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Card. Salvatore De Giorgi PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII

IX Edizione 2011

Il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo (Italia), è nato a Vernole (Lecce) il 6 settembre 1930.

È ordinato sacerdote il 28 giugno 1953 da Mons. Francesco Minerva, Vescovo di Lecce, del quale è stato segretario sino al 1958, svolgendo altri incarichi associativi come assistente diocesano dei Fanciulli cattolici, della FUCI, dell'UCIM, della Gioventù studentesca e degli Scout.

Il 12 ottobre 1958 viene destinato alla guida della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa a Lecce, ufficio svolto sino al 1973. Dal 1961 al 1966 è anche assistente diocesano del Movimento maestri di AC e assistente provinciale dell'AIMC. Dal 1969 è delegato e poi vicario per la pastorale diocesana e direttore dell'Ufficio pastorale diocesano. Dal 1972 è membro dell'Istituto pastorale regionale. Per vent’anni ha insegnato religione in diverse scuole superiori statali e non statali di Lecce.

Il 21 novembre 1973 è nominato da Paolo VI Vescovo titolare di Tulana e ausiliare del Vescovo di Oria; riceve l'ordinazione episcopale nella cattedrale di Lecce il 27 dicembre 1973. Il 29 novembre 1975 viene nominato coadiutore con diritto di successione della diocesi di Oria della quale diventa Vescovo il 17 marzo 1978.

Il 4 aprile 1981 viene promosso dal Papa Giovanni Paolo II alla Chiesa metropolitana di Foggia, alla quale sono unite «in persona episcopi» le diocesi di Bovino e di Troia. Con la ristrutturazione della diocesi, dal 30 settembre 1986 diventa Arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino.

Il 10 ottobre 1987 viene trasferito alla Chiesa metropolita di Taranto.

Il 2 febbraio 1990 viene nominato Assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana, per cui lascia l'Arcidiocesi di Taranto della quale l'11 maggio 1990 diventa Arcivescovo emerito. Nel 1991 è nominato assistente del Forum internazionale dell'Azione Cattolica.

Il 4 aprile 1996 viene destinato alla guida dell'Arcidiocesi di Palermo dove fa il suo ingresso solenne il 25 maggio. Nel settembre dello stesso anno viene eletto presidente della Conferenza episcopale siciliana.

Caratteristica del suo ministero pastorale è stata l’accentuazione dell’aspetto spirituale,
l’impegno per la formazione del Clero, la promozione del laicato. Ha organizzato pastoralmente l’Arcidiocesi attraverso il coordinamento dei diversi Centri Pastorali Diocesani e un più organico rapporto tra questi e i Consigli Pastorali Parrocchiali. Attento al dialogo ecumenico e interreligioso, è stato anche particolarmente sensibile ai problemi sociali, soprattutto quelli riguardanti la famiglia, i giovani e la tutela della vita, ed ha rivolto speciale attenzione alle diverse realtà legate al disagio e all’emarginazione.

Forte il suo richiamo alle autorità civili, nazionali e regionali per il varo di provvedimenti sul fronte occupazionale. Costante nei suoi interventi l’invito rivolto agli organi di informazione affinché sottolineino "le tante luci" della realtà palermitana e siciliana, "certamente prevalenti sulle ombre che esistono e che vanno debellate", come non si è stancato mai di ripetere nei confronti della malavita organizzata e non, soprattutto di quella mafiosa, che ha combattuto energicamente col suo costante magistero, ma della quale ha rifiutato la generalizzazione e l’identificazione con la Città.

Sempre ha dimostrato particolare sollecitudine verso gli ammalati e i sofferenti, e proprio per questo nel 2003 ha ricevuto, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Palermo, la LaureaHonoris Causa in Medicina e Chirurgia. Già donatore di sangue, è iscritto all’AIDO e ha dato l’assenso per la donazione dei suoi organi post mortem.

Per far sentire la vicinanza della Chiesa palermitana agli emigrati, ha visitato le comunità italiane di Melbourne in Australia, di Chicago e Milwaukee negli Stati Uniti d’America, di Toronto in Canada e di Londra in Inghilterra.
In seno alla CEI è stato: segretario della Commissione liturgica; segretario e poi membro della Commissione per la dottrina della fede, la catechesi e la cultura; presidente del Comitato per l'Anno mariano; membro del Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali; presidente della Commissione episcopale per il laicato, e presidente nazionale della Federazione italiana esercizi spirituali (FIES).

Giornalista-pubblicista, è autore di varie pubblicazioni, tra cui: Le meraviglie del Regno, LEV, Città del Vaticano 1989; L'Assistente per un'AC protesa alla nuova evangelizzazione, AVE, Roma 1991; Riscopriamo la nostra ministerialità, AVE, Roma 1992; A trent'anni dal concilio Vaticano II verso il grande Giubileo del 2000, AVE, Roma 1995; L'Azione cattolica in cammino col Papa,AVE, Roma 1995.

Arcivescovo emerito di Palermo, 19 dicembre 2006.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 1998, del Titolo di S. Maria in Ara Cœli.

E' membro delle Congregazioni: per il Clero; per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per i Vescovi; dei Pontifici Consigli per i Laici; per la Famiglia.

Discorso:

"Una caratteristica peculiare dell’Accademia Bonifaciana è indubbiamente l’attenzione al Magistero e al Ministero dei Sommi Pontefici"

"La Nuova Evangelizzazione"

LECTIO MAGISTRALIS del  Cardinale SALVATORE DE GIORGI

Arcivescovo emerito di Palermo

(Anagni, 9 dicembre 2011)


1 – SALUTO E INTRODUZIONE

Eccellenze Reverendissime, Autorità Religiose, Civili e Militari, carissimo

Presidente

Saluto cordialmente  tutti i presenti , grato all’Accademia Bonificiana per avermi  voluto onorare  con un così prestigioso riconoscimento, conferito per primo all’amatissimo  Beato Giovanni Paolo II il primo ottobre 2003.

L’occasione mi è gradita  anzitutto per porgere i più sentiti auguri al  carissimo confratello nell’episcopato, S.E. Mons.Franco Croci, Presidente del Comitato Scientifico, che oggi con noi ricorda  il 50° di Sacerdozio, ma anche per esprimere  le più vive congratulazioni per quanto l’Accademia, presieduta dall’ intelligente e instancabile spirito di iniziativa del Cav. Dr. Sante De Angelis ,  sta  realizzando nel campo sia della cultura sia della pace, con azioni concrete di assistenza e di solidarietà, che hanno meritato giustamente il riconoscimento internazionale a Bruxelles dal Presidente del Parlamento Europeo e in Italia da parte delle istituzioni della Repubblica  e della Chiesa.

Una caratteristica peculiare dell’Accademia Bonifaciana è indubbiamente l’attenzione al Magistero e al Ministero dei Sommi Pontefici, tra i quali Anagni annovera il suo figlio più illustre, Benedetto Caetani, che è stato Papa dal 24 dicembre 1294 all’11  ottobre 1303 col nome di Bonifacio VIII.

Per questo ritengo che il modo migliore per onorare l’Accademia in occasione del conferimento del Premio sia il riferimento al magistero dell’attuale Sommo Pontefice, Benedetto XVI, grande successore del grande Papa il Beato Giovanni Paolo II, del quale è stato per 24 anni stretto collaboratore come Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e ora realizzatore determinato e tenace delle più innovative intuizioni.

Tra queste, quella della Nuova Evangelizzazione (=NE), tanto cara a Giovanni Paolo II, per la quale Benedetto XVI col Motu Proprio “Ubicunque et semper” (=UeS) del 21 settembre 2011, emblematicamente festa dell’Apostolo ed Evangelista S.Matteo. ha costituito un nuovo Dicastero della Curia Romana, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che persegue la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla. E sulla NE ha convocato anche per il prossimo ottobre un’ Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

2 -  LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Della Nuova Evangelizzazione  fu ad Haiti, nel 1983, che, in un discorso ai Vescovi del Celam, Giovanni Paolo II parlò espressamente , dopo averne accennato nella sua prima visita in Polonia (1979).

Lo fece - ed è lui stesso ad attestarlo - per risvegliare "un nuovo fervore e nuove aspirazioni evangelizzatrici in America e nel mondo intero"; per dare all'azione pastorale "uno slancio nuovo,  - capace di creare in una Chiesa, -  ancor più radicata nella forza e nella potenza perenne della Pentecoste, nuovi tempi di evangelizzazione".

Papa RatzingeI nel citato Motu Proprio attesta che  Giovanni Paolo II fece dell’ impegnativo compito della evangelizzazione “uno dei cardini del suo vasto Magistero, sintetizzando nel concetto di "nuova evangelizzazione", che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione.

E proprio facendosi carico della preoccupazione dei suoi venerati Predecessori, Benedetto XVI ha ritenuto “opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”.

Indubbiamente quella di NE è un' espressione forte, esigente, stimolante; va perciò  intesa nel senso più corretto, quello stesso inteso da Giovanni Paolo II e ulteriormente precisato da Papa Benedetto.

3- CIO’ CHE LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE  NON E’

- NE non significa annuncio di un "nuovo Vangelo".  Il Vangelo è immutabile: è Cristo, il quale è "lo stesso, ieri, oggi e sempre". Del resto un "nuovo" Vangelo deriverebbe solo da noi stessi, dalla nostra cultura, dalle nostre analisi delle necessità dell'uomo.  Non sarebbe, perciò, Vangelo, ma pura invenzione umana: e in esso non vi sarebbe salvezza.

- NE non significa neppure aggiornare, adattare, modellare il Vangelo ai gusti dell'uomo d'oggi (cf Gal 1,12), eliminandone i contenuti difficilmente assimilabili alla mentalità e alle culture del nostro tempo.

Non è, infatti, la cultura la misura del Vangelo.  Al contrario è Gesù Cristo la misura di ogni cultura e di ogni azione umana.

La NE non nasce dal desiderio di "piacere agli uomini" o di "guadagnare il loro favore" (cf Gal 1,10), ma dalla responsabilità verso il dono di Dio fattoci in Cristo, nel quale abbiamo accesso alla verità su Dio e sull'uomo e, conseguentemente, alla possibilità della vita vera.

“All'inizio dell'essere cristiano – ha  precisato Benedetto XVI citando la sua prima enciclica Deus caritas est - non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”(n.1). “Similmente, alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita”(UeS).

- NE, infine, non equivale a rievangelizzazione, come se l'evangelizzazione precedente fosse stata nulla, infruttuosa e non duratura: ciò significherebbe non riconoscere il cammino che il Vangelo percorre da venti secoli.

4 . CIO’ CHE E’

- Sotto l'aspetto storico, NE significa certamente che essa viene dopo la prima e fondamentale opera di evangelizzazione, dalla quale è nata e si è forgiata, lungo il corso dei secoli, la nostra esperienza di Chiesa e la cultura cristiana del nostro Paese La Chiesa - ha scritto Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica post­ sinodale Christífideles laici (=CFL)i-, "deve fare un grande passo in avanti nella sua evangelizzazione, deve entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario" (n. 35).

- Sotto l'aspetto socio-culturale, significa che "nuovo" è il contesto socio­- religioso-culturale al quale è rivolta oggi l'evangelizzazione.

Lo aveva analizzato Giovanni Paolo II nella citata Esortazione Apostolica

Lo analizza anche Papa Benedetto nel testo del Motu proprio con  riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione.

- “In alcuni territori, infatti, pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell'animo di intere popolazioni;

-  in altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare;

- vi sono “zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano”.

“La diversità delle situazioni esige un attento discernimento; parlare di nuova evangelizzazione” non significa, infatti, dover elaborare un'unica formula uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia”.

- Sotto l'aspetto pastorale, NE significa – secondo Papa Wojtila - che deve essere "nuova" l'azione evangelizzatrice:

nuova "nell'ardore, nei metodi e nelle espressioni".”Nuova" deve essere anche  l'azione degli evangelizzatori: il loro atteggiamento, il loro stile, il loro sforzo, il loro impegno, il loro entusiasmo, la loro gioia.

Ciò significa per Papa Benedetto “intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore”(ib.).

- Sotto l'aspetto biblico-teologíco, NE significa riscoprire, cogliere, far cogliere l'intrinseca, perenne e sempre sorprendente novità del Vangelo e dell'avvenimento cristiano in cui tutto è nuovo: alleanza, dottrina, comandamento e vita; davvero una nuova creazione (cf Lc 22,20; Mc 1,22; Gv 13,14; 1 Cor 5,17).

5 - LE SFIDE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

La NE, perciò, è anzitutto una sfida che è diretta ai cristiani di oggi dal Vangelo.  Ma è anche un'istanza che scaturisce dal nuovo contesto socio­religioso, il quale pone sfide nuove e, per certi versi, inedite all'evangelizzazione o, più propriamente, agli evangelizzatori. Le cause sono molteplici.  Vi accenno appena.

- Il Secolarismo

Il secolarismo, - che è la degenerazione della secolarizzazione, - anche quando non lo nega apertamente, mette tra parentesi Dio, ritenendolo insignificante per l’inesistenza dell'uomo e quasi ostacolo al suo progresso nella storia.  Crea, quindi, attorno all'uomo un'atmosfera di assenza di Dio e di naturalismo agnostico.

Il secolarismo è per sua natura: antropocentrico, terrenista, profano, positivista e scientista, pervasivo.

- E' antropocentrico: tende a mettere l'uomo al primo posto, ad affermare la sua piena autonomia da Dio e da ogni verità e norma morale; lo illude di essere il principio e la ragione di ogni realtà, di poter costruire da solo il suo futuro; lo induce a vivere come se Dio non esistesse.

- E' terrenista: induce a concentrare l'attenzione dell'uomo esclusivamente su questo mondo e sugli interessi terreni, ritenuti come gli unici valori dell'esistenza, col rifiuto di ogni prospettiva trascendente e ultraterrena.

- E' profano: porta a escludere Dio da tutti i settori della vita e a tener ben distinti e separati l'ambito profano e l'ambito religioso, escludendo ogni influsso di questo su quello.

- E' positivista e scientísta: rende l'uomo poco interessato all'argomentazione razionale, anzi scettico nei riguardi di tutto ciò che non si vede o non si tocca e non può dimostrarsi con argomenti scientifici, e, conseguentemente, lo rende incapace di percepire la dimensione del mistero.  E affida ogni speranza al progresso della tecnica e della scienza.

- E' pervasivo: il fenomeno del secolarismo è tanto più grave in quanto non riguarda solo i singoli, ma, in qualche modo, intere comunità: è un fenomeno collettivo, culturale, sociale.

- L'incapacità di percepire il mistero è favorito anche dalle condizioni nelle quali l'uomo d'oggi vive o è costretto a vivere: nel chiasso, nel rumore, nell'assillo del dover fare tutto in fretta, preoccupato, talvolta schiacciato dai problemi economici, dalla paura di perdere il posto di lavoro, dall'insicurezza per il futuro, per cui non ha voglia e tempo per raccogliersi in silenzio, per riflettere e per ascoltare Dio che parla dentro, per pensare ai problemi spirituali e al suo autentico destino.

- L’ Ateismo  - Meno diffuso, - almeno a livello teorico - , è l'ateismo, la negazione esplicita di Dio.  La maggior parte degli italiani afferma di credere in Dio.  Ma si fa strada l'ateismo pratico, pragmatico, programmatico. E anche in Italia sono sorte negli ultimi anni associazioni dichiaratamente e combattivamente ateistiche.

-  Il Materialismo consumista ed edonista

Secolarismo e ateismo in pratica favoriscono una mentalità materialista ed edonista, e questa è rafforzata dalle spinte al consumismo e all'erotismo, indotte in modo seducente dai mass media.  Da qui il primato dell'avere sull'essere, delle cose sulle persone, dei consumi sui valori, dei bisogni sulla legge.  Da qui l'idolatria del denaro e del piacere, il permissivismo libertario.

-  Il Laicismo.

Nel nostro Paese il processo secolaristico è favorito anche dal laicismo,chconsidera la religione come inutile,  frutto di superstizione  e anche dannosa per lo sviluppo, l'equilibrio e la felicità dell'uomo.

Da qui la diffusione dell'umanesimo laicista, secondo il quale la religione: con i suoi dogmi lederebbe le dignità dell'uomo e asservirebbe l'intelligenza umana e con la sua morale, oscurantista e arretrata, ostacolerebbe il pieno esercizio della libertà e impedirebbe lo sviluppo dell'uomo.

6 -  LE CONSEGUENZE NEGATIVE

Le conseguenze negative di questi fattori nella vita dei singoli cristiani come nel tessuto e nel vissuto della stessa comunità cristiana sono molteplici e pongono gravi problemi pastorali.

-  L'ignoranza religiosa

Si ha l'impressione che sotto l'influsso del secolarismo si aggravi e si dilati l'ignoranza religiosa. Debole, infatti, per non dire assente, tra i giovani e tra gli adulti  è l'interesse per la catechesi, la cui incidenza è scarsa, soffocata, per giunta, dai più diffusi e suadenti messaggi dei mezzi della comunicazione di massa.

-  La soggettivizzazione della fede

Anche per questo si fa strada il fenomeno della soggettivizzazione della  fede.

Non si comprende chiaramente l'origine divina e rivelata dalla verità cristiana, la quale, perciò, non è accolta nella sua integralità, ma viene recepita e considerata valida solo nella misura in cui corrisponde alle vedute soggettive e alle esigenze personali e soddisfa al bisogno religioso dei singoli.

-  L'appartenenza parziale

Da qui il senso di appartenenza ecclesiale, debole, parziale, condizionata.

Si accettano gli insegnamenti della Chiesa, i suoi interventi, le sue norme, la sua stessa realtà visibile solo in quanto corrispondono alle attese e alle preferenze personali: ma non si sa cogliere il mistero della Chiesa, ossia la presenza in essa della salvezza di Dio già operante nella storia.

E' diffusa purtroppo nell'opinione pubblica un'immagine di Chiesa che ne offende la vera natura e missione, perché si ferma in maniera quasi esclusiva sulla sua rilevanza sociale, - per apprezzarla o per contestarla -, lasciando però in ombra la vera radice di questa vitalità sociale e cioè la realtà originaria della Chiesa come luogo e sacramento in Cristo dell'incontro degli uomini con Dio e dell'unità del genere umano.

Non c'è da meravigliarsi, di conseguenza, se cresce un senso di diffidenza e quasi di insofferenza per il magistero della Chiesa, e si facciano sempre più strada le spinte unilaterali e riduttive della ricchezza del messaggio evangelico, che trasformano l'annuncio e la testimonianza della fede in un esclusivo o prevalente fattore di liberazione umana e sociale, oppure in un alienante rifugio nella superstizione e nella religiosità senza Dio.

- E tutto questo favorisce l'indifferenza religiosa,l'oscuramento del senso morale, l'eclissi dei valori etici fondamentali, che  è alla base del malessere e delle devianze sociali, le cui vittime sono particolarmente i giovani.  Si pensi alla disonestà amministrativa pubblica e privata, alla crisi della famiglia corrosa da una mentalità divorzista e abortista, al flagello della droga, alla libertà e alle degenerazioni sessuali, ad ogni forma di violenza. Cresce spaventosamente il numero dei suicidi, anche di minorenni.

7 – VALORI EMERGENTI

E tuttavia non mancano, anzi si affermano e si diffondono nuove evidenze culturali ed etiche che sono un segno certo di speranza, quali ad esempio, una più matura coscienza della dignità della persona, l'affermazione dei diritti dell'uomo e dei popoli, il senso della tolleranza, un più vivo senso di solidarietà anche a livello internazionale, una più forte e diffusa sete di giustizia, di libertà e di pace, una accresciuta sensibilità ecologica, una nuova domanda etica soprattutto per quanto riguarda la vita pubblica e i crescenti potenziali della tecnica e della scienza.  Sono elementi positivi che offrono nuove opportunità all'evangelizzazione e vanno letti come promettenti "segni dei tempi".

8 -   LE RISPOSTE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

“ Proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, - afferma Papa Benedetto - richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo, per rendere ragione della propria fede in situazioni differenti dal passato… Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito permane identico come agli albori della nostra storia”(Omelia  del 3.5.2011).

- Una rinnovata coscienza missionaria.

Occorre anzitutto nei cristiani una rinnovata coscienza missionaria che superi incertezze, ritardi, riserve, resistenze nell'impegno dell'evangelizzazione.

Con la NE – afferma Giovanni Paolo II -  la Chiesa deve annunziare e testimoniare come "la fede cristiana costituisca l'unica risposta pienamente valida, - più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata -, dei problemi e delle speranze che la vita pone a ogni uomo e a ogni società" (CFL, 34).

“Sottolineare che in questo momento della storia la Chiesa è chiamata a compiere una nuova evangelizzazione, - precisa a sua volta Papa Benedetto -  vuol dire intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore. Il Concilio Vaticano II ricordava che "i gruppi in mezzo ai quali la Chiesa si trova, spesso, per varie ragioni, cambiano radicalmente, così che possono scaturire situazioni del tutto nuove" (Ad Gentes).

L'evangelizzazione, infatti,  non è una scelta, una opzione facoltativa, è un dovere primario: è la vocazione propria della Chiesa, la sua missione essenziale, la sua ragion d'essere.

Ed evangelizzare,non significa annunciare una semplice dottrina ma una persona viva, Gesù Cristo, Vangelo del Padre, per mezzo del quale, morto e risorto, Dio, che ama l'uomo con amore senza limiti , ha voluto entrare nella sua storia per liberarlo dal peccato, radice di ogni male sociale, e renderlo partecipe della sua vita divina.

Non basta quindi annunziare soltanto i valori cristiani: è necessario annunziare anzitutto Gesù Cristo dal quale discendono quei valori.

- Occorre evangelizzare con nuovo ardore, ossia:

- con fede più limpida e matura,

- con più sincera tensione alla santità,

. - In una più salda comunione ecclesiale,

- a servizio più fedele della verità, che non può essere mai strumentalizzata o asservita,

- con più consapevole docilità allo Spirito Santo, che è il principio, l'agente principale e il termine dell'evangelizzazione,

- con maggiore coraggio, che  scaturisce dalla certezza che la Parola di Dio ha una sua intrinseca e misteriosa potenza (cf Rm 1,16) e che Cristo è con noi e non ci lascia mai soli (cf Mt 28,20).

-Occorre evangelizzare con nuovi metodi.

Il termine "nuova evangelizzazione" – sottolinea Papa Benedetto - richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio,… Il Vangelo è il sempre nuovo annuncio della salvezza operata da Cristo per rendere l’umanità partecipe del mistero di Dio e della sua vita di amore e aprirla ad un futuro di speranza affidabile e forte”.

Occorre pertanto un rinnovamento impegno:

- nella testimonianza della vita, che conquista senza parole anche i non credenti;

- nella testimonianza della carità ,che è la via più efficace per rendere l’annuncio credibile e accettabile all'uomo d'oggi;

- nell'annunzio esplicito: anche se oggi l'uomo è come immunizzato contro la parola e si mostra spesso stanco di sentire, non si può non parlare;

- nell'incontro personale: Gesù ha parlato alle folle, ma ha atteso anche singolarmente le persone, come Nicodemo, Zaccheo, la Samaritana;

- nel dialogo, che in una società secolarizzata, complessa, frammentata, multirazziale, plurireligiosa, come la nostra, è ancora più necessario;

-  in una più intensa pastorale catechetico-liturgico-caritativa, scuola fondamentale e insostituibile della formazione cristiana;

-  nella rivalorizzazione della pietà popolare, che ha certamente i suoi limiti, ma, se rinnovata e ben orientata, soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori.

- Evangelizzare con nuove espressioni

La NE esige che il messaggio cristiano sia espresso in linguaggi e forme accessibili all’uomo d’oggi, capaci di scardinare le sue chiusure e  di  agevolare le aperture alla evangelizzazione.

S’impone come non mai la necessità di rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta dell’uomo d’oggi al messaggio evangelico, senza modificarne i contenuti.

S’impone soprattutto di arrivare al cuore delle culture, servendosi soprattutto oggi  dei mezzi di comunicazione, che se da una parte sono la nuova versione del pulpito, dall’altra il loro cattivo uso costituisce un ostacolo alla NE, la quale perciò, deve accogliere anche questa sfida per darvi una risposta tempestiva, intelligente, coraggiosa.

9 - LE FRONTIERE  DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Molteplici sono le frontiere della NE. Accenno solo alle principali.

- L’antropologia. La prima frontiera è l’uomo stesso, quella della sua inviolabile dignità, del rispetto dei suoi diritti, a cominciare da quello primo e fondamentale alla vita e in ogni fase del suo sviluppo ( dal concepimento al suo termine naturale) e in ogni sua condizione (sia essa di salute o di malattia, di perfezione o di handicap, di ricchezza o di miseria).

La NE deve annunziare la verità rivelata sull’uomo per aiutare l’uomo d’oggi a riscoprire la dignità della persona umana che rifulge  nella sua origine (l’uomo è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza), nella sua vocazione (è chiamato ad essere figlio di Dio), nella sua destinazione (è destinato alla vita eterna nella comunione beatificante con Dio). L’uomo sarà aiutato così a ricostruire la civiltà della vita, contro la pseudocultura della morte. ( si pensi alle sfide poste dai nuovi problemi della bioetica).

- La famiglia. E poiché culla della vita e dell’amore, nella quale l’uomo nasce e cresce, è la famiglia fondata sul matrimonio, cellula fondamentale della Chiesa e della società, la NE è chiamata ad annunziare la verità di Dio sul matrimonio e anche sulla famiglia, verità oggi oscurata, misconosciuta, rifiutata.

- La vita economico-sociale. Ma l’uomo è inserito anche in un contesto sociale, ben definito e caratterizzato, che non sempre lo pone al centro e lo riconosce come l’autore, il centro e il fine di tutta l’attività economico-sociale. Il fenomeno della disoccupazione, gravissimo nel nostro Sud,  ne è la prova più drammatica.

La NE, con la ricchezza della dottrina sociale della Chiesa che è parte essenziale dell’evangelizzazione, è chiamata ad evangelizzare anche questa dimensione fondamentale della vita sociale, perché l’uomo prevalga sulla tecnica, l’etica sul profitto, si eliminino le ingiustizie e si riscopra “la spiritualità del lavoro”, come via di santificazione.

- La politica. Oggi, come non mai, appare urgente ricreare, soprattutto nel nostro Paese, la dignità e il gusto della missione politica, compromessi dal degrado degli ultimi anni, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, che con i suoi contenuti essenziali e irrinunciabili è il fondamento  e l’impulso sociale e politico dei cristiani, come non si stanca di ribadire il Santo Padre, ricordando il fine che esige ed asalta la missione politica:il bene comune.

- Il mondo della sofferenza, che va illuminato col Vangelo del valore salvifico del dolore, per superare le prove della malattia che, se non superate, favoriscono depressione  e disperazione, con la tentazione al  suicidio e all’eutanasia.

Sono tanti, comunque,  gli altri aeropaghi del mondo moderno nei i quali deve impegnarsi la NE: dalla cultura alla scuola, alla ricerca scientifica, alla bioetica, all’impegno per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli, alla promozione della donna e del bambino, alla salvaguardia del creato. Sono altrettanti settori da illuminare con la luce del Vangelo.

10 - CONCLUSIONE

All’inizio del suo Pontificato Giovanni Paolo II lanciò al mondo, a tutta l’umanità, un grido appassionato rivelatosi stupendamente profetico: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo… Non abbiate paura. Solo lui sa cosa è dentro l’uomo… Solo lui ha parole di vita eterna!”.

In queste parole è condensato non solo l’impegno della NE, come risposta alle sfide del terzo millennio,  ed essa stessa vera sfida di speranza lanciata al mondo d’oggi.

L’augurio, che faccio a voi e a me, è che ci dedichiamo a questa impegnativa, magnifica ma non facile impresa della NE con rinnovata convinzione e con nuovo slancio missionario, con la grazia più abbondante che il Signore non si stanca di donarci e che noi chiediamo attraverso Maria, la Stella della nuova evangelizzazione, perché, come augurava  Paolo VI  a conclusione della esortazione Evangelli nuntiandi: “Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la buona novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia di Cristo e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impegnata nel cuore del mondo” (EN, 80).

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Vita Accademica

IL NOSTRO MONS. SERGIO MAURIZIO SOLDINI COMPIE 35 ANNI DI SACERDOZIO! L’AUGURIO DEL RETTORE PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA BONIFACIANA

Carissimo mons. Sergio Maurizio Soldini,a nome dell’Accademia Bonifaciana e mio personale, esprimo gli auguri più sentiti per questo 35° anniversario della Sua consacrazione sacerdotale. Una tappa importante ma pur sempre intermedia per quanto potrà ancora fare del bene alla Sua comunità e alla nostra Istituzione. Voglio che lei sappia che ha toccato il cuore e le coscienze non solo della Sua belle e ridente parrocchia, ma anche di tutti gli amici ed accademici che in qualche modo hanno avuto occasione di parlare con Lei.
Devo proprio dirle che l'amore che Lei manifesta per Gesù Cristo lo trasmette in maniera amplificata in ogni suo approccio con il prossimo.

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Comitato Scientifico 

Presidente
Cav. Dott. Sante De Angelis

Presidente Onorario
S. E. Mons. Lorenzo Loppa

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Josè Saraiva Martins

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Paul Poupard

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S.Em. Card. Elio Sgreccia

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S. E. Mons Edward Nowak

Presidente del Comitato Scientifico
S. E. Re.ma Mons. Franco Croci


Presidente della Giuria
Cons. Dott.ssa Ilva Sapora

Presidente Vicario del Comitato Scientifico
Gen.C.A. Dott. Rocco Panunzi

Vice Presidente del Comitato Scientifico
Dott. Riccardo Giachin

Vice Presidente del Comitato
Scientifico
Dott. Paolo Patrizi

Direttore Artistico
Maestro Prof. Dott. Cesare Marinacci

Segretario dell'Accademia e del Premio
Sig. Mauro Camicia

 Consulente Morale
Mons. Sergio Maurizio Soldini

Consulente Ecclesiastico
Mons. Valentino Miserachs Grau

Responsabile Relazioni Esterne
S. E. Dott. Cesare Castelli

Responsabile dell'Immagine
Dott. Paolo Maggi

Segretario Vicario del Premio
Dott. Luca Dell'Uomo

Segretario aggiunto del Premio
Sig. Matteo Ambrosetti

la Nostra Sede

L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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