Registrati
Card. RAYMOND LEO BURKE PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII
IX Edizione 2011

Biografia:

Il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Arcivescovo emerito di Saint Louis (U.S.A.), è nato il 30 giugno 1948 a Richland Center (diocesi di La Crosse, Wisconsin), ultimo dei sei figli di Thomas F. e Marie B. Burke. Ha frequentato le primarie alla Saint Mary School della città natale (1954-1959) e alla Saint Joseph School di Stratford (1959-1962). Iscrittosi all'Holy Cross Seminary di La Crosse dal 1962 al 1966, vi ha anche completato il college nel 1968, prima di passare alla Catholic University of America, a Washington, dove per tre anni ha seguito il Basselin program, ottenendo il master of arts in filosofia.

Nel 1971 si è trasferito per la prima volta a Roma: come alunno del Pontificio Collegio Americano del Nord ha studiato teologia alla Pontificia Università Gregoriana fino al 1975, anno in cui, il 29 giugno, è stato ordinato sacerdote in piazza San Pietro da Papa Paolo VI insieme con altri 358 diaconi di tutto il mondo.

Al rientro negli Stati Uniti il suo primo incarico è stato quello di rettore associato della cattedrale di San Giuseppe lavoratore, a La Crosse. Nel 1977 ha iniziato a insegnare religione nell'Aquinas High School.

Nel 1980 è tornato alla Gregoriana per il dottorato in diritto canonico. Ultimati gli studi, nell'aprile 1984 è stato nominato moderatore della curia e vice-cancelliere della diocesi di La Crosse e nel contempo vicario giudiziale aggiunto.

Nel 1989 è stato per la terza volta a Roma: Giovanni Paolo II lo ha infatti nominato difensore del vincolo del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Dopo cinque anni, il 10 dicembre 1994, lo stesso Papa Wojtyła gli ha affidato il governo pastorale della diocesi natale (La Crosse); e il 6 gennaio 1995, nella Basilica vaticana, gli ha conferito l'ordinazione episcopale. Conconsacranti sono stati gli allora arcivescovi — oggi cardinali — Giovanni Battista Re e Jorge María Mejía.

Il successivo 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro, ha fatto l'ingresso a La Crosse come ottavo vescovo della diocesi del Wisconsin. Durante gli otto anni trascorsi a La Crosse ha fondato il santuario della Madonna di Guadalupe, noto per la sua bellezza come luogo di pellegrinaggio.

Il 2 dicembre 2003 è stato promosso alla sede arcivescovile metropolitana di Saint Louis, dove si è insediato il 26 gennaio 2004, quinto anniversario della visita pastorale di Giovanni Paolo II. Nel Missouri, in quella che è considerata una delle più antiche e prestigiose diocesi degli States, ha sostituito l'arcivescovo Rigali — oggi anch'egli cardinale — trasferito a Philadelphia. Nono pastore di Saint Louis, nei cinque anni di ministero ha riorganizzato la curia arcidiocesana e scritto diverse lettere pastorali, tra le quali quella del 21 giugno 2005 dedicata alla beata Kateri Tekakwitha, la prima pellerossa d'America elevata agli onori degli altari. Nello stesso anno, fino al 2006, ha ricoperto anche il delicato incarico di visitatore apostolico per i seminari negli Stati Uniti.

Nella Conferenza episcopale nazionale ha fatto parte di vari comitati. Ha consacrato sia la diocesi di La Crosse sia l'arcidiocesi di Saint Louis al Sacro Cuore di Gesù, dedicandogli anche un altare nella cattedrale di Saint Louis. È stato gran priore della luogotenenza settentrionale degli Stati Uniti d'America dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Autore di numerose pubblicazioni di argomento giuridico, dal 1984 è associato alla Canon Law Society of America e alle omonime associazioni di Gran Bretagna e Irlanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Il 27 giugno 2008, Benedetto XVI lo ha chiamato a sostituire il cardinale Agostino Vallini, scelto come suo vicario generale per la Diocesi di Roma, alla guida del supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che ha sede nello storico palazzo della Cancelleria. Nello stesso giorno ha anche assunto il ruolo di presidente della Suprema Corte dello Stato della Città del Vaticano e dal successivo 7 ottobre quello di presidente della Commissione per gli avvocati.

È anche membro di quattro Congregazioni — per i Vescovi, per il Clero, delle Cause dei Santi, del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti — e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia di Sant’Agata de’ Goti.


Discorso:

"Il contributo di Papa Bonifacio VIII, ispiratore del Premio, alla nostra vita in Cristo nella Chiesa e veramente alla società intera, contributo che ha molto a che fare con la missione dell’Accademia..."


Conferimento Premio Bonifacio VIII

Palazzo Comunale, Anagni

25 novembre 2011

Prolusione

Eccellenze Reverendissime

Autorità religiose, civili e militari

Stimato Cavaliere Sante De Angelis, Presidente dell’Accademia Bonifaciana

Signori Accademici.

Ho accettato con grande gioia la decisione del Comitato Scientifico, presieduto da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Franco Croci, oggi assente in quanto in pellegrinaggio a Gerusalemme con l’Ordine del Santo Sepolcro, e della Giuria presieduta dalla Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ilva Sapora, di conferirmi il Premio Internazionale Bonifacio VIII, che il Presidente De Angelis, mi aveva già proposto qualche mese fa, con tratto di delicata cortesia, durante un convegno con l’Associazione “Tu es Petrus”.

Il Premio Bonifacio VIII, istituito dall’Accademia Bonifaciana, ha la missione di esaltare il ruolo storico di Anagni ed i beni spirituali che i suoi abitanti custodiscono gelosamente, cioè, l’amore per la pace tra i popoli, le tradizioni religiose, la tolleranza e il perdono secondo l’esempio offerto dal Papa Bonifacio tramite la promulgazione del primo Giubileo della cristianità che dava inizio agli Anni Santi della Chiesa Cattolica, eventi di fede partecipata e di desiderata unione ed amicizia tra le genti. È questo ruolo ecclesiale e culturale di Anagni e dei suoi cittadini che ispira la benemerita Accademia, che porta il nome di Papa Bonifacio VIII, e che sta all’origine di questo premio prestigioso. Profondamente conscio della missione della Accademia Bonifaciana, accetto con gratitudine il “Bonifacio”, l’artistica effigie dell’onorato Sommo Pontefice, che la Accademia Bonificiana ha deliberato di conferirmi.

Il Premio di Bonifacio VIII ha come motto “…per una cultura della Pace”, quella pace che è frutto della retta ragione, cioè, della obbedienza alla legge di Dio iscritta nel cuore di ogni uomo. A tale retta ragione, che è dono particolare di Dio all’uomo creato a Sua immagine, è dedicata questa storica e splendida sala duecentesca del Palazzo Civico, in cui ci troviamo.

Il prestigioso riconoscimento che oggi ricevo, insieme al titolo di “Accademico Onorario” della Bonifaciana, lo accetto con grande consapevolezza del dovere e dell’incoraggiamento a fare sempre di più per il bene della Chiesa e della società. Accettando il Premio, sono conscio che, lungo gli anni, è stato conferito a diversi ed illustri membri del Collegio dei Cardinali, e ad ecclesiastici, docenti universitari, giuristi e scienziati di grande prestigio, insomma a coloro che spendono la propria vita al servizio degli altri. Le virtù che hanno ispirato la creazione di questo Riconoscimento davvero prestigioso, tanto che il primo è stato consegnato il 1° ottobre del 2003 al Beato Papa Giovanni Paolo II, sono da ricercarsi in quel tessuto profondamente cristiano, nella vita in Cristo, nella Chiesa, che, per natura, è ispirata alla carità, alla solidarietà, a vivere con amore puro e disinteressato per il prossimo. Per questo, l’Accademia Bonifaciana, conformemente alla sua ispirazione storica, attribuisce una spiccata importanza al settore spirituale, istituzionale e morale della vita e della cultura.

In questa occasione, vorrei offrire due brevi riflessioni sul contributo di Papa Bonifacio VIII, ispiratore del Premio, alla nostra vita in Cristo nella Chiesa e veramente alla società intera, contributo che ha molto a che fare, se non mi sbaglio, con la missione dell’Accademia. Spero che queste riflessioni faranno onore a questa annuale celebrazione dell’importante impegno ecclesiale e culturale, storico e attuale, dei cittadini di Anagni.

Il contributo al diritto canonico

In primo luogo, rifletto sulla parte del tutto significativa del contributo di Papa Bonifacio alla disciplina della Chiesa. Offro questa prima riflessione alla luce del fondamentale e insostituibile servizio del diritto canonico alla vita della Chiesa e perciò anche alla vita del mondo. Nella Costituzione Apostolica con la quale il Beato Papa Giovanni Paolo II ha promulgato l’attuale Codice di Diritto Canonico si trova la seguente descrizione del servizio della disciplina canonica alla vita ecclesiale nel suo insieme:

E in realtà il Codice di Diritto Canonico è estremamente necessario alla Chiesa. Poiché infatti è costituita come una compagine sociale e visibile, essa ha bisogno di norme: sia perché la sua struttura gerarchica ed organica sia visibile; sia perché l’esercizio delle funzioni a lei divinamente affidate, specialmente quella della sacra potestà e dell’amministrazione dei Sacramenti, possa essere adeguatamente organizzato; sia perché le scambievoli relazioni dei fedeli possano essere regolate secondo giustizia, basata sulla carità, garantiti e ben definiti i diritti dei singoli; sia, finalmente, perché le iniziative comuni, intraprese per una vita cristiana sempre più perfetta, attraverso le leggi canoniche vengano sostenute, rafforzate e promosse.

La promulgazione dell’attuale Codice di Diritto Canonico è avvenuta in un tempo di contestazione di ogni autorità, in un contesto culturale di pervasivo antinomianismo. Per tale motivo fu essenziale per il Santo Padre sottolineare l’insostituibile servizio del diritto canonico alla Chiesa e al suo sviluppo organico. In questo senso, la disciplina della Chiesa diventa anche uno specchio per tutta la società, nella quale si vede la necessità della disciplina, affinché la libertà possa trovare la sua piena espressione nell’amore verso Dio e il prossimo.

Papa Bonifacio ha servito la Chiesa in tempi anche assai difficili per la Chiesa a causa della mancanza di rispetto verso l’autorità, in genere, e verso il Supremo Pastore della Chiesa, in particolare. Il famoso “Schiaffo di Anagni” è simbolo di tutto il confitto che Bonifacio VIII incontrava nel suo sforzo di proteggere i diritti fondamentali della Chiesa nei confronti dello Stato. In tale contesto, egli ha dimostrato un vero genio per l’insegnamento e per la realizzazione delle norme canoniche. Papa Bonifacio VIII che, nelle parole del grande storico del diritto canonico, il compianto Cardinale Alfons Stickler, “eccelle nella grande forza per la quale egli rivendicò i beni ed i diritti della Chiesa”, si è dedicato con grande competenza ed energia al lavoro che ha prodotto una collezione storica delle leggi ecclesiastiche, il cosiddetto Liber VI, per integrare le Decretali di Papa Gregorio IX, che è molto vicina al sistema moderno di codificazione.

Confrontando la situazione delle molteplici disposizioni e leggi che non facilmente si inserivano nel Liber Extra delle Decretali di Papa Gregorio IX, egli non ha semplicemente compilato le cosiddette decretali extravagantes, alcune delle quali erano ripetitive o superflue e altre che suscitavano dubbi di diritto o si contraddicevano l’un l’altra. Con un vero amore per la Chiesa e con un genio nella conoscenza della disciplina ecclesiastica, egli non ha solamente raccolto le decretali extravagantes, ma, raccogliendole, ha sciolto i dubbi e risolto le contraddizioni, e, in più ha riveduto norme in vigore per perfezionare e rendere più chiaro il loro linguaggio. Nel presentare la normativa disciplinare in vigore in vari luoghi della Chiesa e per varie disposizioni, egli ha esercitato il carisma di un vero Pastore del gregge in tutto il mondo, il carisma proprio del Pastore della Chiesa universale.

Fedele alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa, egli ha esercitato la potestà sacra, conferita al Vescovo di Roma da esercitare personalmente in nome di Cristo, e, in particolare, il potere di governare che necessariamente coinvolge il potere legislativo e giudiziario. La Costituzione Dogmatica Lumen gentium del Concilio Ecumenico Vaticano II, descrivendo l’ufficio petrino come “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli”[3], afferma: “Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, cioè di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”. E il Decreto Christus Dominus dello stesso Concilio afferma che il Papa “gode per divina istituzione di una potestà suprema, piena, immediata e universale per la cura delle anime”.

Tramite il lavoro di redazione del Liber VI, promulgato il 3 marzo 1298 con la Bolla Sacrosanctae Romanae Ecclesiae, cioè il Libro della legislazione ecclesiale per completare i cinque libri delle Decretali di Papa Gregorio IX, Papa Bonifacio VIII ha esercitato, in un modo esemplare, il suo dovere di dare leggi per la Chiesa universale. Non è difficile immaginare la situazione di confusione e perfino di errore che risultava quando le leggi della Chiesa non si conoscevano e quando alcune si contraddicevano o suscitavano dubbi sulla vera disciplina. Ascoltiamo le parole dalla Bolla Sacrosanctae Romanae Ecclesiae con le quali Papa Bonifacio VIII espresse il motivo di carità pastorale che ispirò il suo lavoro di elaborazione e promulgazione del Liber VI:

Siccome l’imperscrutabile altezza della divina provvidenza, con volontà costante, ha preposto la sacrosanta Chiesa romana a tutte le Chiese e le ha elargito il governo supremo di tutto il mondo, noi che ad essa presiediamo nel regime, siamo sollecitati da una continua cura e spinti dall’assiduo pensiero, cosicché, secondo l’ufficio di autorità dato a noi, per quanto è stato concesso a noi dall’alto per il beneficio dei sudditi, per la cui prosperità noi prosperiamo, noi intendiamo sottometterci al lavoro di sollecitudine. Noi, per la loro tranquillità, abbracciamo liberamente il lavoro e passiamo notti insonni per rimuovere gli scandali…[6].

Per proteggere e favorire l’ordine e perciò l’unità essenziale della Chiesa, Papa Bonifacio VIII, da buon giurista, ha saputo continuare il lavoro legislativo dei suoi predecessori e dare un esempio del dovere legislativo pontificio ai suoi successori.

Si deve notare anche il pregiato contributo delle 88 Regulae iuris che egli ha aggiunto come appendice del Liber VI. Queste regole ancor oggi costituiscono un tesoro di saggezza giuridica per i ministri nei tribunali e per gli studiosi del diritto canonico in genere. La loro conoscenza è fondamentale per una giusta e piena comprensione dell’attività giuridica inerente alla vita della Chiesa.

Il tempo non consente di rivedere anche brevemente le altre attività nel campo del diritto canonico svolte da Papa Bonifacio VIII. Al riguardo il noto storico del diritto canonico Charles de Clerq ha affermato:

Questo contributo importante alla vita del diritto canonico dà un’idea del valore di Bonifacio VIII come giurista. Tutto il suo pontificato ne è la manifestazione. Uno può anche dire che tutta la sua attività papale è dominata da alcune bolle che ne formano, in un certo senso, i punti culminanti.

Si può pensare, per esempio, alla Bolla Clericis Laicos del 24 febbraio 1296 con la quale il Romano Pontefice difese l’immunità dei chierici; alla Bolla Ausculta Fili del 5 dicembre 1301 nella quale, seguendo l’insegnamento perenne della Chiesa, come anche enunciato dal Santo Papa Gregorio VII, Bonifacio VIII dichiarò il suo ufficio di capo della cristianità e perciò di guida dei sovrani; alla Bolla Unam Sanctam del 18 novembre 1302, sulla giurisdizione universale del Romano Pontefice. In ogni caso, lo studio profondo dell’attività canonistica di Papa Bonifacio VIII è un’essenziale chiave per la comprensione del significato dei suoi anni di servizio sul soglio di San Pietro.

Il dono dell’Anno Santo

Lungo i secoli i cristiani hanno compiuto pellegrinaggi alla Città degli Apostoli Pietro e Paolo per pregare sulle tombe del Principe degli Apostoli e dell’Apostolo delle Genti, affinché potessero ottenere delle grazie speciali, soprattutto per condurre più coerentemente la loro vita quotidiana in Cristo. Con il tempo, si è manifestata la prassi di osservare, ogni cento anni, un tempo speciale di pellegrinaggio alle tombe dei Santi Pietro e Paolo. Papa Bonifacio VIII, vedendo il gran numero di pellegrini a Roma, nell’anno 1300 ha proclamato l’Anno Santo per tutta la Chiesa, con la Bolla Antiquorum habet del 22 febbraio 1300. Qui si deve menzionare lo straordinario ricordo dell’evento della prima indizione papale del Giubileo, cioè l’affresco dell’evento della proclamazione della Bolla dal Papa, eseguito dal grande pittore italiano Giotto, che si trova nella Basilica Papale di San Giovanni al Laterano.

La prassi dell’Anno Santo o Giubileo ha la sua origine nell’Antico Testamento. Tramite il giubileo veterotestamentario, i nostri antenati spirituali hanno goduto della restituzione di terreni, beni immobili, servi e schiavi.

Leggiamo nel Libro del Levitico le prescrizioni giuridiche per l’osservanza dell’anno del giubileo:

Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.... In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà. Quando vendete qualcosa al vostro prossimo o quando acquistate qualcosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello. Regolerai l’acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l’ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di raccolto. Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prezzo, perché egli ti vende la somma dei raccolti. Nessuno di voi opprima il suo prossimo; temi il tuo Dio, poiché sono il Signore, vostro Dio!

Il giubileo era un’espressione eloquente e straordinaria del significato dell’Alleanza sinaitica. Era il modo straordinario con il quale il popolo ricordava l’origine e l’ultima destinazione di ogni bene nel Signore.

Per il cristiano la prassi dell’Anno Giubilare non fu più indirizzata ai beni materiali ma ai beni supremi spirituali. L’Anno Santo, per il mistero della Incarnazione Redentiva, diventò un mezzo per tornare alla grazia battesimale tramite la penitenza. Al centro della osservanza dell’Anno Santo è il Sacramento della Penitenza, per il quale i peccati sono rimessi, e, allo stesso tempo, la remissione delle pene temporali dovute per il peccato mediante l’Indulgenza. È stato infatti desiderio di Papa Bonifacio VIII, per mezzo dell’indizione del primo Anno Santo per la Chiesa universale, di estendere a tutti i fedeli nel mondo la possibilità di ottenere l’Indulgenza giubilare.

Si racconta infatti che la Seconda Domenica dopo l’Epifania nell’anno 1300, il 17 gennaio, quando il Sudario di Santa Veronica fu esposto per la pubblica venerazione nella Basilica di San Pietro, il Sommo Pontefice, nell’entrare in Basilica incontrò un anziano di centosette anni di età, proveniente dalla Savoia, trasportato dai suoi figli per l’atto di venerazione. Papa Bonifacio VIII, commosso da quello che vedeva, chiamò a se il papà e i suoi figli e, alla presenza di alcuni cardinali, domandò la ragione per un tale viaggio ad una età così avanzata. L’anziano pellegrino subito rispose che egli ricordava che il suo papà, un operaio, all’inizio del secolo precedente, aveva fatto un pellegrinaggio a Roma, dove era rimasto per il tempo che i suoi mezzi gli consentivano, per ottenere l’Indulgenza. L’anziano aggiunse che il suo papà l’aveva esortato a non dimenticare di fare lo stesso, se il Signore gli avesse permesso di vedere l’inizio del secolo che veniva. Il Santo Padre fece più domande a lui e agli altri pellegrini, e, mosso da tutto quello che ascoltava, commissionò ad alcuni cardinali la ricerca dell’intera questione dell’Indulgenza dell’Anno Giubilare. I cardinali confermarono che veramente esisteva da lungo tempo la convinzione fra i fedeli che c’era un’Indulgenza di qualche tipo da ottenere durante l’Anno Santo, ma non esisteva nessun documento che verificasse tale convinzione. Fu allora che il Santo Padre decise di esercitare il suo potere delle chiavi per assicurare ai fedeli l’Indulgenza che rimette la pena temporale dovuta ai peccati!

La Bolla Antiquorum habet comincia con queste parole:

Bonifacio, Vescovo, Servo dei Servi di Dio.

A perpetua memoria.

La tradizione affidabile dei nostri antenati afferma che grandi remissioni e Indulgenze per i peccati sono concesse a quelli che visitano in questa città la venerabile Basilica del Principe degli Apostoli.

§ 1. Noi, perciò, che, per la dignità del nostro ufficio, desideriamo e procuriamo la salvezza di ciascuno, ritenendo tutte e ciascuna di queste remissioni e Indulgenze essere autentiche, per la nostra autorità apostolica, confermiamo e approviamo le stesse, e anche le concediamo di nuovo e le sanzioniamo mediante questa nostra scrittura!

È chiaro dal testo della Bolla che l’ispirazione del Santo Padre fu la testimonianza dei fedeli riguardo alle Indulgenze per il pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli durante il Giubileo. Non sembra esistere, infatti, alcuna documentazione per confermare la concessione di tale Indulgenza, prima della Bolla Antiquorum habet, ma questo non mette in questione quello che Papa Bonifacio VIII ascoltò dalla bocca del centenario savoiardo e degli altri fedeli.

Alcuni storici hanno attribuito diversi motivi, alcuni anche non tanto nobili, a Papa Bonifacio nell’atto dell’indizione dell’Anno Santo del 1300. Certamente i fedeli hanno risposto con grande fede all’invito del Santo Padre di fare un pellegrinaggio alla Città Eterna per ottenere l’Indulgenza, ma si deve ricordare che c’era già la prassi di fare tale pellegrinaggio come il Papa stesso ha testimoniato il giorno della venerazione del Sudario di Santa Veronica nella sua conversazione con l’anziano savoiardo e con numerosi altri fedeli. È vero che i fedeli che sono venuti a Roma per il Giubileo del 1300 hanno contribuito con grandi somme di denaro alla Chiesa, esprimendo così la loro gratitudine per la grazia del pellegrinaggio, ma questo non significa che il motivo principale o il motivo affatto del Santo Padre fosse l’arricchimento della Chiesa. Resta il fatto che l’Anno Santo fu l’occasione per una manifestazione di grande fede cattolica da parte di numerosi pellegrini dalle varie parti del mondo.

Cercando il motivo fondamentale dell’atto di indizione del primo Anno Santo per la Chiesa universale, si scopre che Papa Bonifacio VIII non ha fatto altro che riconoscere il sensus fidelium per quanto riguardava il favore divino particolare della remissione della pena temporale dovuta al peccato da ricevere durante un tempo forte di grazie, cioè, l’Anno Santo. Confermando la convinzione di tanti fedeli che già facevano il pellegrinaggio di grazia all’inizio di ogni secolo, egli ha voluto informare tutto il mondo cristiano dell’Indulgenza connessa con l’osservanza dell’Anno Santo e invitarlo a fare pellegrinaggio a Roma per ottenere la Indulgenza. Papa Bonifacio VIII infatti ha stabilito condizioni assai impegnative, sempre inclusa la confessione dei peccati nel Sacramento della Penitenza, per la concessione dell’Indulgenza. Egli stabilì:

§ 3. Noi determiniamo che qualsiasi persona che desidera ottenere queste Indulgenze concesse da noi deve, se è abitante a Roma, visitare queste Basiliche [di San Pietro e di San Paolo] per trenta giorni, o successivamente o per intervalli, almeno una volta al giorno; se è pellegrino o forestiero, deve in simile maniera visitare le Basiliche per quindici giorni. Ciononostante, ciascuno meriterà di più ed otterrà più efficacemente l’Indulgenza visitando le Basiliche più frequentemente e più devotamente!

Dalle condizioni per l’osservanza dell’Anno Santo, stabilite in modo chiaro e dettagliato da Papa Bonifacio VIII, si scopre il fine sommamente spirituale che egli aveva in vista nell’indizione dell’Anno Santo.

Proclamando il Grande Giubileo dell’Anno 2000, il Beato Papa Giovanni Paolo II ha ricordato l’ispirazione del primo Giubileo per tutta cristianità. Citando la Bolla Bonifaciana Antiquorum habet e collegando il suo atto di indizione del Grande Giubileo dell’Anno 2000 direttamente all’atto di Papa Bonifacio VIII nell’anno 1300, egli dichiarava:

Quante vicende storiche evoca la scadenza giubilare! Il pensiero va all’anno 1300 quando papa Bonifacio VIII, corrispondendo al desiderio dell’intero popolo di Roma, diede solenne avvio al primo giubileo della storia. Riprendendo un’antica tradizione che elargiva «ampie remissioni e indulgenze dei peccati» a quanti visitavano nella città eterna la basilica di San Pietro, egli volle concedere in quell’occasione «non solo una piena e più ampia, bensì una pienissima perdonanza di tutti i loro peccati». Da questo momento in poi la Chiesa ha sempre celebrato il giubileo come una tappa significativa del suo incedere verso la pienezza in Cristo!

Le parole del Beato Papa Giovanni Paolo II dicono con chiarezza il perenne dono che Papa Bonifacio ha dato alla Chiesa con l’indizione dell’Anno Santo.

Conclusione

Spero che questa breve riflessione su due aspetti del ministero petrino di Papa Bonifacio VIII serva ad onorare la sua memoria in questa sua città. Allo stesso tempo, spero che possano essere di qualche ispirazione ai buoni cittadini di Anagni a coltivare la ricca tradizione ecclesiale e culturale che ha sempre marcato la vita di Anagni. Insomma, spero di aver onorato due perenni doni fatti alla Chiesa universale da Anagni, tramite il suo amato figlio, Benedetto Gaetani, Papa Bonifacio VIII.

Concludo rinnovando le mie espressioni di stima per il lavoro dell’Accademia Bonificiana e tutti i suoi Officiali e Soci, e la mia profonda gratitudine per il premio che l’Accademia mi ha così generosamente conferito. Che Dio benedica l’Accademia e tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione del conferimento del Premio Bonifacio VIII.

Raymond Leo Card. BURKE

Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

Condividi
 

Vita Accademica

L’Accademia Bonifaciana ricorda con il Card. Ruini, in Vaticano la figura di Mons. Cataldo Naro nel decennale della scomparsa

«L’applicazione fedele della lezione conciliare: una riflessione nel decennale della morte di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Cataldo Naro» a partire dal suo libro «La posta in gioco è alta. Rinnovamento spirituale e riforma pastorale». È questo il titolo della giornata di studio, organizzata dall’Accademia Bonifaciana, in calendario per il prossimo 28 gennaio a Roma. L’evento, curato nei minimi particolari dal Rettore della medesima Istituzione, comm. dott. Sante De Angelis, si celebrerà presso il Pontificio Seminario Minore in viale Vaticano, 42. L’appuntamento si aprirà al mattino alle 9:30 con la solenne concelebrazione Eucaristica nella Cappella Maggiore dei Santissimi Protomartiri Romani, presieduta dal Card. José Saraiva Martins.

Condividi
Leggi tutto...
Comitato Scientifico 

Presidente
Cav. Dott. Sante De Angelis

Presidente Onorario
S. E. Mons. Lorenzo Loppa

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Josè Saraiva Martins

Presidente Onorario del Comitato Scientifico
S. Em. Card. Paul Poupard

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S.Em. Card. Elio Sgreccia

Presidente Emerito del Comitato Scientifico
S. E. Mons Edward Nowak

Presidente del Comitato Scientifico
S. E. Re.ma Mons. Franco Croci


Presidente della Giuria
Cons. Dott.ssa Ilva Sapora

Presidente Vicario del Comitato Scientifico
Gen.C.A. Dott. Rocco Panunzi

Vice Presidente del Comitato Scientifico
Dott. Riccardo Giachin

Vice Presidente del Comitato
Scientifico
Dott. Paolo Patrizi

Direttore Artistico
Maestro Prof. Dott. Cesare Marinacci

Segretario dell'Accademia e del Premio
Sig. Mauro Camicia

 Consulente Morale
Mons. Sergio Maurizio Soldini

Consulente Ecclesiastico
Mons. Valentino Miserachs Grau

Responsabile Relazioni Esterne
S. E. Dott. Cesare Castelli

Responsabile dell'Immagine
Dott. Paolo Maggi

Segretario Vicario del Premio
Dott. Luca Dell'Uomo

Segretario aggiunto del Premio
Sig. Matteo Ambrosetti

la Nostra Sede

L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

Copyright © 2017. www.accademiabonifaciana.eu. Designed by A. Raggi

Box

Registrati

*
*
*
*
*

Fields marked with an asterisk (*) are required.