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Testimonianze
L'Anno Santo di Bonifacio VIII e il Giubileo della Misericordia di Francesco, la Lectio Magistralis di S.Em. il Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi PDF Stampa E-mail
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Il conferimento del Premio Internazionale «Bonifacio VIII – Città di Anagni», giunto quest’anno alla XIII edizione, è per me un motivo di onore e di gratitudine. In un consesso così solenne, desidero esprimere un sentito ringraziamento al Senato Ac-cademico, al Presidente e ai Membri del Comitato Scientifico, che hanno voluto insi-gnirmi di un riconoscimento tanto prestigioso. In modo particolare, rivolgo un deferente saluto a Sua Eminenza il Cardinal José Saraiva Martins, Presidente Onorario dell’Accademia Bonifaciana, a Sua Eccellenza Monsignor Franco Croci, Presidente del Comitato Scientifico, nonché al Rettore-Presidente dell’Accademia Dottor Sante De Angelis, solerte promotore di questa lodevole iniziativa.

 

 

 
Lectio del Cardinale Vicario Agostino Vallini, per il Conferimento del Premio Internazionale Bonifacio VIII e per l'inagurazione dell' Anno Accademico 2014/2015 dell’Accademia Bonifaciana PDF Stampa E-mail
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Eccellenza, Signor Sindaco, Signor Presidente e Membri dell’Accademia Bonifaciana, Distinte Autorità Signore e Signori! Il mio saluto più cordiale a tutti loro.

Ringrazio sentitamente l’Accademia Bonifaciana e il suo Presidente, Cav. Sante De Angelis, per la benevolenza di conferire a me il Premio Internazionale Bonifacio VIII. Sono grato di questa onorificenza, che considero un gesto di amicizia.

 

 

 
Card. RAYMOND LEO BURKE PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII
IX Edizione 2011

Biografia:

Il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Arcivescovo emerito di Saint Louis (U.S.A.), è nato il 30 giugno 1948 a Richland Center (diocesi di La Crosse, Wisconsin), ultimo dei sei figli di Thomas F. e Marie B. Burke. Ha frequentato le primarie alla Saint Mary School della città natale (1954-1959) e alla Saint Joseph School di Stratford (1959-1962). Iscrittosi all'Holy Cross Seminary di La Crosse dal 1962 al 1966, vi ha anche completato il college nel 1968, prima di passare alla Catholic University of America, a Washington, dove per tre anni ha seguito il Basselin program, ottenendo il master of arts in filosofia.

Nel 1971 si è trasferito per la prima volta a Roma: come alunno del Pontificio Collegio Americano del Nord ha studiato teologia alla Pontificia Università Gregoriana fino al 1975, anno in cui, il 29 giugno, è stato ordinato sacerdote in piazza San Pietro da Papa Paolo VI insieme con altri 358 diaconi di tutto il mondo.

Al rientro negli Stati Uniti il suo primo incarico è stato quello di rettore associato della cattedrale di San Giuseppe lavoratore, a La Crosse. Nel 1977 ha iniziato a insegnare religione nell'Aquinas High School.

Nel 1980 è tornato alla Gregoriana per il dottorato in diritto canonico. Ultimati gli studi, nell'aprile 1984 è stato nominato moderatore della curia e vice-cancelliere della diocesi di La Crosse e nel contempo vicario giudiziale aggiunto.

Nel 1989 è stato per la terza volta a Roma: Giovanni Paolo II lo ha infatti nominato difensore del vincolo del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Dopo cinque anni, il 10 dicembre 1994, lo stesso Papa Wojtyła gli ha affidato il governo pastorale della diocesi natale (La Crosse); e il 6 gennaio 1995, nella Basilica vaticana, gli ha conferito l'ordinazione episcopale. Conconsacranti sono stati gli allora arcivescovi — oggi cardinali — Giovanni Battista Re e Jorge María Mejía.

Il successivo 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro, ha fatto l'ingresso a La Crosse come ottavo vescovo della diocesi del Wisconsin. Durante gli otto anni trascorsi a La Crosse ha fondato il santuario della Madonna di Guadalupe, noto per la sua bellezza come luogo di pellegrinaggio.

Il 2 dicembre 2003 è stato promosso alla sede arcivescovile metropolitana di Saint Louis, dove si è insediato il 26 gennaio 2004, quinto anniversario della visita pastorale di Giovanni Paolo II. Nel Missouri, in quella che è considerata una delle più antiche e prestigiose diocesi degli States, ha sostituito l'arcivescovo Rigali — oggi anch'egli cardinale — trasferito a Philadelphia. Nono pastore di Saint Louis, nei cinque anni di ministero ha riorganizzato la curia arcidiocesana e scritto diverse lettere pastorali, tra le quali quella del 21 giugno 2005 dedicata alla beata Kateri Tekakwitha, la prima pellerossa d'America elevata agli onori degli altari. Nello stesso anno, fino al 2006, ha ricoperto anche il delicato incarico di visitatore apostolico per i seminari negli Stati Uniti.

Nella Conferenza episcopale nazionale ha fatto parte di vari comitati. Ha consacrato sia la diocesi di La Crosse sia l'arcidiocesi di Saint Louis al Sacro Cuore di Gesù, dedicandogli anche un altare nella cattedrale di Saint Louis. È stato gran priore della luogotenenza settentrionale degli Stati Uniti d'America dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Autore di numerose pubblicazioni di argomento giuridico, dal 1984 è associato alla Canon Law Society of America e alle omonime associazioni di Gran Bretagna e Irlanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Il 27 giugno 2008, Benedetto XVI lo ha chiamato a sostituire il cardinale Agostino Vallini, scelto come suo vicario generale per la Diocesi di Roma, alla guida del supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che ha sede nello storico palazzo della Cancelleria. Nello stesso giorno ha anche assunto il ruolo di presidente della Suprema Corte dello Stato della Città del Vaticano e dal successivo 7 ottobre quello di presidente della Commissione per gli avvocati.

È anche membro di quattro Congregazioni — per i Vescovi, per il Clero, delle Cause dei Santi, del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti — e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia di Sant’Agata de’ Goti.


Discorso:

"Il contributo di Papa Bonifacio VIII, ispiratore del Premio, alla nostra vita in Cristo nella Chiesa e veramente alla società intera, contributo che ha molto a che fare con la missione dell’Accademia..."


Conferimento Premio Bonifacio VIII

Palazzo Comunale, Anagni

25 novembre 2011

Prolusione

Eccellenze Reverendissime

Autorità religiose, civili e militari

Stimato Cavaliere Sante De Angelis, Presidente dell’Accademia Bonifaciana

Signori Accademici.

Ho accettato con grande gioia la decisione del Comitato Scientifico, presieduto da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Franco Croci, oggi assente in quanto in pellegrinaggio a Gerusalemme con l’Ordine del Santo Sepolcro, e della Giuria presieduta dalla Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ilva Sapora, di conferirmi il Premio Internazionale Bonifacio VIII, che il Presidente De Angelis, mi aveva già proposto qualche mese fa, con tratto di delicata cortesia, durante un convegno con l’Associazione “Tu es Petrus”.

Il Premio Bonifacio VIII, istituito dall’Accademia Bonifaciana, ha la missione di esaltare il ruolo storico di Anagni ed i beni spirituali che i suoi abitanti custodiscono gelosamente, cioè, l’amore per la pace tra i popoli, le tradizioni religiose, la tolleranza e il perdono secondo l’esempio offerto dal Papa Bonifacio tramite la promulgazione del primo Giubileo della cristianità che dava inizio agli Anni Santi della Chiesa Cattolica, eventi di fede partecipata e di desiderata unione ed amicizia tra le genti. È questo ruolo ecclesiale e culturale di Anagni e dei suoi cittadini che ispira la benemerita Accademia, che porta il nome di Papa Bonifacio VIII, e che sta all’origine di questo premio prestigioso. Profondamente conscio della missione della Accademia Bonifaciana, accetto con gratitudine il “Bonifacio”, l’artistica effigie dell’onorato Sommo Pontefice, che la Accademia Bonificiana ha deliberato di conferirmi.

Il Premio di Bonifacio VIII ha come motto “…per una cultura della Pace”, quella pace che è frutto della retta ragione, cioè, della obbedienza alla legge di Dio iscritta nel cuore di ogni uomo. A tale retta ragione, che è dono particolare di Dio all’uomo creato a Sua immagine, è dedicata questa storica e splendida sala duecentesca del Palazzo Civico, in cui ci troviamo.

Il prestigioso riconoscimento che oggi ricevo, insieme al titolo di “Accademico Onorario” della Bonifaciana, lo accetto con grande consapevolezza del dovere e dell’incoraggiamento a fare sempre di più per il bene della Chiesa e della società. Accettando il Premio, sono conscio che, lungo gli anni, è stato conferito a diversi ed illustri membri del Collegio dei Cardinali, e ad ecclesiastici, docenti universitari, giuristi e scienziati di grande prestigio, insomma a coloro che spendono la propria vita al servizio degli altri. Le virtù che hanno ispirato la creazione di questo Riconoscimento davvero prestigioso, tanto che il primo è stato consegnato il 1° ottobre del 2003 al Beato Papa Giovanni Paolo II, sono da ricercarsi in quel tessuto profondamente cristiano, nella vita in Cristo, nella Chiesa, che, per natura, è ispirata alla carità, alla solidarietà, a vivere con amore puro e disinteressato per il prossimo. Per questo, l’Accademia Bonifaciana, conformemente alla sua ispirazione storica, attribuisce una spiccata importanza al settore spirituale, istituzionale e morale della vita e della cultura.

In questa occasione, vorrei offrire due brevi riflessioni sul contributo di Papa Bonifacio VIII, ispiratore del Premio, alla nostra vita in Cristo nella Chiesa e veramente alla società intera, contributo che ha molto a che fare, se non mi sbaglio, con la missione dell’Accademia. Spero che queste riflessioni faranno onore a questa annuale celebrazione dell’importante impegno ecclesiale e culturale, storico e attuale, dei cittadini di Anagni.

Il contributo al diritto canonico

In primo luogo, rifletto sulla parte del tutto significativa del contributo di Papa Bonifacio alla disciplina della Chiesa. Offro questa prima riflessione alla luce del fondamentale e insostituibile servizio del diritto canonico alla vita della Chiesa e perciò anche alla vita del mondo. Nella Costituzione Apostolica con la quale il Beato Papa Giovanni Paolo II ha promulgato l’attuale Codice di Diritto Canonico si trova la seguente descrizione del servizio della disciplina canonica alla vita ecclesiale nel suo insieme:

E in realtà il Codice di Diritto Canonico è estremamente necessario alla Chiesa. Poiché infatti è costituita come una compagine sociale e visibile, essa ha bisogno di norme: sia perché la sua struttura gerarchica ed organica sia visibile; sia perché l’esercizio delle funzioni a lei divinamente affidate, specialmente quella della sacra potestà e dell’amministrazione dei Sacramenti, possa essere adeguatamente organizzato; sia perché le scambievoli relazioni dei fedeli possano essere regolate secondo giustizia, basata sulla carità, garantiti e ben definiti i diritti dei singoli; sia, finalmente, perché le iniziative comuni, intraprese per una vita cristiana sempre più perfetta, attraverso le leggi canoniche vengano sostenute, rafforzate e promosse.

La promulgazione dell’attuale Codice di Diritto Canonico è avvenuta in un tempo di contestazione di ogni autorità, in un contesto culturale di pervasivo antinomianismo. Per tale motivo fu essenziale per il Santo Padre sottolineare l’insostituibile servizio del diritto canonico alla Chiesa e al suo sviluppo organico. In questo senso, la disciplina della Chiesa diventa anche uno specchio per tutta la società, nella quale si vede la necessità della disciplina, affinché la libertà possa trovare la sua piena espressione nell’amore verso Dio e il prossimo.

Papa Bonifacio ha servito la Chiesa in tempi anche assai difficili per la Chiesa a causa della mancanza di rispetto verso l’autorità, in genere, e verso il Supremo Pastore della Chiesa, in particolare. Il famoso “Schiaffo di Anagni” è simbolo di tutto il confitto che Bonifacio VIII incontrava nel suo sforzo di proteggere i diritti fondamentali della Chiesa nei confronti dello Stato. In tale contesto, egli ha dimostrato un vero genio per l’insegnamento e per la realizzazione delle norme canoniche. Papa Bonifacio VIII che, nelle parole del grande storico del diritto canonico, il compianto Cardinale Alfons Stickler, “eccelle nella grande forza per la quale egli rivendicò i beni ed i diritti della Chiesa”, si è dedicato con grande competenza ed energia al lavoro che ha prodotto una collezione storica delle leggi ecclesiastiche, il cosiddetto Liber VI, per integrare le Decretali di Papa Gregorio IX, che è molto vicina al sistema moderno di codificazione.

Confrontando la situazione delle molteplici disposizioni e leggi che non facilmente si inserivano nel Liber Extra delle Decretali di Papa Gregorio IX, egli non ha semplicemente compilato le cosiddette decretali extravagantes, alcune delle quali erano ripetitive o superflue e altre che suscitavano dubbi di diritto o si contraddicevano l’un l’altra. Con un vero amore per la Chiesa e con un genio nella conoscenza della disciplina ecclesiastica, egli non ha solamente raccolto le decretali extravagantes, ma, raccogliendole, ha sciolto i dubbi e risolto le contraddizioni, e, in più ha riveduto norme in vigore per perfezionare e rendere più chiaro il loro linguaggio. Nel presentare la normativa disciplinare in vigore in vari luoghi della Chiesa e per varie disposizioni, egli ha esercitato il carisma di un vero Pastore del gregge in tutto il mondo, il carisma proprio del Pastore della Chiesa universale.

Fedele alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa, egli ha esercitato la potestà sacra, conferita al Vescovo di Roma da esercitare personalmente in nome di Cristo, e, in particolare, il potere di governare che necessariamente coinvolge il potere legislativo e giudiziario. La Costituzione Dogmatica Lumen gentium del Concilio Ecumenico Vaticano II, descrivendo l’ufficio petrino come “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli”[3], afferma: “Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, cioè di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”. E il Decreto Christus Dominus dello stesso Concilio afferma che il Papa “gode per divina istituzione di una potestà suprema, piena, immediata e universale per la cura delle anime”.

Tramite il lavoro di redazione del Liber VI, promulgato il 3 marzo 1298 con la Bolla Sacrosanctae Romanae Ecclesiae, cioè il Libro della legislazione ecclesiale per completare i cinque libri delle Decretali di Papa Gregorio IX, Papa Bonifacio VIII ha esercitato, in un modo esemplare, il suo dovere di dare leggi per la Chiesa universale. Non è difficile immaginare la situazione di confusione e perfino di errore che risultava quando le leggi della Chiesa non si conoscevano e quando alcune si contraddicevano o suscitavano dubbi sulla vera disciplina. Ascoltiamo le parole dalla Bolla Sacrosanctae Romanae Ecclesiae con le quali Papa Bonifacio VIII espresse il motivo di carità pastorale che ispirò il suo lavoro di elaborazione e promulgazione del Liber VI:

Siccome l’imperscrutabile altezza della divina provvidenza, con volontà costante, ha preposto la sacrosanta Chiesa romana a tutte le Chiese e le ha elargito il governo supremo di tutto il mondo, noi che ad essa presiediamo nel regime, siamo sollecitati da una continua cura e spinti dall’assiduo pensiero, cosicché, secondo l’ufficio di autorità dato a noi, per quanto è stato concesso a noi dall’alto per il beneficio dei sudditi, per la cui prosperità noi prosperiamo, noi intendiamo sottometterci al lavoro di sollecitudine. Noi, per la loro tranquillità, abbracciamo liberamente il lavoro e passiamo notti insonni per rimuovere gli scandali…[6].

Per proteggere e favorire l’ordine e perciò l’unità essenziale della Chiesa, Papa Bonifacio VIII, da buon giurista, ha saputo continuare il lavoro legislativo dei suoi predecessori e dare un esempio del dovere legislativo pontificio ai suoi successori.

Si deve notare anche il pregiato contributo delle 88 Regulae iuris che egli ha aggiunto come appendice del Liber VI. Queste regole ancor oggi costituiscono un tesoro di saggezza giuridica per i ministri nei tribunali e per gli studiosi del diritto canonico in genere. La loro conoscenza è fondamentale per una giusta e piena comprensione dell’attività giuridica inerente alla vita della Chiesa.

Il tempo non consente di rivedere anche brevemente le altre attività nel campo del diritto canonico svolte da Papa Bonifacio VIII. Al riguardo il noto storico del diritto canonico Charles de Clerq ha affermato:

Questo contributo importante alla vita del diritto canonico dà un’idea del valore di Bonifacio VIII come giurista. Tutto il suo pontificato ne è la manifestazione. Uno può anche dire che tutta la sua attività papale è dominata da alcune bolle che ne formano, in un certo senso, i punti culminanti.

Si può pensare, per esempio, alla Bolla Clericis Laicos del 24 febbraio 1296 con la quale il Romano Pontefice difese l’immunità dei chierici; alla Bolla Ausculta Fili del 5 dicembre 1301 nella quale, seguendo l’insegnamento perenne della Chiesa, come anche enunciato dal Santo Papa Gregorio VII, Bonifacio VIII dichiarò il suo ufficio di capo della cristianità e perciò di guida dei sovrani; alla Bolla Unam Sanctam del 18 novembre 1302, sulla giurisdizione universale del Romano Pontefice. In ogni caso, lo studio profondo dell’attività canonistica di Papa Bonifacio VIII è un’essenziale chiave per la comprensione del significato dei suoi anni di servizio sul soglio di San Pietro.

Il dono dell’Anno Santo

Lungo i secoli i cristiani hanno compiuto pellegrinaggi alla Città degli Apostoli Pietro e Paolo per pregare sulle tombe del Principe degli Apostoli e dell’Apostolo delle Genti, affinché potessero ottenere delle grazie speciali, soprattutto per condurre più coerentemente la loro vita quotidiana in Cristo. Con il tempo, si è manifestata la prassi di osservare, ogni cento anni, un tempo speciale di pellegrinaggio alle tombe dei Santi Pietro e Paolo. Papa Bonifacio VIII, vedendo il gran numero di pellegrini a Roma, nell’anno 1300 ha proclamato l’Anno Santo per tutta la Chiesa, con la Bolla Antiquorum habet del 22 febbraio 1300. Qui si deve menzionare lo straordinario ricordo dell’evento della prima indizione papale del Giubileo, cioè l’affresco dell’evento della proclamazione della Bolla dal Papa, eseguito dal grande pittore italiano Giotto, che si trova nella Basilica Papale di San Giovanni al Laterano.

La prassi dell’Anno Santo o Giubileo ha la sua origine nell’Antico Testamento. Tramite il giubileo veterotestamentario, i nostri antenati spirituali hanno goduto della restituzione di terreni, beni immobili, servi e schiavi.

Leggiamo nel Libro del Levitico le prescrizioni giuridiche per l’osservanza dell’anno del giubileo:

Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.... In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà. Quando vendete qualcosa al vostro prossimo o quando acquistate qualcosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello. Regolerai l’acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l’ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di raccolto. Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prezzo, perché egli ti vende la somma dei raccolti. Nessuno di voi opprima il suo prossimo; temi il tuo Dio, poiché sono il Signore, vostro Dio!

Il giubileo era un’espressione eloquente e straordinaria del significato dell’Alleanza sinaitica. Era il modo straordinario con il quale il popolo ricordava l’origine e l’ultima destinazione di ogni bene nel Signore.

Per il cristiano la prassi dell’Anno Giubilare non fu più indirizzata ai beni materiali ma ai beni supremi spirituali. L’Anno Santo, per il mistero della Incarnazione Redentiva, diventò un mezzo per tornare alla grazia battesimale tramite la penitenza. Al centro della osservanza dell’Anno Santo è il Sacramento della Penitenza, per il quale i peccati sono rimessi, e, allo stesso tempo, la remissione delle pene temporali dovute per il peccato mediante l’Indulgenza. È stato infatti desiderio di Papa Bonifacio VIII, per mezzo dell’indizione del primo Anno Santo per la Chiesa universale, di estendere a tutti i fedeli nel mondo la possibilità di ottenere l’Indulgenza giubilare.

Si racconta infatti che la Seconda Domenica dopo l’Epifania nell’anno 1300, il 17 gennaio, quando il Sudario di Santa Veronica fu esposto per la pubblica venerazione nella Basilica di San Pietro, il Sommo Pontefice, nell’entrare in Basilica incontrò un anziano di centosette anni di età, proveniente dalla Savoia, trasportato dai suoi figli per l’atto di venerazione. Papa Bonifacio VIII, commosso da quello che vedeva, chiamò a se il papà e i suoi figli e, alla presenza di alcuni cardinali, domandò la ragione per un tale viaggio ad una età così avanzata. L’anziano pellegrino subito rispose che egli ricordava che il suo papà, un operaio, all’inizio del secolo precedente, aveva fatto un pellegrinaggio a Roma, dove era rimasto per il tempo che i suoi mezzi gli consentivano, per ottenere l’Indulgenza. L’anziano aggiunse che il suo papà l’aveva esortato a non dimenticare di fare lo stesso, se il Signore gli avesse permesso di vedere l’inizio del secolo che veniva. Il Santo Padre fece più domande a lui e agli altri pellegrini, e, mosso da tutto quello che ascoltava, commissionò ad alcuni cardinali la ricerca dell’intera questione dell’Indulgenza dell’Anno Giubilare. I cardinali confermarono che veramente esisteva da lungo tempo la convinzione fra i fedeli che c’era un’Indulgenza di qualche tipo da ottenere durante l’Anno Santo, ma non esisteva nessun documento che verificasse tale convinzione. Fu allora che il Santo Padre decise di esercitare il suo potere delle chiavi per assicurare ai fedeli l’Indulgenza che rimette la pena temporale dovuta ai peccati!

La Bolla Antiquorum habet comincia con queste parole:

Bonifacio, Vescovo, Servo dei Servi di Dio.

A perpetua memoria.

La tradizione affidabile dei nostri antenati afferma che grandi remissioni e Indulgenze per i peccati sono concesse a quelli che visitano in questa città la venerabile Basilica del Principe degli Apostoli.

§ 1. Noi, perciò, che, per la dignità del nostro ufficio, desideriamo e procuriamo la salvezza di ciascuno, ritenendo tutte e ciascuna di queste remissioni e Indulgenze essere autentiche, per la nostra autorità apostolica, confermiamo e approviamo le stesse, e anche le concediamo di nuovo e le sanzioniamo mediante questa nostra scrittura!

È chiaro dal testo della Bolla che l’ispirazione del Santo Padre fu la testimonianza dei fedeli riguardo alle Indulgenze per il pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli durante il Giubileo. Non sembra esistere, infatti, alcuna documentazione per confermare la concessione di tale Indulgenza, prima della Bolla Antiquorum habet, ma questo non mette in questione quello che Papa Bonifacio VIII ascoltò dalla bocca del centenario savoiardo e degli altri fedeli.

Alcuni storici hanno attribuito diversi motivi, alcuni anche non tanto nobili, a Papa Bonifacio nell’atto dell’indizione dell’Anno Santo del 1300. Certamente i fedeli hanno risposto con grande fede all’invito del Santo Padre di fare un pellegrinaggio alla Città Eterna per ottenere l’Indulgenza, ma si deve ricordare che c’era già la prassi di fare tale pellegrinaggio come il Papa stesso ha testimoniato il giorno della venerazione del Sudario di Santa Veronica nella sua conversazione con l’anziano savoiardo e con numerosi altri fedeli. È vero che i fedeli che sono venuti a Roma per il Giubileo del 1300 hanno contribuito con grandi somme di denaro alla Chiesa, esprimendo così la loro gratitudine per la grazia del pellegrinaggio, ma questo non significa che il motivo principale o il motivo affatto del Santo Padre fosse l’arricchimento della Chiesa. Resta il fatto che l’Anno Santo fu l’occasione per una manifestazione di grande fede cattolica da parte di numerosi pellegrini dalle varie parti del mondo.

Cercando il motivo fondamentale dell’atto di indizione del primo Anno Santo per la Chiesa universale, si scopre che Papa Bonifacio VIII non ha fatto altro che riconoscere il sensus fidelium per quanto riguardava il favore divino particolare della remissione della pena temporale dovuta al peccato da ricevere durante un tempo forte di grazie, cioè, l’Anno Santo. Confermando la convinzione di tanti fedeli che già facevano il pellegrinaggio di grazia all’inizio di ogni secolo, egli ha voluto informare tutto il mondo cristiano dell’Indulgenza connessa con l’osservanza dell’Anno Santo e invitarlo a fare pellegrinaggio a Roma per ottenere la Indulgenza. Papa Bonifacio VIII infatti ha stabilito condizioni assai impegnative, sempre inclusa la confessione dei peccati nel Sacramento della Penitenza, per la concessione dell’Indulgenza. Egli stabilì:

§ 3. Noi determiniamo che qualsiasi persona che desidera ottenere queste Indulgenze concesse da noi deve, se è abitante a Roma, visitare queste Basiliche [di San Pietro e di San Paolo] per trenta giorni, o successivamente o per intervalli, almeno una volta al giorno; se è pellegrino o forestiero, deve in simile maniera visitare le Basiliche per quindici giorni. Ciononostante, ciascuno meriterà di più ed otterrà più efficacemente l’Indulgenza visitando le Basiliche più frequentemente e più devotamente!

Dalle condizioni per l’osservanza dell’Anno Santo, stabilite in modo chiaro e dettagliato da Papa Bonifacio VIII, si scopre il fine sommamente spirituale che egli aveva in vista nell’indizione dell’Anno Santo.

Proclamando il Grande Giubileo dell’Anno 2000, il Beato Papa Giovanni Paolo II ha ricordato l’ispirazione del primo Giubileo per tutta cristianità. Citando la Bolla Bonifaciana Antiquorum habet e collegando il suo atto di indizione del Grande Giubileo dell’Anno 2000 direttamente all’atto di Papa Bonifacio VIII nell’anno 1300, egli dichiarava:

Quante vicende storiche evoca la scadenza giubilare! Il pensiero va all’anno 1300 quando papa Bonifacio VIII, corrispondendo al desiderio dell’intero popolo di Roma, diede solenne avvio al primo giubileo della storia. Riprendendo un’antica tradizione che elargiva «ampie remissioni e indulgenze dei peccati» a quanti visitavano nella città eterna la basilica di San Pietro, egli volle concedere in quell’occasione «non solo una piena e più ampia, bensì una pienissima perdonanza di tutti i loro peccati». Da questo momento in poi la Chiesa ha sempre celebrato il giubileo come una tappa significativa del suo incedere verso la pienezza in Cristo!

Le parole del Beato Papa Giovanni Paolo II dicono con chiarezza il perenne dono che Papa Bonifacio ha dato alla Chiesa con l’indizione dell’Anno Santo.

Conclusione

Spero che questa breve riflessione su due aspetti del ministero petrino di Papa Bonifacio VIII serva ad onorare la sua memoria in questa sua città. Allo stesso tempo, spero che possano essere di qualche ispirazione ai buoni cittadini di Anagni a coltivare la ricca tradizione ecclesiale e culturale che ha sempre marcato la vita di Anagni. Insomma, spero di aver onorato due perenni doni fatti alla Chiesa universale da Anagni, tramite il suo amato figlio, Benedetto Gaetani, Papa Bonifacio VIII.

Concludo rinnovando le mie espressioni di stima per il lavoro dell’Accademia Bonificiana e tutti i suoi Officiali e Soci, e la mia profonda gratitudine per il premio che l’Accademia mi ha così generosamente conferito. Che Dio benedica l’Accademia e tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione del conferimento del Premio Bonifacio VIII.

Raymond Leo Card. BURKE

Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

 
Card. Salvatore De Giorgi PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII

IX Edizione 2011

Il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo (Italia), è nato a Vernole (Lecce) il 6 settembre 1930.

È ordinato sacerdote il 28 giugno 1953 da Mons. Francesco Minerva, Vescovo di Lecce, del quale è stato segretario sino al 1958, svolgendo altri incarichi associativi come assistente diocesano dei Fanciulli cattolici, della FUCI, dell'UCIM, della Gioventù studentesca e degli Scout.

Il 12 ottobre 1958 viene destinato alla guida della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa a Lecce, ufficio svolto sino al 1973. Dal 1961 al 1966 è anche assistente diocesano del Movimento maestri di AC e assistente provinciale dell'AIMC. Dal 1969 è delegato e poi vicario per la pastorale diocesana e direttore dell'Ufficio pastorale diocesano. Dal 1972 è membro dell'Istituto pastorale regionale. Per vent’anni ha insegnato religione in diverse scuole superiori statali e non statali di Lecce.

Il 21 novembre 1973 è nominato da Paolo VI Vescovo titolare di Tulana e ausiliare del Vescovo di Oria; riceve l'ordinazione episcopale nella cattedrale di Lecce il 27 dicembre 1973. Il 29 novembre 1975 viene nominato coadiutore con diritto di successione della diocesi di Oria della quale diventa Vescovo il 17 marzo 1978.

Il 4 aprile 1981 viene promosso dal Papa Giovanni Paolo II alla Chiesa metropolitana di Foggia, alla quale sono unite «in persona episcopi» le diocesi di Bovino e di Troia. Con la ristrutturazione della diocesi, dal 30 settembre 1986 diventa Arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino.

Il 10 ottobre 1987 viene trasferito alla Chiesa metropolita di Taranto.

Il 2 febbraio 1990 viene nominato Assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana, per cui lascia l'Arcidiocesi di Taranto della quale l'11 maggio 1990 diventa Arcivescovo emerito. Nel 1991 è nominato assistente del Forum internazionale dell'Azione Cattolica.

Il 4 aprile 1996 viene destinato alla guida dell'Arcidiocesi di Palermo dove fa il suo ingresso solenne il 25 maggio. Nel settembre dello stesso anno viene eletto presidente della Conferenza episcopale siciliana.

Caratteristica del suo ministero pastorale è stata l’accentuazione dell’aspetto spirituale,
l’impegno per la formazione del Clero, la promozione del laicato. Ha organizzato pastoralmente l’Arcidiocesi attraverso il coordinamento dei diversi Centri Pastorali Diocesani e un più organico rapporto tra questi e i Consigli Pastorali Parrocchiali. Attento al dialogo ecumenico e interreligioso, è stato anche particolarmente sensibile ai problemi sociali, soprattutto quelli riguardanti la famiglia, i giovani e la tutela della vita, ed ha rivolto speciale attenzione alle diverse realtà legate al disagio e all’emarginazione.

Forte il suo richiamo alle autorità civili, nazionali e regionali per il varo di provvedimenti sul fronte occupazionale. Costante nei suoi interventi l’invito rivolto agli organi di informazione affinché sottolineino "le tante luci" della realtà palermitana e siciliana, "certamente prevalenti sulle ombre che esistono e che vanno debellate", come non si è stancato mai di ripetere nei confronti della malavita organizzata e non, soprattutto di quella mafiosa, che ha combattuto energicamente col suo costante magistero, ma della quale ha rifiutato la generalizzazione e l’identificazione con la Città.

Sempre ha dimostrato particolare sollecitudine verso gli ammalati e i sofferenti, e proprio per questo nel 2003 ha ricevuto, dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Palermo, la LaureaHonoris Causa in Medicina e Chirurgia. Già donatore di sangue, è iscritto all’AIDO e ha dato l’assenso per la donazione dei suoi organi post mortem.

Per far sentire la vicinanza della Chiesa palermitana agli emigrati, ha visitato le comunità italiane di Melbourne in Australia, di Chicago e Milwaukee negli Stati Uniti d’America, di Toronto in Canada e di Londra in Inghilterra.
In seno alla CEI è stato: segretario della Commissione liturgica; segretario e poi membro della Commissione per la dottrina della fede, la catechesi e la cultura; presidente del Comitato per l'Anno mariano; membro del Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali; presidente della Commissione episcopale per il laicato, e presidente nazionale della Federazione italiana esercizi spirituali (FIES).

Giornalista-pubblicista, è autore di varie pubblicazioni, tra cui: Le meraviglie del Regno, LEV, Città del Vaticano 1989; L'Assistente per un'AC protesa alla nuova evangelizzazione, AVE, Roma 1991; Riscopriamo la nostra ministerialità, AVE, Roma 1992; A trent'anni dal concilio Vaticano II verso il grande Giubileo del 2000, AVE, Roma 1995; L'Azione cattolica in cammino col Papa,AVE, Roma 1995.

Arcivescovo emerito di Palermo, 19 dicembre 2006.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 1998, del Titolo di S. Maria in Ara Cœli.

E' membro delle Congregazioni: per il Clero; per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per i Vescovi; dei Pontifici Consigli per i Laici; per la Famiglia.

Discorso:

"Una caratteristica peculiare dell’Accademia Bonifaciana è indubbiamente l’attenzione al Magistero e al Ministero dei Sommi Pontefici"

"La Nuova Evangelizzazione"

LECTIO MAGISTRALIS del  Cardinale SALVATORE DE GIORGI

Arcivescovo emerito di Palermo

(Anagni, 9 dicembre 2011)


1 – SALUTO E INTRODUZIONE

Eccellenze Reverendissime, Autorità Religiose, Civili e Militari, carissimo

Presidente

Saluto cordialmente  tutti i presenti , grato all’Accademia Bonificiana per avermi  voluto onorare  con un così prestigioso riconoscimento, conferito per primo all’amatissimo  Beato Giovanni Paolo II il primo ottobre 2003.

L’occasione mi è gradita  anzitutto per porgere i più sentiti auguri al  carissimo confratello nell’episcopato, S.E. Mons.Franco Croci, Presidente del Comitato Scientifico, che oggi con noi ricorda  il 50° di Sacerdozio, ma anche per esprimere  le più vive congratulazioni per quanto l’Accademia, presieduta dall’ intelligente e instancabile spirito di iniziativa del Cav. Dr. Sante De Angelis ,  sta  realizzando nel campo sia della cultura sia della pace, con azioni concrete di assistenza e di solidarietà, che hanno meritato giustamente il riconoscimento internazionale a Bruxelles dal Presidente del Parlamento Europeo e in Italia da parte delle istituzioni della Repubblica  e della Chiesa.

Una caratteristica peculiare dell’Accademia Bonifaciana è indubbiamente l’attenzione al Magistero e al Ministero dei Sommi Pontefici, tra i quali Anagni annovera il suo figlio più illustre, Benedetto Caetani, che è stato Papa dal 24 dicembre 1294 all’11  ottobre 1303 col nome di Bonifacio VIII.

Per questo ritengo che il modo migliore per onorare l’Accademia in occasione del conferimento del Premio sia il riferimento al magistero dell’attuale Sommo Pontefice, Benedetto XVI, grande successore del grande Papa il Beato Giovanni Paolo II, del quale è stato per 24 anni stretto collaboratore come Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede e ora realizzatore determinato e tenace delle più innovative intuizioni.

Tra queste, quella della Nuova Evangelizzazione (=NE), tanto cara a Giovanni Paolo II, per la quale Benedetto XVI col Motu Proprio “Ubicunque et semper” (=UeS) del 21 settembre 2011, emblematicamente festa dell’Apostolo ed Evangelista S.Matteo. ha costituito un nuovo Dicastero della Curia Romana, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che persegue la propria finalità sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione, sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla. E sulla NE ha convocato anche per il prossimo ottobre un’ Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

2 -  LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Della Nuova Evangelizzazione  fu ad Haiti, nel 1983, che, in un discorso ai Vescovi del Celam, Giovanni Paolo II parlò espressamente , dopo averne accennato nella sua prima visita in Polonia (1979).

Lo fece - ed è lui stesso ad attestarlo - per risvegliare "un nuovo fervore e nuove aspirazioni evangelizzatrici in America e nel mondo intero"; per dare all'azione pastorale "uno slancio nuovo,  - capace di creare in una Chiesa, -  ancor più radicata nella forza e nella potenza perenne della Pentecoste, nuovi tempi di evangelizzazione".

Papa RatzingeI nel citato Motu Proprio attesta che  Giovanni Paolo II fece dell’ impegnativo compito della evangelizzazione “uno dei cardini del suo vasto Magistero, sintetizzando nel concetto di "nuova evangelizzazione", che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione.

E proprio facendosi carico della preoccupazione dei suoi venerati Predecessori, Benedetto XVI ha ritenuto “opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”.

Indubbiamente quella di NE è un' espressione forte, esigente, stimolante; va perciò  intesa nel senso più corretto, quello stesso inteso da Giovanni Paolo II e ulteriormente precisato da Papa Benedetto.

3- CIO’ CHE LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE  NON E’

- NE non significa annuncio di un "nuovo Vangelo".  Il Vangelo è immutabile: è Cristo, il quale è "lo stesso, ieri, oggi e sempre". Del resto un "nuovo" Vangelo deriverebbe solo da noi stessi, dalla nostra cultura, dalle nostre analisi delle necessità dell'uomo.  Non sarebbe, perciò, Vangelo, ma pura invenzione umana: e in esso non vi sarebbe salvezza.

- NE non significa neppure aggiornare, adattare, modellare il Vangelo ai gusti dell'uomo d'oggi (cf Gal 1,12), eliminandone i contenuti difficilmente assimilabili alla mentalità e alle culture del nostro tempo.

Non è, infatti, la cultura la misura del Vangelo.  Al contrario è Gesù Cristo la misura di ogni cultura e di ogni azione umana.

La NE non nasce dal desiderio di "piacere agli uomini" o di "guadagnare il loro favore" (cf Gal 1,10), ma dalla responsabilità verso il dono di Dio fattoci in Cristo, nel quale abbiamo accesso alla verità su Dio e sull'uomo e, conseguentemente, alla possibilità della vita vera.

“All'inizio dell'essere cristiano – ha  precisato Benedetto XVI citando la sua prima enciclica Deus caritas est - non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”(n.1). “Similmente, alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita”(UeS).

- NE, infine, non equivale a rievangelizzazione, come se l'evangelizzazione precedente fosse stata nulla, infruttuosa e non duratura: ciò significherebbe non riconoscere il cammino che il Vangelo percorre da venti secoli.

4 . CIO’ CHE E’

- Sotto l'aspetto storico, NE significa certamente che essa viene dopo la prima e fondamentale opera di evangelizzazione, dalla quale è nata e si è forgiata, lungo il corso dei secoli, la nostra esperienza di Chiesa e la cultura cristiana del nostro Paese La Chiesa - ha scritto Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica post­ sinodale Christífideles laici (=CFL)i-, "deve fare un grande passo in avanti nella sua evangelizzazione, deve entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario" (n. 35).

- Sotto l'aspetto socio-culturale, significa che "nuovo" è il contesto socio­- religioso-culturale al quale è rivolta oggi l'evangelizzazione.

Lo aveva analizzato Giovanni Paolo II nella citata Esortazione Apostolica

Lo analizza anche Papa Benedetto nel testo del Motu proprio con  riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione.

- “In alcuni territori, infatti, pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell'animo di intere popolazioni;

-  in altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare;

- vi sono “zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano”.

“La diversità delle situazioni esige un attento discernimento; parlare di nuova evangelizzazione” non significa, infatti, dover elaborare un'unica formula uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia”.

- Sotto l'aspetto pastorale, NE significa – secondo Papa Wojtila - che deve essere "nuova" l'azione evangelizzatrice:

nuova "nell'ardore, nei metodi e nelle espressioni".”Nuova" deve essere anche  l'azione degli evangelizzatori: il loro atteggiamento, il loro stile, il loro sforzo, il loro impegno, il loro entusiasmo, la loro gioia.

Ciò significa per Papa Benedetto “intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore”(ib.).

- Sotto l'aspetto biblico-teologíco, NE significa riscoprire, cogliere, far cogliere l'intrinseca, perenne e sempre sorprendente novità del Vangelo e dell'avvenimento cristiano in cui tutto è nuovo: alleanza, dottrina, comandamento e vita; davvero una nuova creazione (cf Lc 22,20; Mc 1,22; Gv 13,14; 1 Cor 5,17).

5 - LE SFIDE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

La NE, perciò, è anzitutto una sfida che è diretta ai cristiani di oggi dal Vangelo.  Ma è anche un'istanza che scaturisce dal nuovo contesto socio­religioso, il quale pone sfide nuove e, per certi versi, inedite all'evangelizzazione o, più propriamente, agli evangelizzatori. Le cause sono molteplici.  Vi accenno appena.

- Il Secolarismo

Il secolarismo, - che è la degenerazione della secolarizzazione, - anche quando non lo nega apertamente, mette tra parentesi Dio, ritenendolo insignificante per l’inesistenza dell'uomo e quasi ostacolo al suo progresso nella storia.  Crea, quindi, attorno all'uomo un'atmosfera di assenza di Dio e di naturalismo agnostico.

Il secolarismo è per sua natura: antropocentrico, terrenista, profano, positivista e scientista, pervasivo.

- E' antropocentrico: tende a mettere l'uomo al primo posto, ad affermare la sua piena autonomia da Dio e da ogni verità e norma morale; lo illude di essere il principio e la ragione di ogni realtà, di poter costruire da solo il suo futuro; lo induce a vivere come se Dio non esistesse.

- E' terrenista: induce a concentrare l'attenzione dell'uomo esclusivamente su questo mondo e sugli interessi terreni, ritenuti come gli unici valori dell'esistenza, col rifiuto di ogni prospettiva trascendente e ultraterrena.

- E' profano: porta a escludere Dio da tutti i settori della vita e a tener ben distinti e separati l'ambito profano e l'ambito religioso, escludendo ogni influsso di questo su quello.

- E' positivista e scientísta: rende l'uomo poco interessato all'argomentazione razionale, anzi scettico nei riguardi di tutto ciò che non si vede o non si tocca e non può dimostrarsi con argomenti scientifici, e, conseguentemente, lo rende incapace di percepire la dimensione del mistero.  E affida ogni speranza al progresso della tecnica e della scienza.

- E' pervasivo: il fenomeno del secolarismo è tanto più grave in quanto non riguarda solo i singoli, ma, in qualche modo, intere comunità: è un fenomeno collettivo, culturale, sociale.

- L'incapacità di percepire il mistero è favorito anche dalle condizioni nelle quali l'uomo d'oggi vive o è costretto a vivere: nel chiasso, nel rumore, nell'assillo del dover fare tutto in fretta, preoccupato, talvolta schiacciato dai problemi economici, dalla paura di perdere il posto di lavoro, dall'insicurezza per il futuro, per cui non ha voglia e tempo per raccogliersi in silenzio, per riflettere e per ascoltare Dio che parla dentro, per pensare ai problemi spirituali e al suo autentico destino.

- L’ Ateismo  - Meno diffuso, - almeno a livello teorico - , è l'ateismo, la negazione esplicita di Dio.  La maggior parte degli italiani afferma di credere in Dio.  Ma si fa strada l'ateismo pratico, pragmatico, programmatico. E anche in Italia sono sorte negli ultimi anni associazioni dichiaratamente e combattivamente ateistiche.

-  Il Materialismo consumista ed edonista

Secolarismo e ateismo in pratica favoriscono una mentalità materialista ed edonista, e questa è rafforzata dalle spinte al consumismo e all'erotismo, indotte in modo seducente dai mass media.  Da qui il primato dell'avere sull'essere, delle cose sulle persone, dei consumi sui valori, dei bisogni sulla legge.  Da qui l'idolatria del denaro e del piacere, il permissivismo libertario.

-  Il Laicismo.

Nel nostro Paese il processo secolaristico è favorito anche dal laicismo,chconsidera la religione come inutile,  frutto di superstizione  e anche dannosa per lo sviluppo, l'equilibrio e la felicità dell'uomo.

Da qui la diffusione dell'umanesimo laicista, secondo il quale la religione: con i suoi dogmi lederebbe le dignità dell'uomo e asservirebbe l'intelligenza umana e con la sua morale, oscurantista e arretrata, ostacolerebbe il pieno esercizio della libertà e impedirebbe lo sviluppo dell'uomo.

6 -  LE CONSEGUENZE NEGATIVE

Le conseguenze negative di questi fattori nella vita dei singoli cristiani come nel tessuto e nel vissuto della stessa comunità cristiana sono molteplici e pongono gravi problemi pastorali.

-  L'ignoranza religiosa

Si ha l'impressione che sotto l'influsso del secolarismo si aggravi e si dilati l'ignoranza religiosa. Debole, infatti, per non dire assente, tra i giovani e tra gli adulti  è l'interesse per la catechesi, la cui incidenza è scarsa, soffocata, per giunta, dai più diffusi e suadenti messaggi dei mezzi della comunicazione di massa.

-  La soggettivizzazione della fede

Anche per questo si fa strada il fenomeno della soggettivizzazione della  fede.

Non si comprende chiaramente l'origine divina e rivelata dalla verità cristiana, la quale, perciò, non è accolta nella sua integralità, ma viene recepita e considerata valida solo nella misura in cui corrisponde alle vedute soggettive e alle esigenze personali e soddisfa al bisogno religioso dei singoli.

-  L'appartenenza parziale

Da qui il senso di appartenenza ecclesiale, debole, parziale, condizionata.

Si accettano gli insegnamenti della Chiesa, i suoi interventi, le sue norme, la sua stessa realtà visibile solo in quanto corrispondono alle attese e alle preferenze personali: ma non si sa cogliere il mistero della Chiesa, ossia la presenza in essa della salvezza di Dio già operante nella storia.

E' diffusa purtroppo nell'opinione pubblica un'immagine di Chiesa che ne offende la vera natura e missione, perché si ferma in maniera quasi esclusiva sulla sua rilevanza sociale, - per apprezzarla o per contestarla -, lasciando però in ombra la vera radice di questa vitalità sociale e cioè la realtà originaria della Chiesa come luogo e sacramento in Cristo dell'incontro degli uomini con Dio e dell'unità del genere umano.

Non c'è da meravigliarsi, di conseguenza, se cresce un senso di diffidenza e quasi di insofferenza per il magistero della Chiesa, e si facciano sempre più strada le spinte unilaterali e riduttive della ricchezza del messaggio evangelico, che trasformano l'annuncio e la testimonianza della fede in un esclusivo o prevalente fattore di liberazione umana e sociale, oppure in un alienante rifugio nella superstizione e nella religiosità senza Dio.

- E tutto questo favorisce l'indifferenza religiosa,l'oscuramento del senso morale, l'eclissi dei valori etici fondamentali, che  è alla base del malessere e delle devianze sociali, le cui vittime sono particolarmente i giovani.  Si pensi alla disonestà amministrativa pubblica e privata, alla crisi della famiglia corrosa da una mentalità divorzista e abortista, al flagello della droga, alla libertà e alle degenerazioni sessuali, ad ogni forma di violenza. Cresce spaventosamente il numero dei suicidi, anche di minorenni.

7 – VALORI EMERGENTI

E tuttavia non mancano, anzi si affermano e si diffondono nuove evidenze culturali ed etiche che sono un segno certo di speranza, quali ad esempio, una più matura coscienza della dignità della persona, l'affermazione dei diritti dell'uomo e dei popoli, il senso della tolleranza, un più vivo senso di solidarietà anche a livello internazionale, una più forte e diffusa sete di giustizia, di libertà e di pace, una accresciuta sensibilità ecologica, una nuova domanda etica soprattutto per quanto riguarda la vita pubblica e i crescenti potenziali della tecnica e della scienza.  Sono elementi positivi che offrono nuove opportunità all'evangelizzazione e vanno letti come promettenti "segni dei tempi".

8 -   LE RISPOSTE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

“ Proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, - afferma Papa Benedetto - richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo, per rendere ragione della propria fede in situazioni differenti dal passato… Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito permane identico come agli albori della nostra storia”(Omelia  del 3.5.2011).

- Una rinnovata coscienza missionaria.

Occorre anzitutto nei cristiani una rinnovata coscienza missionaria che superi incertezze, ritardi, riserve, resistenze nell'impegno dell'evangelizzazione.

Con la NE – afferma Giovanni Paolo II -  la Chiesa deve annunziare e testimoniare come "la fede cristiana costituisca l'unica risposta pienamente valida, - più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata -, dei problemi e delle speranze che la vita pone a ogni uomo e a ogni società" (CFL, 34).

“Sottolineare che in questo momento della storia la Chiesa è chiamata a compiere una nuova evangelizzazione, - precisa a sua volta Papa Benedetto -  vuol dire intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore. Il Concilio Vaticano II ricordava che "i gruppi in mezzo ai quali la Chiesa si trova, spesso, per varie ragioni, cambiano radicalmente, così che possono scaturire situazioni del tutto nuove" (Ad Gentes).

L'evangelizzazione, infatti,  non è una scelta, una opzione facoltativa, è un dovere primario: è la vocazione propria della Chiesa, la sua missione essenziale, la sua ragion d'essere.

Ed evangelizzare,non significa annunciare una semplice dottrina ma una persona viva, Gesù Cristo, Vangelo del Padre, per mezzo del quale, morto e risorto, Dio, che ama l'uomo con amore senza limiti , ha voluto entrare nella sua storia per liberarlo dal peccato, radice di ogni male sociale, e renderlo partecipe della sua vita divina.

Non basta quindi annunziare soltanto i valori cristiani: è necessario annunziare anzitutto Gesù Cristo dal quale discendono quei valori.

- Occorre evangelizzare con nuovo ardore, ossia:

- con fede più limpida e matura,

- con più sincera tensione alla santità,

. - In una più salda comunione ecclesiale,

- a servizio più fedele della verità, che non può essere mai strumentalizzata o asservita,

- con più consapevole docilità allo Spirito Santo, che è il principio, l'agente principale e il termine dell'evangelizzazione,

- con maggiore coraggio, che  scaturisce dalla certezza che la Parola di Dio ha una sua intrinseca e misteriosa potenza (cf Rm 1,16) e che Cristo è con noi e non ci lascia mai soli (cf Mt 28,20).

-Occorre evangelizzare con nuovi metodi.

Il termine "nuova evangelizzazione" – sottolinea Papa Benedetto - richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio,… Il Vangelo è il sempre nuovo annuncio della salvezza operata da Cristo per rendere l’umanità partecipe del mistero di Dio e della sua vita di amore e aprirla ad un futuro di speranza affidabile e forte”.

Occorre pertanto un rinnovamento impegno:

- nella testimonianza della vita, che conquista senza parole anche i non credenti;

- nella testimonianza della carità ,che è la via più efficace per rendere l’annuncio credibile e accettabile all'uomo d'oggi;

- nell'annunzio esplicito: anche se oggi l'uomo è come immunizzato contro la parola e si mostra spesso stanco di sentire, non si può non parlare;

- nell'incontro personale: Gesù ha parlato alle folle, ma ha atteso anche singolarmente le persone, come Nicodemo, Zaccheo, la Samaritana;

- nel dialogo, che in una società secolarizzata, complessa, frammentata, multirazziale, plurireligiosa, come la nostra, è ancora più necessario;

-  in una più intensa pastorale catechetico-liturgico-caritativa, scuola fondamentale e insostituibile della formazione cristiana;

-  nella rivalorizzazione della pietà popolare, che ha certamente i suoi limiti, ma, se rinnovata e ben orientata, soprattutto mediante una pedagogia di evangelizzazione, è ricca di valori.

- Evangelizzare con nuove espressioni

La NE esige che il messaggio cristiano sia espresso in linguaggi e forme accessibili all’uomo d’oggi, capaci di scardinare le sue chiusure e  di  agevolare le aperture alla evangelizzazione.

S’impone come non mai la necessità di rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta dell’uomo d’oggi al messaggio evangelico, senza modificarne i contenuti.

S’impone soprattutto di arrivare al cuore delle culture, servendosi soprattutto oggi  dei mezzi di comunicazione, che se da una parte sono la nuova versione del pulpito, dall’altra il loro cattivo uso costituisce un ostacolo alla NE, la quale perciò, deve accogliere anche questa sfida per darvi una risposta tempestiva, intelligente, coraggiosa.

9 - LE FRONTIERE  DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Molteplici sono le frontiere della NE. Accenno solo alle principali.

- L’antropologia. La prima frontiera è l’uomo stesso, quella della sua inviolabile dignità, del rispetto dei suoi diritti, a cominciare da quello primo e fondamentale alla vita e in ogni fase del suo sviluppo ( dal concepimento al suo termine naturale) e in ogni sua condizione (sia essa di salute o di malattia, di perfezione o di handicap, di ricchezza o di miseria).

La NE deve annunziare la verità rivelata sull’uomo per aiutare l’uomo d’oggi a riscoprire la dignità della persona umana che rifulge  nella sua origine (l’uomo è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza), nella sua vocazione (è chiamato ad essere figlio di Dio), nella sua destinazione (è destinato alla vita eterna nella comunione beatificante con Dio). L’uomo sarà aiutato così a ricostruire la civiltà della vita, contro la pseudocultura della morte. ( si pensi alle sfide poste dai nuovi problemi della bioetica).

- La famiglia. E poiché culla della vita e dell’amore, nella quale l’uomo nasce e cresce, è la famiglia fondata sul matrimonio, cellula fondamentale della Chiesa e della società, la NE è chiamata ad annunziare la verità di Dio sul matrimonio e anche sulla famiglia, verità oggi oscurata, misconosciuta, rifiutata.

- La vita economico-sociale. Ma l’uomo è inserito anche in un contesto sociale, ben definito e caratterizzato, che non sempre lo pone al centro e lo riconosce come l’autore, il centro e il fine di tutta l’attività economico-sociale. Il fenomeno della disoccupazione, gravissimo nel nostro Sud,  ne è la prova più drammatica.

La NE, con la ricchezza della dottrina sociale della Chiesa che è parte essenziale dell’evangelizzazione, è chiamata ad evangelizzare anche questa dimensione fondamentale della vita sociale, perché l’uomo prevalga sulla tecnica, l’etica sul profitto, si eliminino le ingiustizie e si riscopra “la spiritualità del lavoro”, come via di santificazione.

- La politica. Oggi, come non mai, appare urgente ricreare, soprattutto nel nostro Paese, la dignità e il gusto della missione politica, compromessi dal degrado degli ultimi anni, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, che con i suoi contenuti essenziali e irrinunciabili è il fondamento  e l’impulso sociale e politico dei cristiani, come non si stanca di ribadire il Santo Padre, ricordando il fine che esige ed asalta la missione politica:il bene comune.

- Il mondo della sofferenza, che va illuminato col Vangelo del valore salvifico del dolore, per superare le prove della malattia che, se non superate, favoriscono depressione  e disperazione, con la tentazione al  suicidio e all’eutanasia.

Sono tanti, comunque,  gli altri aeropaghi del mondo moderno nei i quali deve impegnarsi la NE: dalla cultura alla scuola, alla ricerca scientifica, alla bioetica, all’impegno per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli, alla promozione della donna e del bambino, alla salvaguardia del creato. Sono altrettanti settori da illuminare con la luce del Vangelo.

10 - CONCLUSIONE

All’inizio del suo Pontificato Giovanni Paolo II lanciò al mondo, a tutta l’umanità, un grido appassionato rivelatosi stupendamente profetico: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo… Non abbiate paura. Solo lui sa cosa è dentro l’uomo… Solo lui ha parole di vita eterna!”.

In queste parole è condensato non solo l’impegno della NE, come risposta alle sfide del terzo millennio,  ed essa stessa vera sfida di speranza lanciata al mondo d’oggi.

L’augurio, che faccio a voi e a me, è che ci dedichiamo a questa impegnativa, magnifica ma non facile impresa della NE con rinnovata convinzione e con nuovo slancio missionario, con la grazia più abbondante che il Signore non si stanca di donarci e che noi chiediamo attraverso Maria, la Stella della nuova evangelizzazione, perché, come augurava  Paolo VI  a conclusione della esortazione Evangelli nuntiandi: “Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la buona novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia di Cristo e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impegnata nel cuore del mondo” (EN, 80).

 
S.E.Mons. CARLO LIBERATI PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII
IX Edizione 2011

Biografia:


L’Arcivescovo MONS. CARLO LIBERATI è nato a Matelica (Macerata) il 6 novembre 1937 da famiglia di cattolici praticanti. Già da piccolo sente la vocazione al sacerdozio e nel 1950, dopo le scuole primarie a Matelica, fa ingresso nel Seminario diocesano di Fabriano-Matelica, dove vi resterà fino al compimento degli studi ginnasiali. Continua gli studi al Pontificio Seminario Regionale di Fano, dove conseguirà il Baccellierato in Teologia nel giugno del 1962. Sempre nel 1962, il 29 luglio, viene ordinato sacerdote nella Cattedrale di Matelica, di cui diventa vicario cooperatore alcuni mesi dopo. Attento alla formazione religiosa e morale dei giovani, in Diocesi ricopre anche le funzioni di professore di lettere presso il Seminario e di Assistente dell’Azione Cattolica Giovanile (GIAC) e di redattore del settimanale diocesano L’Azione.

Prosegue gli studi, iscrivendosi al biennio di Teologia Pastorale nella Pontificia Università Lateranense, conseguendo, nel 1969, la laurea. Sei anni dopo, nella stessa università, si laurea in Diritto Canonico con il massimo dei voti e durante gli studi universitari viene chiamato nella Cancelleria del Tribunale dell’allora Sacra Rota. Insegna religione al Liceo Tasso di Roma con l’intento di far crescere l’istruzione religiosa e l’educazione cristiana dei giovani. Continua il suo lavoro rotale e contemporaneamente frequenta i corsi della Pontificia Accademia Ecclesiastica a Piazza Minerva durante l’anno 1972.

Dal primo gennaio 1980 è chiamato a far parte della Congregazione delle Cause dei Santi in qualità di aiutante di studio e divenendo Segretario dei Cardinali Pietro Palazzini (per dieci anni), Angelo Felici (per altri dieci anni) entrambi Prefetti della medesima Congregazione e del Card. Alberto Bovone. In questa Congregazione percorre tutto l’iter di servizio ecclesiale, fino al 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo nomina Delegato dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Per circa 22 anni svolge presso quel Dicastero della Curia Romana il ruolo di docente nello Studium, notaio dei Congressi, redattore dei fogli di Udienza per i decreti sulle virtù, il martirio, la Beatificazione e la Canonizzazione delle Cause dei Santi.

Nel 1990 aveva inoltre contribuito in modo determinante al consolidamento, restauro, ristrutturazione di San Salvatore in Lauro, appartenente al Pio Sodalizio dei Piceni di cui è stato Presidente, e nell’A.P.S.A., si impegnò affinché fosse impresso un ritmo più consono e rapido ai lavori di manutenzione degli edifici sede dei Dicasteri pontifici contribuendo a dotare uffici più funzionali e degni per i dipendenti vaticani.

Il 5 novembre 2003 viene nominato Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei. Viene consacrato Vescovo dal Cardinale Angelo Sodano  il 10 gennaio 2004 nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Fa il suo ingresso nella città mariana di Pompei il 24 gennaio 2004. Il Santo Padre Benedetto XVI lo eleva alla dignità di Arcivescovo il 7 luglio 2007 e il 19 ottobre 2008 il medesimo Santo Padre visita il Santuario e la Città di Pompei rendendo omaggio e devozione alla Vergine SS.ma del S. Rosario onorata in uno dei Santuari mariani più importanti del mondo. In tal modo il Santo Padre sottolinea le Opere di Carità che rendono celebre il medesimo Santuario soprattutto per l’educazione, l’accoglienza e l’elevazione umana dell’infanzia abbandonata.

Nel suo episcopato S. E. Mons. Carlo Liberati ha dato nuovo slancio ed impulso all’accoglienza dei pellegrini che accorrono sempre più numerosi e vengono salutati dal Prelato con una catechesi attenta alla vita concreta e che invita alla recita e alla meditazione del S. Rosario. Entrando in Basilica i fedeli sono sorpresi dalle imponenti impalcature per i lavori di Restauro integrale degli affreschi e dei mosaici che sono tornati al loro antico splendore. I nuovi banchi del Santuario, prima opera di rinnovamento dell’Arcivescovo, danno un senso di tranquillità ai devoti che possono pregare e meditare con maggiore comodità.

Nel Piazzale Giovanni XXIII i pellegrini usufruiscono delle Sale “Marianna De Fusco”, “Luisa Trapani” ed “Aurelio Signora” per i convegni e di un “Centro Giovanile” per l’accoglienza, debitamente preparati, organizzati e forniti di tutte le attrezzature necessarie dal medesimo Arcivescovo.

Anche le Opere di Carità vivono una nuova primavera con la ricostituzione della “Casa Famiglia” e dei “Centri Educativi” e le recenti istituzioni: la “Comunità Incontro” per il recupero dei giovani tossicodipendenti e degli alcolizzati recuperando una “vaccheria” abbandonata, l’“Ambulatorio ginecologico con gli studi medici, materno-infantile e pediatrico”, il “Consultorio Familiare di Ispirazione Cristiana”, la “Mensa dei Poveri” nella recuperata e rinnovata “Casa del Pellegrino”.

La Visita Pastorale in atto consente all’Arcivescovo di incontrare il Popolo di Dio che gli è stato affidato: fanciulli, adolescenti, giovani, fidanzati, famiglie e soprattutto gli anziani e gli ammalati visitati personalmente e i tanti fedeli incontrati nel Sacramento della Riconciliazione.

Discorso:

Bonifacio VIII "magnanimus pontifex"

 
S.E.Mons. Alessandro D'Errico

Premio Internazionale Bonifacio VIII

IX Edizione 2011

 

Biografia:


S.E. Mons. Alessandro D'Errico, nasce a Frattamaggiore il 18 novembre 1950. Viene ordinato sacerdote per la diocesi di Aversa il 24 marzo 1974. Il 14 novembre 1998 dal Beato Giovanni Poalo II, viene nominato arcivescovo titolare di Carini e nunzio apostolico in Pakistan. Il 6 gennaio 1999 riceve la consacrazione episcopale. Il 21 novembre 2005 da Papa Benedetto XVI, viene nominato nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina. Dal 17 febbraio 2010 ricopre anche l'ufficio di nunzio apostolico in Montenegro.

Discorso:

"L' importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il contributo alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni in Bosnia ed Erzegovina"

(Anagni, 9 dicembre 2011)

 
Eminenza,

Eccellenze,

Caro Presidente e cari Accademici,

Distinte Autorità,

Signore e Signori
 
         Sono grato all’Accademia Bonifaciana per aver voluto pensare anche a me come persona meritevole dell’importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il modesto contributo che ho potuto dare in Bosnia ed Erzegovina alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni. Un ringraziamento particolare sento il dovere di esprimere al Presidente, Cav. Dott. Sante De Angelis; al Presidente del Comitato Scientifico, l’Ecc.mo e venerato Mons. Franco Croci, che oggi con noi ricorda il 50mo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale; al Presidente della Giuria, Dott.ssa Ilva Sapora; e a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione  di questa nona edizione del Premio. Saluto rispettosamente il Vescovo, Mons. Lorenzo Loppa; il Sindaco, Dott. Carlo Noto; le Autorità civili e militari presenti; tutti voi, cari amici, che con la vostra partecipazione rendete ancora più significativa questa cerimonia.

       Come sempre mi succede in simili circostanze, alla notizia che mi si voleva conferire quest’ambito riconoscimento, sono rimasto un po’ sorpreso e un po’ imbarazzato. Alla fine, mi sono detto che non avevo altra scelta, e che dovevo accettare, perché penso che questo riconoscimento non sia dato tanto alla mia persona, ma alla missione che la Nunziatura Apostolica cerca di svolgere in BiH, a nome della Santa Sede.

Com’è stato ricordato oggi, sono a Sarajevo dal mese di febbraio 2006. L’annuncio del mio trasferimento dal Pakistan avvenne il 21 novembre 2005; e cioè, nel giorno del decimo anniversario della firma dell’Accordo di Dayton, che nel 1995 aveva finalmente chiuso la pagina drammatica della guerra fratricida tra serbi, bosgnacchi e croati. Sin dal mio arrivo in Bosnia ed Erzegovina, ho potuto costatare  che in questi anni è stato fatto molto, in termini di ricostruzione materiale e morale. Tuttavia, mi rendo conto ogni giorno di più che, sotto la cenere, il fuoco è ancora vivo: nel senso che le ferite della guerra recente non sono completamente rimarginate, e molte questioni sono ancora aperte, con gravi interrogativi per il futuro del Paese.
     Tradizionalmente la BiH è un singolare punto d’incontro di popoli, civiltà e religioni. Da ciò che ho potuto sperimentare negli anni scorsi, sono convinto che questo incontro di civiltà porti a ricchezza di tradizioni, di cultura e di storia; ma può portare anche a notevoli tensioni. Come in epoca recente, quando gli eventi della guerra causarono tanta distruzione e grandi sofferenze. O come in questi mesi, per la complessa situazione politica che si è creata dopo le elezioni del mese di ottobre dello scorso anno.
         A mio parere, l’Accordo di Dayton ha avuto il merito di fermare la guerra. Ma questo era solo un punto d’inizio. Ora, nel contesto delle tensioni che ancora persistono, mi sforzo di ripetere che sarebbe ormai tempo di pensare seriamente a come costruire la pace. O meglio, a come costruire una pace giusta: una pace che garantisca, ai cittadini e ai popoli costitutivi, di vivere in armonia sociale, e di avere un ruolo nel Paese al meglio delle loro possibilità.
         Ebbene, per giungere a tale auspicata meta, sono convinto che, oggi soprattutto, in BiH ci sia bisogno di dialogo, e non di soluzioni imposte con la legge del più forte. C’è bisogno soprattutto di un dialogo che privilegi ciò che c’è in comune, anziché ciò che divide. Un dialogo che manifesti il sincero desiderio di lavorare insieme, e camminare insieme, con tutte le persone di buona volontà, in un’atmosfera di fiducia reciproca e di comune impegno per il futuro del Paese.         

         Mi rendo conto che questo non è facile, perché gli eventi del recente passato - quelli della guerra - sono ancora vivi nella memoria dei singoli e delle comunità. Questa è la grande sfida. Perciò, insieme al Card. Vinko Puljic e ai Vescovi della Conferenza Episcopale, cerchiamo di richiamare l’attenzione di tutti  sul fatto che bisogna anzitutto “purificare la memoria”. Bisognerebbe avere il coraggio e la determinazione di chiudere con il passato della guerra, e di mettere da parte i pregiudizi e i sospetti, che ancora persistono nelle relazioni tra i singoli e i popoli costitutivi.
         Personalmente ho fiducia in questo Paese, e ho fiducia nella gente di questo Paese. Anzi mi dispiace quando talvolta sento che qualcuno vorrebbe di nuovo mettere in discussione l’unità della Bosnia ed Erzegovina. A mio avviso, sarebbe assai meglio se tutti si mettessero all’opera con spirito nuovo e con sincerità d’intenzioni, per trovare le giuste soluzioni alle questioni che bisogna affrontare, anziché restare ancora divisi con barriere e steccati ereditati dal passato.


Distinte Autorità, Signore e Signori,
 
         In questo premio che oggi mi è conferito dall’Accademia Bonifaciana, e nel vostro interessamento per la BiH, trovo la conferma di un personale convincimento. E cioè: se durante gli anni scorsi la Nunziatura Apostolica ha potuto vedere anche qualche frutto del suo lavoro - tra l’altro,  due Accordi tra la Santa Sede e la BiH, e un altro con il Montenegro - ciò è stato possibile perché abbiamo trovato accoglienza cordiale e prezioso sostegno presso tante persone di buona volontà, oltre che sincera disponibilità a parecchi livelli. Questo ci sostiene e ci incoraggia ad andare avanti con lo stesso impegno e con lo stesso entusiasmo, nonostante i momenti di prova che talvolta si presentano. Il mio augurio, la mia speranza, la mia preghiera, è che - con il contributo di tutti - in BiH di nuovo possano finalmente prevalere il dialogo e l’armonia sociale; e che magari l’Accademia Bonifaciana  possa intraprendere opportune iniziative sociali ed umanitarie anche in questo travagliato Paese dei Balcani, come ha fatto in Libano, in Kosovo e in Albania.

Grazie!

 





(Anagni, 9 dicembre 2011)

 

Eminenza,

Eccellenze,

Caro Presidente e cari Accademici,

Distinte Autorità,

Signore e Signori!

 

         Sono grato all’Accademia Bonifaciana per aver voluto pensare anche a me come persona meritevole dell’importante Premio Internazionale Bonifacio VIII, per il modesto contributo che ho potuto dare in Bosnia ed Erzegovina alla promozione di una cultura di dialogo, pace e armonia tra i popoli e le religioni. Un ringraziamento particolare sento il dovere di esprimere al Presidente, Cav. Dott. Sante De Angelis; al Presidente del Comitato Scientifico, l’Ecc.mo e venerato Mons. Franco Croci, che oggi con noi ricorda il 50mo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale; al Presidente della Giuria, Dott.ssa Ilva Sapora; e a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione  di questa nona edizione del Premio. Saluto rispettosamente il Vescovo, Mons. Lorenzo Loppa; il Sindaco, Dott. Carlo Noto; le Autorità civili e militari presenti; tutti voi, cari amici, che con la vostra partecipazione rendete ancora più significativa questa cerimonia.

       Come sempre mi succede in simili circostanze, alla notizia che mi si voleva conferire quest’ambito riconoscimento, sono rimasto un po’ sorpreso e un po’ imbarazzato. Alla fine, mi sono detto che non avevo altra scelta, e che dovevo accettare, perché penso che questo riconoscimento non sia dato tanto alla mia persona, ma alla missione che la Nunziatura Apostolica cerca di svolgere in BiH, a nome della Santa Sede.

Com’è stato ricordato oggi, sono a Sarajevo dal mese di febbraio 2006. L’annuncio del mio trasferimento dal Pakistan avvenne il 21 novembre 2005; e cioè, nel giorno del decimo anniversario della firma dell’Accordo di Dayton, che nel 1995 aveva finalmente chiuso la pagina drammatica della guerra fratricida tra serbi, bosgnacchi e croati. Sin dal mio arrivo in Bosnia ed Erzegovina, ho potuto costatare  che in questi anni è stato fatto molto, in termini di ricostruzione materiale e morale. Tuttavia, mi rendo conto ogni giorno di più che, sotto la cenere, il fuoco è ancora vivo: nel senso che le ferite della guerra recente non sono completamente rimarginate, e molte questioni sono ancora aperte, con gravi interrogativi per il futuro del Paese.

     Tradizionalmente la BiH è un singolare punto d’incontro di popoli, civiltà e religioni. Da ciò che ho potuto sperimentare negli anni scorsi, sono convinto che questo incontro di civiltà porti a ricchezza di tradizioni, di cultura e di storia; ma può portare anche a notevoli tensioni. Come in epoca recente, quando gli eventi della guerra causarono tanta distruzione e grandi sofferenze. O come in questi mesi, per la complessa situazione politica che si è creata dopo le elezioni del mese di ottobre dello scorso anno.

         A mio parere, l’Accordo di Dayton ha avuto il merito di fermare la guerra. Ma questo era solo un punto d’inizio. Ora, nel contesto delle tensioni che ancora persistono, mi sforzo di ripetere che sarebbe ormai tempo di pensare seriamente a come costruire la pace. O meglio, a come costruire una pace giusta: una pace che garantisca, ai cittadini e ai popoli costitutivi, di vivere in armonia sociale, e di avere un ruolo nel Paese al meglio delle loro possibilità.

         Ebbene, per giungere a tale auspicata meta, sono convinto che, oggi soprattutto, in BiH ci sia bisogno di dialogo, e non di soluzioni imposte con la legge del più forte. C’è bisogno soprattutto di un dialogo che privilegi ciò che c’è in comune, anziché ciò che divide. Un dialogo che manifesti il sincero desiderio di lavorare insieme, e camminare insieme, con tutte le persone di buona volontà, in un’atmosfera di fiducia reciproca e di comune impegno per il futuro del Paese. 

        

         Mi rendo conto che questo non è facile, perché gli eventi del recente passato - quelli della guerra - sono ancora vivi nella memoria dei singoli e delle comunità. Questa è la grande sfida. Perciò, insieme al Card. Vinko Puljic e ai Vescovi della Conferenza Episcopale, cerchiamo di richiamare l’attenzione di tutti  sul fatto che bisogna anzitutto “purificare la memoria”. Bisognerebbe avere il coraggio e la determinazione di chiudere con il passato della guerra, e di mettere da parte i pregiudizi e i sospetti, che ancora persistono nelle relazioni tra i singoli e i popoli costitutivi.

         Personalmente ho fiducia in questo Paese, e ho fiducia nella gente di questo Paese. Anzi mi dispiace quando talvolta sento che qualcuno vorrebbe di nuovo mettere in discussione l’unità della Bosnia ed Erzegovina. A mio avviso, sarebbe assai meglio se tutti si mettessero all’opera con spirito nuovo e con sincerità d’intenzioni, per trovare le giuste soluzioni alle questioni che bisogna affrontare, anziché restare ancora divisi con barriere e steccati ereditati dal passato.


Distinte Autorità, Signore e Signori,

 

         In questo premio che oggi mi è conferito dall’Accademia Bonifaciana, e nel vostro interessamento per la BiH, trovo la conferma di un personale convincimento. E cioè: se durante gli anni scorsi la Nunziatura Apostolica ha potuto vedere anche qualche frutto del suo lavoro - tra l’altro,  due Accordi tra la Santa Sede e la BiH, e un altro con il Montenegro - ciò è stato possibile perché abbiamo trovato accoglienza cordiale e prezioso sostegno presso tante persone di buona volontà, oltre che sincera disponibilità a parecchi livelli. Questo ci sostiene e ci incoraggia ad andare avanti con lo stesso impegno e con lo stesso entusiasmo, nonostante i momenti di prova che talvolta si presentano. Il mio augurio, la mia speranza, la mia preghiera, è che - con il contributo di tutti - in BiH di nuovo possano finalmente prevalere il dialogo e l’armonia sociale; e che magari l’Accademia Bonifaciana  possa intraprendere opportune iniziative sociali ed umanitarie anche in questo travagliato Paese dei Balcani, come ha fatto in Libano, in Kosovo e in Albania.

     Grazie!

 

 
Card. Darío Castrillón Hoyos PDF Stampa E-mail

castrillon_34

Il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, già Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", è nato il 4 luglio 1929 a Medellín (Colombia).
Dopo aver frequentato i corsi istituzionali nei Seminari di Antioquia (Medellín) e di Santa Rosa de Osos, si è trasferito a Roma per frequentare la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la laurea in diritto canonico. Nello stesso periodo si è specializzato in sociologia religiosa, in economia politica ed in etica economica.
È stato ordinato sacerdote a Roma, il 26 ottobre 1952, nella Basilica dei santi Apostoli, per la Diocesi di Santa Rosa de Osos.

 
Card. William Joseph Levada PDF Stampa E-mail

Il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede,Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Arcivescovo emerito di San Francisco (Stati Uniti d'America), è un californiano di quarta generazione, nato a Long Beach, Arcidiocesi di Los Angeles, il 15 giugno 1936. Eccetto un intervallo di tre anni, quando la sua famiglia si trasferì in Texas, ha frequentato le scuole elementari e medie superiori a Long Beach, per poi entrare nel seminario nell'Arcidiocesi di Los Angeles.

 
P. CIRO BENEDETTINI, VICE DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE PDF Stampa E-mail

Premio Internazionale Bonifacio VIII

VI Edizione 2008

…L’organizzazione dell’Accademia è tutta in mano ai giovani...

Illustre Signor Presidente,

sento il dovere di esternarLe anche per iscritto la mia sincera gratitudine per il conferimento del Premio Bonifacio VIII 2008. Non è finta modestia ripeterLe che non ravviso nella mia vita quelle doti di eccellenza che motivano un premio così prestigioso. Ciò rende ancora più intensa la mia gratitudine nei confronti della Giuria e della Presidenza dell’Accademia Bonifaciana,così magnanimi nei miei confronti.

 
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Vita Accademica

IL COMM. DOTT. SANTE DE ANGELIS NOMINATO SENATORE ACCADEMICO ONORARIO DELLA ACCADEMIA INTERNAZIONALE MAURIZIANA

In occasione della cerimonia per la "Consegna dei Diplomi" ai nuovi sodali dell'Accademia Internazionale Mauriziana, il Rettore Barone Fabrizio Mechi e il Consiglio Superiore dell'Accademia ha conferito al Rettore Presidente dell'Accademia Bonifaciana Comm. Dott. Sante De Angelis, il titolo di Senatore Accademico Onorario.

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News

XII Corteo. Bulla a Cerchio (AQ)


Nel Comune marsicano di Cerchio, in provincia di L’Aquila, si è svolto nei giorni scorsi, il XII Corteo Storico che ha rievocato la “Bulla Indulgentiarum” di Bonifacio VIII (1300). Sono stati presenti all’evento – organizzata con precisione dall’Amministrazione Comunale cerchiese – i due Vice Presidenti del Consiglio della Regione Abruzzo,  il Presidente della Provincia aquilana Stefania Pezzopane, il Vicario Generale della Diocesi dei Marsi mons. Domenico Ramelli ed oltre trenta delegazioni di Comuni con rispettivi Gonfaloni. Tra gli interventi previsti ed attesi, quello del Presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni Cav. Sante De Angelis, che ha partecipato all’evento, insieme al Gonfalone della Città dei Papi, con la Polizia Municipale ed il Vice Commissario Prefettizio dr Marcello Zottola.
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Membri del Comitato Scientifico

Membri:
S.E. Rev.ma Mons. Alessandro D'Errico
S.E. Rev.ma Mons. Gaetano Bonicelli
S.E. Rev.ma Mons. Ennio Appignanesi
Mons. Vittorio Canciani
Don Giuseppe Strangio
Don Teodoro (Rino) De Paola
S.E. On. Hanna Suchocka
S.E. Cav. Dott. Zef Bushati

Amm. Sq. Paolo La Rosa
Gen. C.A. Giovanni Marizza
Gen. Div. Paolo Ruggiero
Gen. Div. Luigi Francesco De Leverano
Gen. Brig. Antonio Tomasi
Prof. Dott. Fabrizio Luciolli
Prof.ssa Sandra Sfodera
Gen. Brig. Dott. Gerardo Restaino
Gen. Birg. Dott. Eugenio Martis
Col. Dott. Mauro Fioravanti
Col. Dott. Gianfranco Fedele
Col. Dott. Luciano Zanelli
Col. Dott. Ascanio Silvestro
Col. Dott. Giancarlo Bonelli
Col. Dott. Tommaso Petroni
Padre Stefano De Fiores
Cap. Dott. Aldo Iorio
Cap. Dott. Francesco Torroni

Cav. Maestro Egidio Ambrosetti
Comm. Prof. Ludovico Quattrocchi
Avv. Dott. PierLudovico Passa
Suor Maria Eugenia Pavanetto
Cav. Dott. Toto Torri
Avv. Antonio Di Giulio
Avv. Marco Baffoni
Uff. Antonio Carbone
Cav. Prof. Dott. Gaetano D'Onofrio
Prof. Dott. Rocco Galasso
Prof. Dott. Enrico Fanciulli
Dott. Salvatore Pino
Dott. Gianluca Barile
Dott.ssa Elena Cartotto
Dott. Benedetto De Lorenzo
Ing. Tonino Severini
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Dott. Costantino Ferrara
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L'Accademia Bonifaciana, ha sede presso il palazzo di Bonifacio VIII di Anagni, da tre secoli custodito dalle Suore Cistercensi della Carità, venne edificato nel XII secolo e in origine appartenne alla famiglia dei Conti. Fu abitato da Papa Gregorio IX (Ugolino Conti) che il pri­mo settembre 1230 vi ospitò Federico II...  Leggi articolo

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