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OMELIA DI SUA EM. REV.MA CARD. JOSE’ SARAIVA MARTINS PER LA SANTA MESSA DELL’ACCADEMIA BONIFACIANA PER IL DECENNALE DELLA MORTE DI S.E. REV.MA MONS. CATALDO NARO ARCIVESCOVO DI MONREALE Pontificio Seminario Romano Minore ROMA 28 GENNAIO 2017 PDF Stampa E-mail

mons._naro

Carissimi confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Carissimi Fratelli e carissime sorelle in Cristo,
Accademici tutti,
Stimatissimo Rettore Presidente Commendatore Sante De Angelis, siamo oggi riuniti in questa Concelebrazione Eucaristica, nella Cappella del Pontificio Seminario Romano Minore, voluta fortemente dall’Accademia Bonifaciana di Anagni, di cui io sono Presidente Onorario e Patrono Spirituale, per ricordare l’Arcivescovo Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Cataldo Naro, in occasione della giornata di studio - nel decennale della Sua morte - a Lui dedicata, «L’applicazione fedele della lezione conciliare»: a partire dal suo libro: La posta in gioco è alta. Rinnovamento spirituale e riforma pastorale, che avrà luogo dopo questa Santa Messa, che avrò la gioia e l’onore di presiedere e che vedrà la presenza di un relatore d’eccezione il Cardinale Camillo Ruini, che ha ben conosciuto, amato e stimato il Pastore della Chiesa di Monreale, in quanto suo stretto collaboratore alla Conferenza Episcopale Italiana.

Il mio saluto affettuoso e paterno, va quindi pure, al fratello dell’estinto, il professor don Massimo Naro, tra le altre cose, insigne docente di Teologia sistematica presso la Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo e Vice Presidente del Comitato Scientifico della Bonifaciana, che ritirerà, poi, il Premio Internazionale Bonifacio VIII, nostro massimo conferimento “alla memoria” del suo venerato fratello Cataldo.
Un grazie deferente a tutti gli intervenuti ed in particolare alla delegazione di alcune persone provenienti dalla Città di San Cataldo, provincia e diocesi di Caltanissetta, paese di origine del grande teologo, uomo di cultura e pastore che fu Monsignor Naro.

Oggi, la Chiesa celebra la memoria di San Tommaso d’Aquino, frate domenicano, teologo e filosofo, nato nel 1225 a Roccasecca in Ciociaria, esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei e dal 1567 anche dottore della Chiesa.
Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica.
La parola di Gesù "Voi siete la luce del mondo" si può applicare a molte vocazioni cristiane ma è particolarmente adatta a un santo come Tommaso d'Aquino i cui scritti illuminano ancora oggi il pensiero cristiano e tutto il pensiero umano e direi anche si potrebbe ben adattare anche alla figura di questo Successore degli Apostoli, che oggi ricordiamo, Cataldo, e agli innumerevoli scritti, che il nostro confratello nell’Episcopato, ci ha lasciato, un patrimonio davvero inestimabile valore di cultura e di spiritualità per tutta la Chiesa ed in particolare per quella Italiana e Siciliana.
Quindi, vedo davvero provvidenziale, questa data, in cui la Chiesa fa memoria del Santo teologo medievale Tommaso d’Aquino e noi, invece, ricordiamo nella Messa e nella successiva giornata di studio un grande Teologo e Pastore del nostro tempo, che fu Cataldo Naro.
La prima lettura ci fa intravedere qual’è la condizione per poter essere la luce del mondo; non si tratta semplicemente di usare la propria intelligenza per ricercare il segreto delle cose ma prima di tutto di mettere la propria intelligenza in relazione con Dio. "Alla tua luce vedremo la luce" dice un salmo: per vedere la luce presente nella creazione di Dio bisogna essere in rapporto con lui. Ecco perché non esiste vera sapienza senza preghiera. "Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza" (Sap 7,7). Tommaso d'Aquino, così come Cataldo Naro, sono stati contemplativi: il loro ideale, infatti, era trasmettere agli altri le cose che loro stessi avevano contemplato, cioè capite nella preghiera, capite nel rapporto con Dio. L'intelligenza da sola può certamente fare molte cose, costruire sistemi di idee, ma sono sistemi che non corrispondono alla sapienza, hanno un effetto devastatore. Qualcuno ha detto che il mondo moderno è completamente disorientato perché gli sono state date idee cristiane impazzite. L'aspirazione alla verità, alla libertà, alla fraternità sono idee cristiane sono aspirazioni evangeliche ma se si cerca di soddisfarle prescindendo dal legame vivo con Dio il risultato è quello di mettere negli uomini una specie di febbre che impedisce di trovare il giusto equilibrio e spinge a tutti gli eccessi: ecco le rivoluzioni violente, i turbamenti continui... Invece i nostri due Teologi, sono sempre rimasti profondamente uniti a Dio, hanno pregato per ottenere quell'intelligenza vera, dinamica, equilibrata che proviene dal Creatore; per questo hanno potuto accogliere anche idee cosiddette “atee”. Non hanno avuto paura di studiare filosofi ed autori non cristiani e di cercare nelle loro opere luce per capire meglio il mondo creato da Dio.
Lungi dall'essere propagatori di idee cristiane impazzite, Tommaso e Cataldo, sono riusciti a rendere sapienti le idee non cristiane; sono stati aperti in modo straordinario a tutta la creazione di Dio a tutte le idee umane proprio perché hanno vissuto intensamente il loro personale rapporto con Dio. "Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza e di pensare in modo degno dei doni ricevuti" dice il Libro della Sapienza (7, 15): il rapporto con Dio non rimpicciolisce il cuore, non rattrappisce l'intelligenza, anzi dà il gusto di penetrare in tutti gli splendori della creazione.
Nella Chiesa ci sono molte vocazioni. Alcuni sono chiamati ad insistere fino al paradosso sul rifiuto della sapienza umana; san Paolo per esempio ha dei passi addirittura violenti contro la filosofia: la sua vocazione era di insistere sul messaggio cristiano fino a farlo sembrare incompatibile con la filosofia umana. Altri come Tommaso d'Aquino e Cataldo Naro, hanno avuto la vocazione di far vedere che tra loro è possibile una profonda conciliazione che avviene quando si è rinunciato all'autonomia umana per darsi tutto a Dio: si è completamente all'unisono con il Creatore ed egli ci mette profondamente in accordo con la creazione.
Domandiamo al Signore che apra il nostro spirito ad accogliere in pieno la sua luce in modo da poter attirare quelli che ne sono in ricerca; che siamo davvero anime viventi del rapporto con Dio e proprio per questo capaci di orientare verso tutte le ricchezze dell'universo. Amen!

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