestrina, li costrinse a rifugiarsi in Francia. Ma il piano di affermazione teocratica, da cui BonifacioVIII muoveva, era ormai anacronistico: nonostante la felice intuizione e istituzione (1300) del giubileo, la sua condotta politica (intervento nella vita di Firenze) mostrò la debolezza della sua posizione e l'offesa di Anagni, che segnò il culmine del rinnovato conflitto con Filippo il Bello, chiuse drammaticamente la sua vita. Esperto canonista (fece pubblicare il Liber sextus Decretalium, 1298), religioso se pur estraneo all'escatologismo "spirituale" del tempo, ambizioso e autoritario, subì l'oltraggio di cronache tendenziose e di un processo postumo, in cui il re francese e il partito dei Colonna gli attribuirono tutte le colpe. In realtà Bonifacio VIII, proprio per la sua personalità d'eccezione, per la coscienza della sua missione "romana", fu colui che fece precipitare la crisi, da tempo in corso, del papato medievale. Dopo un'alternanza di patteggiamenti e di contrasti con le forze politiche sorgenti, estranee e ostili a ogni concezione universalistica, s'irrigidì nella più recisa ideologia teocratica; il suo atteggiamento di tragico lottatore d'una battaglia ormai perduta, ha una sua umana grandezza, che fu espressa anche nel titolo datogli dai contemporanei di "magnanimus pontifex".

Come sovrano e capo di Stato, lo distingue una visione essenzialmente "politica" del mondo e una pronta decisione nell'affrontarne i problemi, accompagnata a molta dignità di comportamento e sostenuta da una intelligenza fuori del comune.

Passando agli aspetti meno simpatici della sua personalità, ne rileveremo il carattere assai difficile.

Nonostante tutte le accuse e insinuazioni che gli vennero rivolte, anche lui vivente, e con intenti nettamente polemici e denigratori, la sua ortodossia appare fuori di discussione.

Certamente la maggior parte delle "eresie" che gli vengono attribuite sono frutto di malevola invenzione.

Ci piace chiudere questa biografia con un giudizio di G. Falco: "fu di grande animo, avido, ambizioso, superbo, tutto versato nell'azione: fra coloro che lo avvicinarono non distinse che amici o nemici, con gli uni nepotisticamente generoso, con gli altri inesorabile. In un mondo mutato fece l'ultimo esperimento di un'inflessibile teocrazia papale: i suoi stessi errori, le sue stesse energie valsero a precipitare la crisi ed a promuovere la nuova coscienza europea".

Il leader della Chiesa alto-medievale

Bonifacio VIII appare a noi innanzitutto quale convinto e zelante sostenitore della libertà della Chiesa, nei confronti dei potenti della terra, per lo svolgimento della sua missione a servizio del Popolo di Dio. Malgrado le differenti accentuazioni che si possono riscontrare tra l'ecclesiologia del tredicesimo secolo e quella di oggi - anzi, proprio a motivo di tali differenze - siamo in grado di cogliere ciò che di perennemente valido è contenuto nella concezione della "plenitudo potestatis" sviluppata da Bonifacio VIII nei suoi scritti.

Non dobbiamo dimenticare che la formazione di questo Papa fu prevalentemente giuridica, grazie agli studi compiuti a Spoleto, Perugia e Bologna, e alla lunga esperienza nella Curia Romana. È comprensibile, perciò, che la sua forma mentis fosse spiccatamente sensibile e attenta ai diritti della Chiesa, in particolare a quelli del Successore di Pietro. Il contesto storico del tempo poneva la Chiesa a confronto con i "regni" umani. La distinzione tra il piano temporale e quello spirituale operava allora secondo modalità teoriche e pratiche differenti da quelle che sono poi andate maturando nel corso di questi sette secoli.

Ad esempio, per noi che vediamo ormai da lontano la questione del potere temporale e siamo figli del Concilio Vaticano II, il concetto di "libertà" della Chiesa e del Papa si configura in modo alquanto diverso da quello teorizzato dal Papa Benedetto Caetani. Ciò tuttavia non deve impedirci di comprendere e apprezzare lo zelo con cui egli, prima nelle sue missioni in Francia e Inghilterra, poi come Cardinale e quindi come Papa, difese tale libertà in un'epoca particolarmente difficile per la Sede di Pietro. La sua insistenza sulla pienezza del potere del Sommo Pontefice era un modo di confrontarsi con i potenti di questo mondo usando il loro stesso linguaggio, per potere così più efficacemente difendere la Sede romana e, quindi, l'intera Chiesa.

Il vedere in grande

Pur con questi limiti, non c'è dubbio che Bonifacio VIII, nel panorama geopolitico del suo tempo, si sia rivelato personalità di notevole statura. Ebbe uno sguardo ampio, capace di dominare la complessa scacchiera internazionale dell'epoca. Per questo alcuni storici indicano nella "magnanimità", cioè nel "vedere in grande", una caratteristica tipica di Papa Caetani, riconoscendolo "tra le personalità più rilevanti nella storia del papato medievale" (Eugenio Dupré Theseider, in:  Enciclopedia dei Papi, Treccani, vol. II, p. 490).

Strettamente connesso con quel suo "vedere in grande" fu l'amore di Bonifacio VIII per la Terra Santa, in cui avrebbe voluto ripristinare le condizioni per il libero e pacifico esercizio del culto cristiano. Lo sentiva come un suo preciso dovere. Dall'inizio alla fine del suo pontificato perseguì tale disegno, anche se le alterne vicende della politica internazionale non gli consentirono mai di realizzarlo. È poi documentato l'impegno con cui Papa Bonifacio incoraggiò, sempre verso le terre d'Oriente, l'attività missionaria degli Ordini religiosi, in particolare dei Frati Francescani e Domenicani, per portare anche a quei popoli l'annuncio salvifico del Vangelo.

L’Università di Roma

Sempre nella prospettiva del "vedere in grande", merita poi di essere ricordata, nel campo della cultura, un'importante benemerenza di questo Papa, quella cioè di aver istituito l'Università di Roma. Mi piace sottolinearlo anzitutto perché questo primo Studium Urbis è intitolato alla "Sapienza", quella sapienza che la Scrittura ci presenta come tesoro "preferibile a scettri e a troni" (Sap 7, 8). In secondo luogo, perché l'Università "La Sapienza" ha superato i settecento anni: il Papa, in effetti, la istituì il 30 aprile 1303, poco prima della sua morte, avvenuta il successivo 11 ottobre.

Il Giubileo

Uno dei meriti di Bonifacio VIII è stato, infine, l'aver indetto il primo Anno Santo. Al riguardo, va riconosciuto ciò che gli storici hanno ormai chiaramente assodato, e cioè che il Pontefice seppe allora corrispondere ad una chiamata del Signore, rappresentata dalle folle di pellegrini che giungevano a Roma per la fine del 1299 e per l'inizio del nuovo secolo, desiderose di ricevere speciali benedizioni ed indulgenze. Il Pontefice fu capace di governare tale movimento, correggendone le aspettative eterodosse, e soprattutto indicendo un vero e proprio anno giubilare, dal Natale del 1299 a quello del 1300, ed estendendo l'indulgenza anche ai pellegrini che fossero morti lungo il tragitto.

Una grande personalità

Certo, la vita di ogni uomo e tanto più di un Pastore della Chiesa è affidata all'imperscrutabile giudizio di Dio. È una soglia che non pretendiamo varcare: "Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto" (Eb 4, 13). A Dio noi lasciamo il giudizio ultimo su ogni creatura. A Bonifacio VIII, comunque, gli storici riconoscono "intelligenza acuta, conoscenza del mondo, esperienza negli affari, intrepido ardimento, volontà ferrea e straordinaria capacità di lavoro" (H. Jedin, Storia della Chiesa, vol. V/1, p. 389).

La difesa della libertà della Chiesa

Considerando la figura del Papa Bonifacio, vien fatto di osservare che sicuramente per una cosa, anche se forse per questa soltanto, egli sarebbe stato disposto a "lasciare tutto", anche la vita: la difesa della libertà della Chiesa e del Papato. Lo dimostrò nell'ora cruciale in cui fu attaccato direttamente e personalmente qui ad Anagni, nel suo palazzo: in quel momento drammatico, da solo, con l'unica forza della dignità pontificia, affrontò chi lo minacciava. Era il 7 settembre 1303. Fu l'inizio di un tracollo fisico che lo portò alla morte, ma fu anche l'occasione suprema per testimoniare la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.

La Società odierna

Nell’ambito della Società odierna troviamo, nonostante tante contraddizioni, una più diffusa e forte sete di giustizia e di pace, un senso più vivo della cura dell’uomo per il creato e per il rispetto della natura, una ricerca più aperta della verità e della tutela della dignità umana, l’impegno crescente, in molte fasce della popolazione mondiale, per una più concreta solidarietà internazionale e per un nuovo ordine planetario, nella libertà e nella giustizia.

Ma con questi e con altri fattori positivi si trovano intrecciati molti elementi problematici o negativi.

Ancora diffuso si presenta il razionalismo, che, in nome di una concezione riduttiva di scienza, rende insensibile la ragione umana all’incontro con la Rivelazione e con la trascendenza divina.

È da registrarsi poi una difesa esasperata della soggettività della persona, che tende a chiuderla nell’individualismo, incapace di vere relazioni umane. Così molti, soprattutto tra i ragazzi e i giovani, cercano di compensare questa solitudine con surrogati di varia natura, con forme più o meno acute di edonismo, di fuga delle responsabilità; prigionieri dell’attimo fuggente, cercano di “consumare” esperienze individuali il più possibile forti e gratificanti sul piano delle emozioni e delle sensazioni immediate, trovandosi però inevitabilmente indifferenti e come paralizzati di fronte all’appello di un progetto di vita che includa una dimensione spirituale e religiosa e un impegno di solidarietà.

Si diffonde, inoltre, in ogni parte del mondo, anche dopo la caduta delle ideologie che avevano fatto del materialismo un dogma e del rifiuto della religione un programma, una sorta di ateismo pratico ed esistenziale, che coincide con una visione secolarista della vita e del destino dell’uomo. Quest’uomo “tutto occupato di sé, quest’uomo che si fa non soltanto centro di ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione di ogni realtà”, si trova sempre più impoverito di quel supplemento d’anima che gli è tanto più necessario quanto più una larga disponibilità di beni materiali e di risorse lo illude di autosufficienza. Non c’è più bisogno di combattere Dio, si pensa di poter fare semplicemente a meno di lui.

In questo quadro, si devono notare, in particolare, la disgregazione della realtà familiare e l’oscuramento o il travisamento del vero senso della sessualità umana: sono fenomeni che incidono in modo fortemente negativo sull’educazione dei giovani e sulla loro disponibilità ad ogni vocazione religiosa. Si devono notare, inoltre, l’aggravarsi delle ingiustizie sociali e il concentrarsi delle ricchezza nelle mani di pochi, come frutto di un capitalismo disumano, che allarga sempre di più la distanza tra i popoli opulenti e popoli indigenti: vengono così introdotte nella convivenza umana tensioni e inquietudini che turbano profondamente la vita delle persone e delle comunità.

Le numerose contraddizioni e potenzialità di cui si sono segnate le nostre società e culture e, nello stesso tempo, le comunità ecclesiali sono percepite, vissute e sperimentate con una intensità del tutto particolare dal mondo dei giovani, con ripercussioni immediate e quanto mai incisive sul loro cammino educativo.

Quanto mai forte è sui giovani il fascino della cosiddetta “società dei consumi”, che li fa succubi e prigionieri di un’interpretazione individualista, materialista ed edonista dell’esistenza umana. Il benessere materialmente inteso tende ad imporsi come unico ideale di vita, un benessere da ottenersi a qualsiasi condizione e prezzo: di qui il rifiuto di tutto ciò che sa di sacrificio e la rinuncia alla fatica di cercare e di vivere i valori spirituali e religiosi. La “preoccupazione” esclusiva per l’avere ha soppiantato il primato dell’essere, con la conseguenza di interpretare e di vivere i valori personali ed interpersonali non secondo la logica del dono e della gratuità, bensì secondo quella del possesso egoistico e della strumentalizzazione dell’altro.

Questo si riflette, in particolare, sulla visione della sessualità umana, che viene fatta decadere dalla sua dignità di servizio alla comunione e alla donazione tra le persone per essere semplicemente ricondotta ad un bene di consumo. Così l’esperienza affettiva di molti giovani si risolve non in una crescita armoniosa e gioiosa della propria personalità che si apre all’altro nel dono di sé, ma in una grave involuzione psicologica ed etica, che non potrà non avere i suoi pesanti condizionamenti sul loro domani.

Alla radice di queste tendenze si dà per non pochi giovani un’esperienza distorta della libertà: lungi dall’essere obbedienza alla verità oggettiva e universale, la libertà è vissuta come assenso cieco alle forze istintive e alla volontà di potenza del singolo. Si fanno allora in qualche modo naturali, sul piano della mentalità e del comportamento, lo sgretolarsi del consenso intorno ai principi etici, e, sul piano religioso, se non sempre il rifiuto esplicito di Dio, una larga indifferenza e comunque una vita che, anche nei suoi momenti più significativi e nelle sue scelte più decisive, viene vissuta come se Dio non esistesse.

RAPPORTO TRA LA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA

E I TEMPI DI BONIFACIO VIII

Sono trascorsi circa sette secoli tra i tempi di Bonifacio VIII e il nostro tempo.

Anche ora ci troviamo in un’epoca di grandi trasformazioni sociali, di profondi mutamenti politici.

Le Monarchie nazionali di allora (Spagna, Francia, Inghilterra, Germania…) non capirebbero le Repubbliche costituzionali parlamentari e democratiche odierne.

La Chiesa, non certo nella sua costituzione gerarchica ispirata dal suo divin Fondatore, Cristo Signore, ma nelle sue aggregazioni visibili e nel suo sapersi adattare sempre alla natura dell’uomo e corrispondere alle sue esigenze profonde di salvezza, ha cambiato lingua, vestito, leggi purché permanga anzi si accresca la fede.

La politica è un’altra cosa. I nostri valori sono perenni, gli interessi politici cambiano purtroppo anche quando sarebbe bene fossero meno variabili.

Oggi stiamo subendo mutamenti e trasformazioni che 60/80 anni fa erano difficilmente ipotizzabili.

Pensiamo alla famiglia, alla scuola, al diritto alla vita, all’aspirazione ad una vita degna, onorata, al diritto al lavoro, alla lotta alle povertà di ogni genere, alla opposizione alle tante schiavitù che ci opprimono.

Ma non possiamo rassegnarci all’inerzia. Bonifacio VIII non l’avrebbe fatto. Non sarebbe stato “uno spettatore di cronaca ma un costruttore di storia”.

Contestando le leggi infelici, come la N. 149 del 2001 che ha distrutto i nostri Orfanotrofi, lo sento come un imperativo morale.

Penso che Bonifacio VIII mi incoraggerebbe e comunque non posso consentire che 35.000/40.000 bambini vengono abbandonati sulle strade da uno Stato insensibile e ingiusto.

+ Carlo Liberati
Arcivescovo -  Prelato e Delegato Pontificio

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Vita Accademica

L’Accademia Bonifaciana ha presentato “Jubilate Deo”, concerto con la “Bulgarian Chamber Orchestra Orpheus”, per l’apertura dell’Anno Santo della Misericordia al “Principe di Piemonte” di Anagni

 

In occasione dell'apertura dell’ Anno Santo della Misericordia l’Accademia Bonifaciana ha presentato “Jubilate Deo” Concerto tenuto dalla prestigiosa Bulgarian Chamber Orchestra "Orpheus", che si è svolto nella splendida cornice della Chiesa di San Pietro in Vineis  del Convitto Principe di Piemonte di Anagni messo gentilmente a disposizione dalla Dirigenza Inps, lo scorso mercoledì, 9 dicembre 2015.
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Comitato Scientifico 

Presidente
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L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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