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Bagnasco: Andreotti, grande statista Ruini: capace di tenere rapporti a 360
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Giulio Andreotti,  che ricevette dal Presidente dell'Accademia Bonifaciana Cav. Sante De Angelis, il Premio Internazionale Bonifacio VIII, nel 2003 - qualche giorno dopo il Beato Papa Giovanni Paolo II (I edizione), è stato «un grande statista da tutti riconosciuto come tale è stato protagonista di un grande periodo nella nostra storia italiana». Ad affermarlo l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, a margine della messa celebrata nella Chiesa di San Filippo Neri per gli studenti universitari a conclusione dell'anno accademico. «Spero - ha aggiunto - che tutti noi, ripensando alla sua storia, possiamo prendere opportuni insegnamenti nel considerare il bene per l'Italia» perché «lo statista è colui, come è noto, che non guarda solamente al domani, ma guarda molto più lontano e quindi cerca di affrontare i problemi particolari in un'ottica, in un'orizzonte, non di giorni, di mesi ma di anni'».
Giulio Andreotti, uomo del dialogo "capace di parlare con tutti". È il ricordo del cardinale Camillo Ruini, presidente emerito della Cei. "È un ricordo molto antico - dice il porporato alla Radio Vaticana - perchè io ho conosciuto personalmente Andreotti nell'86, quando sono venuto qui, a Roma, come segretario della Conferenza episcopale e lui aveva già un notevole ruolo politico". "Sono sempre rimasto colpito dalla sua saggezza, dal suo senso dell'umorismo e anche dalla sua maniera discreta ma tenace di tenersi agganciato ai valori cristiani. Andreotti non nascondeva la sua fede, non nascondeva il suo credo. Era una persona che sapeva contemperare bene il ruolo istituzionale con le sue convinzioni di credente", osserva ancora. "Andreotti parlava con tutti: era capace di tenere rapporti a 360°", conclude Ruini.​
​"Giulio Andreotti - scrive l'Osservatore romano - è stato per molti il simbolo stesso della cosiddetta prima Repubblica, quale si formò e andò sviluppandosi a partire dalla ricostruzione postbellica. Uomo eminentemente pragmatico, - prosegue il giornale vaticano in un articolo firmato da Marco Bellizzi - con una intelligenza e un'ironia riconosciute dai suoi sostenitori così come dagli avversari, Andreotti seppe attraversare con apparente leggerezza i grandi eventi della politica e della storia, le drammatiche stagioni del Paese e le sue personali vicende, le seconde spesso collegate alle prime da complesse relazioni. Di riconosciuta capacità di mediazione nei confronti di ogni tipo di interlocutore, - rileva ancora il foglio vaticano - aveva una grande considerazione per il rispetto delle istituzioni, come dimostrò quando, fatto oggetto di inchieste giudiziarie, espresse piena fiducia nella magistratura, che pure lo aveva condotto a processo con le gravi accuse di collusione con la mafia".​ Anche nei momenti più tristi della parabola politica di Giulio Andreotti, quando i media riportavano con enfasi le accuse dei pentiti contro di lui e le requisitorie dei pm, «l'assoluta fiducia della Santa Sede nei suoi confronti trovò palese espressione nel pubblico abbraccio di Giovanni Paolo II durante la beatificazione di Padre Pio». Lo afferma il cardinale Achille Silvestrini, storico ministro degli esteri, in un'intervista. «Andreotti - ricorda il cardinale - viveva il periodo più buio per le vicende giudiziarie poi terminate a suo favore. E, come lui stesso disse, trovò grande conforto in quel segno di vicinanza e apprezzamento del Pontefice». ​ «Io penso che sia stato un grande uomo politico perchè fondamentalmente è stato un grande cristiano». Così l'arcivescovo di Ferrara, mons. Luigi Negri, ricorda la figura di Giulio Andreotti. «Tutte le volte che l'ho visto nelle diverse circostanze - ricordo una volta durante un convegno della Compagnia delle Opere - quando era sistematicamente attaccato nel mondo indegno con cui in Italia si attaccano quelli che sono stati magari messi di proposito in difficoltà, mi ha sempre colpito la sua straordinaria dignità: una dignità umana e cristiana», dice all'Ansa mons. Negri a margine di un convegno della Fondazione Magna Carta. «Come ricordo con commozione - aggiunge - quando, proprio in una circostanza come quella, Giovanni Paolo II lo chiamò a sè e davanti a tutti lo abbracciò, ricevendo poi da qualche settore del cosiddetto mondo cattolico dei rimproveri».​
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L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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